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Ricostruita a Giavera del Montello un’aula scolastica degli anni Cinquanta

L’inizio di un percorso di vita
19/01/2026

I racconti del passato, le memorie narrate dai nonni si materializzano nella mostra dedicata a un’aula scolastica degli anni ’50, inaugurata a Giavera del Montello proprio in quella che fu la sede della scuola elementare.

La vecchia lavagna? C’è e riporta le battaglie a suon di cancellino e gessetti in assenza del maestro che, rientrato in classe, con la sola presenza trasformava la baraonda in un silenzio tombale. Ci sono i vecchi banchi di legno, più e più volte incisi dagli scolari più irrequieti, macchiati di quell’inchiostro che non aveva alcuna pietà, nemmeno per i quadernetti. In ogni banco il calamaio di vetro, colpevole di tanti incidenti, è pulito e trasparente, ma gli scolari più coraggiosi ci soffiavano dentro, quand’era ben colmo di inchiostro, per mostrare, poi, la faccia nera; e c'era anche chi lo vuotava e lo riempiva d’acqua, mandando su tutte le furie l’insegnante che, senza perdersi d’animo, passava minaccioso, di banco in banco, con la “caniviera” in mano.

Pennino e calamaio erano gli incubi dei bimbi seduti con un fiocco di carta crespa da spalla a spalla e grembiule nero: erano essi a macchiare le dita che andavano a insudiciare le pagine del quaderno con le tabelline in copertina, quelle ostiche tabelline che dovevano sapere a memoria. Macchie e tabellina: cause del castigo che costringeva, prima o poi, la maggior parte degli scolari al banco “degli asini”, l’ultimo in fondo, staccato dagli altri e senza compagno al fianco. Sopra un banco, la cartella di cartone va ancora fiera del ruolo avuto. C’era chi la prendeva a calci con le punte delle scarpe rinforzate da un pezzo di latta e c’era chi se l’era trovata in acqua, nel fosso. Difficile il recupero per il malcapitato. La vedeva passare sotto il ponte senza poterla catturare e una volta riavuta tra le mani, con il cuore in gola, la apriva per trovare l’inchiostro delle parole diffuso ovunque, anche nel libro di lettura. Resisteva soltanto l’astuccio in legno. E Dio sa quante sberle dai genitori a casa e quanti castighi, mai però l’attesa minaccia: “Domani non vai a scuola”.

Nell’esposizione di Giavera, dopo aver osservato banchi, sedie e altro arredo, lo sguardo si blocca sui certificati e sulle pagelle con i nomi dello scolaro, del direttore didattico e dell’insegnante. Figure quasi mitiche, persone che hanno contribuito a diffondere la cultura di base, l’inizio di un percorso nella comunità e nella vita.

Tempi di severità forse eccessiva, tempi di classi con una quarantina di bimbi da tenere a bada, abituati a correre tra i campi, saltare i fossi, cacciare i nidi. Gli stessi ragazzini dovevano portare al pascolo le mucche, raccogliere l’erba, aiutare nella stagione del raccolto. Visitare la mostra, significa riallacciarsi al passato per apprezzare il presente, conoscere la fatica e la gioia dei bimbi di allora e indirizzare le scelte di oggi. Andare a scuola costava sacrificio, significava percorrere a piedi anche chilometri di strada, sotto la pioggia, a volte la neve, per arrivare in un’aula fredda e piena di fumo della stufa a legna. La mostra, organizzata dal circolo Acli, nel Centro anziani, chiude il 31 gennaio. Visite dal lunedì al mercoledì 10-12 e 14.30- 17.30; sabato 10-12.

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