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Trevignano: incontro della collaborazione pastorale sulla chiesa di domani

Quattro comunità parrocchiali con una strada da percorrere insieme: incontro con mons. Ezio Falavegna

Quattro comunità parrocchiali, con una strada da percorrere insieme, riniti in assemblea domenica 11 ottobre, aiutati nella riflessione da mons. Ezio Falavegna, docente di Teologia pastorale alla Facoltà Teologica del Triveneto e parroco della Cattedrale di Verona, per un tempo di ascolto e confronto in preparazione alla visita pastorale del vescovo Michele.

Alcune considerazioni sono state provocazioni importanti: la Collaborazione pastorale, non è semplicemente una risposta organizzativa alla diminuzione delle risorse o alla presenza di un numero minore di sacerdoti. È, prima di tutto, un’esperienza nuova di Chiesa, che invita a ripensare il modo di vivere la fede e la missione. La domanda decisiva, quindi, non è soltanto «come si fa?», ma «come possiamo essere una Chiesa che annuncia e testimonia speranza, qui e ora?» e ulteriormente: «A chi non stiamo arrivando?».

Diventare “Chiesa in uscita” vuol dire anzitutto uscire da se stessi e rivedere abitudini consolidate, superare le chiusure e imparare a sentirsi parte di una comunità più ampia, senza perdere il valore delle singole parrocchie. Questo ci richiede un cambiamento di mentalità. Il relatore ha indicato tre passaggi fondamentali: dalla difesa di ciò che esiste alla ricerca di ciò che serve; dalla delega alla corresponsabilità; dalla collaborazione occasionale alla costruzione di un progetto pastorale condiviso, con responsabilità definite e verificabili. La domanda da cui partire è concreta: a chi non stiamo arrivando? Non tutto ciò che si è sempre fatto deve necessariamente essere mantenuto allo stesso modo. Le attività pastorali vanno valutate alla luce della missione, chiedendosi quali siano davvero necessarie, quali possano essere condivise tra le parrocchie e quali, invece, possano essere ripensate profondamente.

In questa prospettiva, mons. Falavegna ha ricordato la dignità battesimale di ogni cristiano: la responsabilità della missione non può essere delegata esclusivamente al sacerdote. Il ministero del parroco rimane essenziale, ma deve essere accompagnato dalla corresponsabilità di tutti, secondo i propri ruoli, le competenze e le disponibilità.

La Chiesa è chiamata a tenere insieme annuncio del Vangelo e carità, perché una comunità diventa famiglia quando sa riconoscere i bisogni delle persone e rendersi presente nella vita di chi incontra.

Si è parlato di giovani, di come raggiungerli nei luoghi in cui si trovano, perché ci sono, ma non necessariamente nelle nostre Chiese. Da qui l’invito a interrogarsi sulla capacità della comunità cristiana di andare loro incontro, ascoltarli e trovare modi nuovi per avvicinarli.

L’assemblea non ha offerto soluzioni immediate a tutte le questioni aperte, ma ha indicato una direzione: passare dalla semplice vicinanza organizzativa a una vera comunione di intenti, capace di tradursi in scelte condivise e concrete.

Per camminare insieme, infatti, non serve pensare tutti allo stesso modo, né uniformare le quattro comunità. Significa riconoscere la ricchezza delle differenze e mettere in comune responsabilità, risorse e desideri, lasciandosi guidare dalla missione evangelica.

La Chiesa di domani, non è soltanto una realtà da immaginare: è già presente nelle persone, nelle domande e nelle possibilità che abitano le comunità di oggi. Il compito è riconoscerla, darle spazio e contribuire tutti a farla crescere.

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