Purtroppo, questi sono anni calamitosi, nei quali più di qualche potenza e gruppo armato sono animati...
Il problema culturale della violenza sulle donne
Luigia Fortunato, Tania Sperindio, Dafne Rebaudo, Daniela Florea, Tania Terrin, Ornella Forastefano, Joanna Rouissi e Carmela Bifano: sono i nomi di otto donne che sono state uccise in quanto donne, dunque vittime di femminicidio (anche se, in alcuni di questi casi, è ancora da accertare). A queste si aggiungono anche altre donne che per lo stesso motivo hanno rischiato di morire, come a Torino e a Cagliari, e chissà quante altre di cui non sappiamo nulla.
Questo silenzio non è più tollerabile. Commuovono le immagini del 20 agosto a Camponogara, quando 300 persone si sono radunate per fare rumore per Tania, così come quelle del 23 agosto a Castelfranco, cittadina che nulla ha a che fare con i tragici incidenti di queste settimane ma che ha voluto riunirsi in solidarietà. Perché, anche se il Viminale lo scorso luglio ha pubblicato i primi dati relativi al 2026 del suo report “Omicidi volontari e femminicidi”, rivelando un impressionante quanto incomprensibile (e tutto da spiegare) -37% di femminicidi nel primo semestre, l’uccisione di una donna in quanto donna è solo la punta di un iceberg di violenza quotidiana, fisica, psicologica ed economica.
Intervista alla presidente del Cav Telefono rosa
Il Cav (Centro antiviolenza) Telefono rosa a Treviso è una realtà ormai consolidata con 38 anni di attività alle spalle e, come racconta la sua presidente, l’avvocata Stella Di Bartolo, “ne abbiamo vista di acqua passare sotto i ponti”. La loro esperienza parla di leggi che sono state introdotte e che si sono affinate, ma al tempo stesso di fondi e risorse che continuano a mancare per una adeguata e corretta esecuzione delle stesse. “Soprattutto mancano i mezzi per preparare adeguatamente il personale che opera, dunque forze dell’ordine, magistrati, avvocati, servizi sanitari e territoriali...” spiega l’avvocata. “Penso soprattutto alla violenza domestica nei casi in cui comprenda anche la gestione dei minori: qui si apre un mondo complicatissimo e poco attenzionato”.
Se le leggi si stanno pian piano affinando, ci sono miglioramenti nei numeri?
No, anzi, direi che il disagio sociale che è emerso negli ultimi anni e che sta aumentando ci porta ad avere molti contatti anche di donne che vivono profonde difficoltà personali dovute a disagio sociale, ad esempio mancanza di soldi, problemi di abitazione e di salute mentale. L’anno scorso abbiamo ricevuto 440 chiamate d’aiuto, nel primo semestre del 2026 siamo a 220, ma uno dei problemi resta il fatto che le donne spesso non si rendono conto di essere vittime di violenza: purtroppo, credono che sia la “normalità” del loro rapporto di coppia, e non parlo solo di donne straniere o in condizioni di disagio. E poi c’è la violenza economica, di cui è difficile rendersi conto, ma è paralizzante quanto quella psicologica”.
Quando se ne rendono conto e si rivolgono alle forze dell’ordine, però, non sempre la situazione si risolve. Il caso di Tania Terrin è stato particolarmente emblematico poiché aveva denunciato il suo assassino più volte, e le sue ex fidanzate sono state altrettanto vittime di violenza. Cosa non ha funzionato?
Probabilmente non lo sapremo mai, ma dal nostro osservatorio notiamo tante cose che potrebbero essere fatte in modo diverso. Tornerei sicuramente sul tema della formazione delle forze dell’ordine, ma non solo. A Treviso, per esempio, in Questura ci confrontiamo con un ufficio dedicato di persone molto preparate, ma sono in pochi. Quando una donna chiama le forze dell’ordine, qualsiasi pattuglia risponda dovrebbe essere in grado di affrontare la situazione, mentre al momento non è così. Si tratta di una competenza non solo tecnica, ma anche di predisposizione all’ascolto, un ascolto diverso rispetto alla vittima di un furto, perché le donne vittime di violenza spesso devono fare un percorso di consapevolezza prima interiore, e in questo devono essere accompagnate. Non è facile entrare in sintonia con queste donne, soprattutto se non si capisce cos’è la violenza domestica e di genere. Purtroppo queste richieste sono ancora viste come delle seccature, questioni da risolvere dentro la coppia.
Il problema quindi è culturale, e di conseguenza strutturale all’interno della società.
Esattamente, va affrontato a vari livelli, da tutti i protagonisti della società. Dobbiamo fare movimento culturale, far comprendere che siamo cresciuti in una cultura patriarcale e che ancora ci viviamo dentro. Anzi, quando incontriamo ragazze e ragazzi nelle scuole, sia medie che superiori, a volte ci spaventiamo di fronte alla loro impermeabilità al tema, di cui sentono parlare spesso, ma che non riescono a calare nei loro panni, e per questo vivono queste occasioni quasi con fastidio. Il problema è che non sono educati a riconoscere e gestire le proprie emozioni, cosa che si dovrebbe fare certamente a scuola, fin dall’asilo, ma anche in tutti gli altri contesti delle loro vite quotidiane.
Qual è l’aspetto che trova più preoccupante nei giovani?
Per esempio l’idea di controllo del proprio partner. Utilizzano in modo molto disinvolto la geolocalizzazione, sia maschi che femmine, e rimangono perplessi di fronte alla nostra contrarietà, non capiscono che i rapporti non si basano sul controllo ma sulla fiducia. E questo ovviamente è un problema soprattutto se non sanno gestire le proprie emozioni. Lo sappiamo bene, perché poi queste ragazze, minorenni o ventenni, arrivano da noi.
Ancora cronaca
E non solo le giovani. Proprio in questi giorni apprendiamo la notizia di un 55enne arrestato a Villorba per aver tentato di nascondere un gps all’interno dell’auto dell’ex fidanzata, una 40enne di Treviso. Sembra che l’uomo fosse già stato denunciato per stalking nei confronti della donna, solo poche settimane fa.
Intanto, sabato 29 agosto si tengono a Camponogara i funerali di Tania Terrin, per i quali il governatore del Veneto, Alberto Stefani, ha proclamato il lutto regionale.
Codici rosa
Il caso emblematico di Tania Terrin, in questi giorni, ha moltiplicato le richieste d’aiuto ai cav e ai servizi territoriali.
Ai presidi ospedalieri dell’Ulss2 è possibile accedere con apposito codice rosa, richiesto all’arrivo in pronto soccorso o attraverso la telefonata al 118.
Nel 2025 sono stati 615 tra Treviso, Oderzo, Conegliano, Vittorio Veneto, Castelfranco e Montebelluna, in aumento rispetto all’anno precedente; i dati sui primi sei mesi del 2026 parlano già di 256 accessi.



