Scuola e violenza
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Un gruppo di otto amici trevigiani decide di intraprendere un pellerinaggio di dieci giorni compiendo 233 chilometri a piedi, basandosi su un itinerario guida scritto da Paolo Spolaore, sulle orme del beato Enrico da Bolzano, partendo appunto dalla sua città natale, dove è custodita una sua reliquia, fino a Treviso, dove il suo corpo è sepolto.
Un pellegrinaggio sulle tracce del beato Enrico da Bolzano, 233 chilometri a piedi in dieci giorni, da Bolzano a Treviso. È il percorso che hanno fatto insieme un gruppo di amici trevigiani, otto in tutto (Lucia, Giulia e Beppe, Giampietro e Giuliana, Silvana, Lucia con Bruno), dal 3 all’11 agosto.
“Per una felice coincidenza – raccontano i protagonisti – il nostro pellegrinaggio è stato sulla medesima direzione che percorrerà fra qualche settimana il nuovo vescovo di Treviso, Michele Tomasi. Ma l’abbiamo progettato in tempi non sospetti, già a gennaio. Nel nostro cammino lo abbiamo molto pensato e abbiamo pregato per lui, tanto più che il percorso è iniziato con una messa nel duomo di Bolzano, dove è custodita una reliquia di Enrico e dove abbiamo ricevuto una benedizione del parroco, e si è concluso nel duomo di Treviso, dove il Beato è sepolto e dove abbiamo partecipato alla messa celebrata dal parroco, don Giorgio Riccoboni”.
I pellegrini si sono ispirati nel loro itinerario a una guida scritta da Paolo Spolaore, dal titolo “Il cammino del Beato Enrico. Da Bolzano a Treviso fino alla laguna di Venezia”, che racconta di questo umile boscaiolo, vissuto fra il 1200 e inizi del 1300, coniugato, che dal Tirolo si trasferì dapprima a vivere con moglie e figlio a Biancade; in seguito, rimasto solo, fu mendicante per le vie di Treviso, dedicandosi intensamente alla preghiera e alla penitenza. Qui si fece conoscere come “il banchiere di Dio” e per l’ampia rete di carità che seppe creare. Per tutta la giornata, infatti, Enrico mendicava in giro per la città, la sera condivideva quello che aveva raccolto con i tanti poveri che pullulavano a quel tempo a Treviso, facendosi molto amare per la sua bontà e il suo comportamento, compresi i prodigi che furono attributi alla sua intercessione. Oggi il Beato Enrico è venerato come patrono della città di Bolzano.
Le tappe giornaliere del pellegrinaggio degli amici trevigiani prevedevano una media di circa 30 chilometri di cammino, inizialmente lungo le ciclabili dell’Oltreadige e dell’Adige, poi per un tratto considerevole sulla ciclabile del Brenta in Valsugana, compreso un trasferimento in treno da Bassano a Castelfranco Veneto, per poi arrivare a Treviso, ancora a piedi, percorrendo la ciclopedonale Treviso-Ostiglia. I pernottamenti erano programmati in ostelli oppure nelle foresterie di conventi e monasteri, i pranzi frugali, preparati con l’aiuto di una macchina di supporto. La giornata-tipo dei pellegrini prevedeva la sveglia e colazione, spesso la partecipazione alla messa, la partenza intorno alle ore 8.30, una pausa per il pranzo, la visita a luoghi significativi lungo la via, la cena e poi la compieta serale, con una riflessione sulla santità nella vita odierna a partire dall’esortazione apostolica “Gaudete et exultate”. “Tanti i momenti belli vissuti insieme – hanno raccontato al loro rientro – abbiamo sperimentato la Provvidenza nelle piccole cose e nei gesti quotidiani, abbiamo goduto della generosa accoglienza lungo il cammino. Abbiamo amato la lentezza, la bellezza dei panorami e della natura, abbiamo gioito per i silenzi e anche per le lunghe chiacchierate, ci siamo appassionati alla figura del Beato Enrico, questo santo semplice, poco conosciuto, eppure una persona bella che abbiamo cercato di raccontare anche a chi abbiamo incrociato nel nostro percorso. Insomma, siamo tornati a casa più ricchi e con la voglia di continuare a camminare”.