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Preghiere per un mondo gravato da 65 conflitti, a S. Maria della Vittoria il rosario dell’Ac

Emozioni, ricordi, riflessioni si sono accavallati fino ai momenti di meditazione, con un naturale flashback alle origini di quella chiesa sul Montello voluta dalla popolazione e dal vescovo Longhin. Diventata Santuario nel 1949, venerdì sera ha accolto i fedeli: piccole luci in movimento nell’oscurità, foriere di cieli più limpidi
23/10/2026

Venerdì 16 ottobre alle 20.30, il punto più alto del Montello era illuminato di una doppia luce: quella del firmamento e quella del santuario di Santa Maria della Vittoria dedicato alla Vergine. Si è poi acceso lo scintillio di telefonini e fiaccole dei partecipanti al rosario per la pace promosso dall’Ac del vicariato di Nervesa della Battaglia, con partenza dal bosco nel buio della notte, stessa oscurità portata dagli oltre 65 conflitti nel mondo, il numero più alto dalla Seconda guerra mondiale. Emozioni, ricordi, riflessioni si sono accavallati fino ai momenti di meditazione, con un naturale flashback alle origini di quella chiesa sul Montello voluta dalla popolazione e dal vescovo Longhin. Diventata Santuario nel 1949, venerdì sera ha accolto i fedeli: piccole luci in movimento nell’oscurità, foriere di cieli più limpidi. Don Dionisio Rossi ha introdotto e avviato il cammino della speranza, affidando poi a don Michele Pestrin, parroco di Povegliano, Santandrà e Camalò, l’accoglienza dei fedeli. Suggestivo l’ingresso tra tappe dedicate alle letture, silenzi, musica e cori quasi sommessi. Senza la frenesia del quotidiano, la chiesa illuminata a giorno - uno splendore ha accolto tutti. La sapiente regia dei sacerdoti e dei promotori Ac ha reso la serata uno strumento di quella fede che non viene meno, nonostante le apparenze, nonostante i tanti vuoti. La vera salvezza fiorisce proprio nella fiducia in Chi ha creato il mondo nella pace e, pur trovandolo gravato da un macigno di guerre infinite, continua a tessere il suo disegno di salvezza. La luce viva era puntata sull’Ostensorio mentre un chiarore flebile accarezzava la navata in un silenzio a volte cullato dalla musica appena percettibile: un contrasto magnetico che ha restituito vigore all’anima e voglia di continuare a credere negli insegnamenti di Colui che nulla distrugge. Ma rigenera. Quel clima di introspezione ha raggiunto il massimo quando ognuno ha scritto la propria preghiera e si è alzato per metterla in un cestino ai piedi dell’altare. In quel momento, le distanze tra il dramma dei conflitti nel mondo e la pace desiderata e cercata, si sono annullate. Al termine un canto festoso si è diffuso: altra luce catturata in chiesa, da portare fuori.

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