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Campocroce di Mogliano, con Laurels Apron la moda è “ecologica”
Resistenti e sostenibili, ma anche semplici ed essenziali, come la canapa dei loro capi. Quando hanno cullato il loro sogno di impresa, in piena pandemia, Laura e Paolo non potevano immaginare dove sarebbero arrivati. Entrambi con occupazioni interessanti, dentro di sé cullavano in realtà il sogno di fare qualcosa su misura, in linea con il loro stile di vita e la loro sensibilità.
“Abitavamo a Milano. Il mio compagno, Paolo Dal Moro, a quel tempo era impiegato nel settore commerciale di una grande azienda, io invece lavoravo nella moda, nel comparto del lusso - racconta Laura Piasentin -. Esattamente un mese prima che scoppiasse la pandemia, io mi ero licenziata, desideravo qualcosa di diverso. Dopo lo sconforto, il lockdown fu la nostra occasione imperdibile per focalizzarci, mettendoci testa e cuore, su quello che volevamo davvero fare da grandi”.
Fu così che, nel 2022, nacque il brand di abbigliamento sostenibile Laurels Apron, oggi con sede alla Filanda Motta di Campocroce di Mogliano Veneto. Nella denominazione del marchio ci sono l’alloro, che è anche la radice del nome Laura, con richiamo alla natura e al biologico, e il grembiule, in canapa, che è stato il primissimo modello dal quale Laura e Paolo sono partiti e che continua a rappresentare la loro produzione, ispirata alla naturalezza e al rispetto ambientale. “Il grembiule Roundneck ha una linea essenziale, originale e riconoscibile, con un incrocio sulla schiena - spiega Laura, - lo abbiamo pensato come grembiule di lavoro, per quelli che chiamiamo i nostri artigiani contemporanei. Prima di disegnarlo, raccogliemmo le storie di molti creativi, andando a intervistarli direttamente nei loro laboratori, per capire di cosa avessero bisogno. Da parte nostra, cercammo una proposta esteticamente elegante, che rendesse conto della bellezza del gesto creativo degli artigiani, comoda per vestibilità, sostenibile nei materiali e nella fattura, il tutto made in Italy. Dopo di quel modello, abbiamo aggiunto alla nostra produzione altri capi di abbigliamento, sempre dal gusto semplice e minimale, pensati per lo più per clienti consapevoli, che condividono i nostri stessi valori”.
Perché la scelta proprio del tessuto in canapa? “Perché tra le fibre naturali è la più sostenibile (coltivazione con alta resa al mq, non richiede uso di pestidici o diserbanti, ha bisogno di poca acqua, arricchisce di azoto il terreno), è la più resistente, è facile da lavare, con l’uso diventa sempre più morbida e confortevole, è termoisolante e traspirante”.
Partita dalla cucina della piccola casa di Milano, due anni fa la coppia è tornata in Veneto, dove ora ha la sua base creativa e logistica a Campocroce. La vendita è esclusivamente online, tramite un e-commerce aziendale; la filiera di produzione è corta, tutta concentrata fra le province di Treviso, Venezia, Padova e Vicenza. “Partiamo dall’acquisto e tessitura del filo, canapa mista a cotone, ottenendo tessuti che rispondono alle nostre esigenze, per arrivare alla confezione, alla tintura e alla stiratura dei capi”.
Un plus del marchio, è sicuramente la filosofia ecologica dei due giovani imprenditori, che la narrano attraverso una newsletter, “Racconti dalla Filanda”, e un blog, “Germogli”, dedicato alla scoperta di piccoli business creativi come il loro.
La soddisfazione più grande? “Essere riusciti ad arrivare ancora più in là di dove l’avevamo sognato, crescendo parecchio e mettendoci sempre il cuore”.



