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Castelfranco: già attiva la Casa di comunità, presto la sede definitiva
Anche la Casa di comunità di Castelfranco Veneto è entrata nella fase operativa, andando a realizzare uno dei tasselli più significativi della nuova sanità di prossimità. Nei primi giorni di luglio la neocostituita Giunta comunale ha effettuato un sopralluogo negli spazi del padiglione K dell’ospedale, dove il servizio è attivo, in attesa del trasferimento nella sede definitiva dell’ex SerD, la cui consegna dei lavori è prevista proprio in queste settimane. Un passaggio che segnerà la partenza completa del presidio.
A oggi, la Casa di comunità ha già attivato tutti i servizi obbligatori previsti dal Dm 77: il Punto unico di accesso al mattino, un medico presente 24 ore su 24 per 7 giorni alla settimana, l’infermiere di famiglia e comunità e l’assistente sociale. Si tratta della dotazione minima, che garantisce continuità assistenziale e intercettazione precoce dei bisogni, soprattutto per le persone fragili e per chi convive con patologie croniche. La sede, inoltre, dispone, di diagnostica di primo livello: ecografo, holter cardiaco, apparecchi per esami di base e un punto prelievi per gli accertamenti ematici. Strumenti che consentono di gestire direttamente sul territorio una parte significativa delle richieste cliniche che, fino a oggi, finivano per gravare sull’ospedale.
“Qui confluiscono le prestazioni a bassa complessità e i pazienti cronici, con l’obiettivo di ridurre l’accesso improprio al pronto soccorso, intercettando le situazioni prima che si acutizzino”, spiega il direttore del Distretto di Castelfranco, Alberto Gamba, sottolineando come la nuova sede rappresenti un’evoluzione nel paradigma di gestione della salute pubblica. L’idea è quella di costruire un presidio capace di seguire il cittadino nel tempo, evitando che piccoli segnali di peggioramento si trasformino in emergenze.
“I servizi sanitari ospedalieri e territoriali della castellana sono un tema fondamentale per questa Amministrazione che ha già avuto diverse interlocuzioni - commenta Claudio Beltramello, neo assessore della Giunta Ghimenton -. Rispetto al territorio, siamo contenti dell’avvio della Casa della comunità: ora la preoccupazione e l’impegno è comunicare con chiarezza ai cittadini quando e come riferirsi a medico di base, pronto soccorso o Casa di comunità. Inoltre, l’auspicio è che si trovi a livello regionale un accordo con i medici di medicina generale, perché possano dare il loro contributo attivo a questo nuovo servizio”.
Il caso castellano si inserisce nel quadro più ampio dell’Ulss 2 Marca trevigiana, che entro il 30 giugno ha rispettato la scadenza fissata dal Pnrr, attivando 15 Case di comunità in tutta la provincia di Treviso. Un risultato che segna l’avvio concreto della riforma nazionale della sanità territoriale, pensata per alleggerire gli ospedali e rafforzare la presa in carico vicino ai luoghi di vita delle persone. Contestualmente, la Regione ha attivato anche il numero unico 116117, per bisogni non urgenti.
Castelfranco, in questo scenario, avrà un ruolo specifico grazie alla collaborazione con alcuni reparti chiave dell’ospedale: Cardiologia (guidata dal dott. Cernetti), Endocrinologia, Nefrologia e Pneumologia. L’obiettivo è creare un polo integrato che permetta ai pazienti di essere seguiti in modo continuativo, con percorsi condivisi tra specialisti e professionisti territoriali.
La sede definitiva della Casa di comunità - un edificio ristrutturato di oltre mille metri quadrati, finanziato con 1,65 milioni di euro di fondi Pnrr - ospiterà 12 ambulatori specialistici, una sala polifunzionale, spazi per l’accoglienza e aree dedicate alla presa in carico multidisciplinare. Una struttura moderna, pensata per essere accessibile e vicina ai cittadini, dove la dimensione sanitaria si integra con quella sociale.
“È un percorso importante dentro un cambiamento epocale della sanità. La Casa di comunità si colloca tra il medico di base e l’ospedale, offrendo ai cittadini un servizio integrato, puntuale e multidisciplinare”, aggiunge Gamba, evidenziando come il nuovo modello non sia solo un ampliamento dell’offerta, ma una trasformazione culturale.
Con l’avvio dei servizi e il prossimo trasferimento nella sede definitiva, Castelfranco Veneto attiva, dunque, un presidio capace di rispondere ai bisogni quotidiani dei cittadini e di anticipare le criticità prima che diventino emergenze.



