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Treviso, Istituto comprensivo 4: tempo integrato verso l’uniformazione, ma non tutti i genitori sono contenti

Mentre negli altri Ic cittadini sono gestiti da un unico soggetto, qui, negli anni, sono stati i genitori a strutturare il doposcuola, pensato “in maniera sartoriale” per andare incontro alle esigenze dei nuclei familiari
30/01/2026

La vicenda delle scuole Fanna a Treviso e in generale di tutto l’Istituto comprensivo 4 accende i riflettori sulla gestione del tempo integrato, ovvero il servizio pomeridiano non scolastico delle scuole primarie e secondarie di primo grado, quello che una volta chiamavamo “doposcuola”. Per la prima volta, a seguito della nuova normativa sugli appalti, sarà gestito dal Comune, per conto degli Istituti comprensivi, che se ne riservano la parte di valutazione.

La vicenda delle Fanna

Diversamente dagli Istituti comprensivi 1, 2, 3 e 5 di Treviso, dove il tempo integrato è affidato, con un unico bando, a una stessa cooperativa, le tre scuole dell’Ic 4 hanno, fino a ora, visto una gestione che le realtà incaricate del servizio definiscono “più sartoriale”. Alle Volta (lungo la Restera) c’è la stessa cooperativa presente negli altri istituti, ovvero Comunica, che però opera lì da qualche anno su diretta richiesta da parte del comitato genitori; alle Ciardi, sempre a Fiera, c’è Oltrefiera, anch’essa attiva da molti anni, e alle Fanna di Selvana la Canguro fan, che gestisce il tempo integrato dal 1994. La dirigente scolastica dell’Ic 4, Doriana Renno, ha fatto una manifestazione d’interesse per includere le sue scuole nella partecipazione all’unico bando di gara per il tempo integrato, indetto quest’anno dal Comune di Treviso e che affiderebbe a un’unica realtà tutte le scuole degli istituti cittadini. Da oltre un mese, i genitori delle Fanna sono insorti e tuttora degli striscioni campeggiano fuori dalla parrocchia di Selvana con scritto “Non toccate il nostro doposcuola!”. Giovedì 29 gennaio la riunione del Consiglio d’istituto che vota definitivamente in materia.

Servizio di comunità

Gli operatori e le operatrici di Canguro fan ne fanno una questione di comunità e di continuità: “Dicono che tutti i doposcuola siano uguali e che le persone non scelgano la scuola dei figli in base a questo servizio. Noi non siamo d’accordo”, spiega con decisione Marco Schio, presidente dell’associazione. “Siamo nati nel 1994 da un gruppo di genitori parrocchiani perché la scuola non aveva il tempo integrato: all’epoca avevamo 15 bambini, oggi sono 107 su circa 150 iscritti: i tempi sono cambiati, anche le mamme lavorano e le richieste aumentano. Per questo collaboriamo con il nido e la scuola d’infanzia Cristo Re, sempre della parrocchia di Selvana: i bambini che arrivano alle Fanna passano quasi sempre da lì, o hanno fratelli e sorelle lì. Per i genitori, avere scuola materna ed elementare con gli stessi orari non è cosa da poco; inoltre, come ci hanno detto loro stessi a seguito di un sondaggio che abbiamo voluto sottoporre nelle scorse settimane, in molti casi i nostri operatori risultano l’unico elemento di continuità in cinque anni di maestri e maestre che, invece, vanno e vengono”. Se si chiede a Marco Schio perché non provare a partecipare al bando comunale, la risposta è molto semplice: “Siamo nati per questa comunità e la nostra sola ambizione è di continuare a lavorare per questa comunità. Tempo fa ci era stato proposto di operare anche in altre scuole, ma siamo troppo piccoli e non è nel nostro interesse. Se il Consiglio d’istituto vota per partecipare al bando comunale, chiuderemo l’associazione, o ci reinventeremo completamente”.

Un bando d’interesse

D’altro canto, la dirigente scolastica ne fa una questione di semplificazione burocratica (in un momento in cui le segreterie delle scuole sono oggettivamente sovraccaricate), poiché, in base al codice appalti, non è più possibile procedere a singole convenzioni; e di assunzione di responsabilità. Il bando, però, può fare gola all’esterno, con il risultato che il tempo integrato venga affidato a realtà lontane dal territorio. A chi “accusa” la cooperativa Comunica di essere avvantaggiata in questa operazione, visto che già gestisce i tempi integrati degli altri quattro Ic cittadini, il presidente, Matteo Marconi, ricorda che tutto dipende da come verrà strutturato il bando, che è nazionale, perché la cifra è importante (attorno al milione di euro): “Più è sartoriale e meno può interessare alle cooperative in materia di educazione che sono molto più grandi di noi e che stanno in Friuli e in Emilia Romagna. Anche qui attorno ce ne sono di più grosse rispetto a noi, che, comunque, siamo cresciuti tanto in questi anni a Treviso. Quelle presenti all’Ic 4 sono belle realtà, capisco benissimo quanto stanno facendo i genitori, al loro posto le difenderei anche io. Però bisogna anche considerare il punto di vista della dirigente, che si assume una responsabilità più elevata rispetto all’affidamento d’incarico tramite il bando unico del Comune”. Ma allora è vero che i tempi integrati devono essere tutti uguali? “No, è giusto che a ogni Consiglio d’istituto sia lasciata un po’ di autonomia, perché ogni scuola ha bambini diversi con necessità diverse su orari, tipologie di laboratori ecc. Bisognerà vedere come sarà fatto questo bando”. Tra febbraio e marzo dovremmo avere risposta a questa domanda. (Giorgia Favero)

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