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Biancade, tornano i colori del Settecento concluso il restauro del dipinto “La fede”

L’opera di Francesco Zugno, di nuovo in chiesa ufficialmente il 19 maggio, durante una messa presieduta dal Vescovo

Niente oro o stucchi colorati, niente marmi rococò e pareti coperte di tele e affreschi. La storia della chiesa di San Giovanni Battista in Biancade, è secoli di memoria silenziosa della vita passata, eredità di fede e devozione di un’antica comunità di gente semplice. Una piccola storia nella quale il tempo si è accumulato, stratificato, è diventato notevole, ha sofferto, è stato dimenticato. L’edificio attuale, che gli storici datano dal 1492, nonostante gli interventi occorsi nei secoli, continua a presentare un’unica navata, con cinque altari; nell’angolo sinistro dell’ingresso resta un antico fonte battesimale.

L’altare maggiore insiste sul fondo dell’abside, che a sua volta potrebbe essere parte di un più antico edificio. Ad attrarre il fedele è lo sguardo di Maria, che tiene in braccio il bambino e dei santi. Si tratta della Sacra conversazione, a firma di Paris Bordon. Un eloquente fermo immagine, un racconto in un morbido cerchio di tessuti nei toni del rosso e del verde attraversato dalla linea che mette in relazione i due bambini, il precursore e il Messia. Il rosso che il pittore aveva “imparato” dal Tiziano, suo maestro a Venezia nei primi anni di formazione, il verde, molto presente nei lavori a soggetto sacro del Bordon, nella invadente tenda verde che si vuole omaggio a Giorgione.

Invece, dentro una cornice ottagonale che rimanda all’ottavo giorno, il giorno senza tramonto, “l’allegoria della fede” squarcia il catino absidale. La tela è opera del veneziano Francesco Zugno, che intorno alla metà del Settecento lavorò anche nella chiesa di Ognissanti, a Roncade. Il dipinto rappresenta una giovane donna, con volto e occhi rivolti in alto, che regge un ostensorio e la croce; di fianco, un angelo tiene corona d’alloro e palma; un altro angelo, di schiena, l’aiuta a reggere la croce.

Fa riflettere come ciò che noi consideriamo spesso solo opera d’arte che decora il luogo sacro, sia stato pensato e realizzato come compendio di catechesi ed esegesi per i nostri padri i quali, magari, a mala pena sapevano leggere e scrivere, ma ben imparavano dalle immagini, specialmente se dotate di “bellezza”.

Nel registro cassa della chiesa di Biancade, nel 1752, è annotato il pagamento al pittore “per il quadro posto sopra ilo cielo’’. Come non accarezzare l’ipotesi di una volta di presbiterio già colorata di azzurro, a simulare quel cielo al quale dovevano guardare i fedeli perché sconfinato, incontenibile, immenso, colorato, esperienza di infinito!

Anni di fumo, grasso di cere e polvere si sono accumulati sui colori, anni di umidità e siccità hanno sollecitato il tessuto, deformandolo, mentre i chiodi arrugginiti hanno provocato lacerazioni e reso precario il fissaggio. L’importante compromissione dell’opera è stata, quindi, confermata da un puntuale sopralluogo ravvicinato.

Un parziale, ma importante contributo per le spese ha permesso di considerare il restauro della tela. Con la supervisione della Soprintendenza e dell’Ufficio arte sacra della Diocesi è stata staccata dal soffitto e trasportata nel laboratorio di restauro di Edda Zonta, in quel di Borso del Grappa. Concluso il restauro finalmente, con la tela ottagonale, tornano a San Giovanni Battista i colori del passato.

Torna il chiarissimo e luminoso azzurro del cielo; torna l’arancio della nuvola: nostalgia, malinconia, desiderio; torna la donna vestita di bianco cangiante: gesti estatici su un corpo reale; torna il verde chiarissimo dell’alloro e della palma: colore della primizia e della promessa di futuro; torna il disegno scuro e geometrico della croce e quello brillante, elaborato ed elegante dell’ostensorio come in un continuum che la trasfigura; torna il rosa paffuto e irriverente degli angioletti; torna il grigio della porzione di nuvola scura: forse il dubbio.

L’ultimo secolo di dominio della Serenissima ha lasciato in chiesa un’importante traccia di arte: sono del Settecento anche le tele degli altari laterali opere di Morlaiter, Litterini, e di un anonimo autore che raffigura un orante beato Enrico. Le canne dell’organo Moscatelli, mantenute nel successivo strumento, incantano i tessuti veneziani, prima, e francesi, poi, dei parati liturgici conservati.

Il ritorno di ‘’La fede’’ a Biancade sarà anche occasione per riscoprire i tesori ereditati, compresa S. Maria di Castello dove è in corso un importante restauro, che ha già portato alla luce affreschi del Cinquecento e recuperato ai suoi colori originali un altare ligneo del Seicento, di rara bellezza. La riconsegna ufficiale dell’opera alla comunità sarà sancita nella celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Michele la domenica di Pentecoste, 19 maggio, alle ore 18.30.

Due serate per approfondire la fede

Il tesoro più importante, anche a Biancade, è ancora da ritrovare: quella fede che ci è stata trasmessa dai nostri padri e che con fatica riusciamo a individuare nel nostro vissuto. Viene alla mente la domanda che Dio ha rivolto ad Adamo nel paradiso terrestre mentre lo cercava: “Dove sei?” Con l’aiuto di Paola Bignardi (nella foto), pedagogista, già presidente dell’Azione cattolica italiana, lunedì 27 maggio alle ore 20.30 in chiesa a Biancade, ci sarà l’occasione per invitare, specialmente i più giovani, a rivolgere la domanda: “E tu, Dio, dove sei?”

In precedenza, lunedì 13 maggio alle 20.30, in chiesa, sarà don Paolo Barbisan a guidare i presenti nella ricomprensione artistica e simbolica dell’ottagono, per introdurli a uno squarcio di bellezza da contemplare, mentre la restauratrice presenterà il lavoro fatto su “La fede” (vedi articolo in alto). (C.P.)

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