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Treviso: omaggio a don Dinale a 100 anni dalla nascita

Giornata di celebrazioni ufficiali, a partire dalla messa delle ore 10, durante la quale sarà scoperta una lapide nella “sua” chiesa, che aveva salvato dallo “scivolamento” nel Sile. Alle 11.30 gli sarà dedicata la piazzetta tra l’asilo e viale Pasteur, alla presenza del sindaco e delle autorità.

Un parroco umile, che ha saputo aggregare, formare, sostenere, restando “povero”. Sant’Antonino ricorda così don Giuseppe Dinale, pastore della comunità dal 1962 al 1997, che il 30 novembre avrebbe compiuto 100 anni. Lo farà domenica 2 dicembre con una giornata di celebrazioni ufficiali, a partire dalla messa delle ore 10, durante la quale sarà scoperta una lapide nella “sua” chiesa, che aveva salvato dallo “scivolamento” nel Sile. Alle 11.30 gli sarà dedicata la piazzetta tra l’asilo e viale Pasteur, alla presenza del sindaco e delle autorità. Alle 12 nel salone dell’asilo a lui intitolato si aprirà una mostra fotografica. A seguire, un brindisi e il pranzo nelle strutture parrocchiali di Conscio.
Don Giuseppe Dinale nacque a Castello di Godego, ultimo di 7 fratelli. A 10 anni entrò in Seminario, aiutato nel pagamento degli studi da una nobildonna benefattrice. Fu ordinato sacerdote il 5 luglio 1942, negli anni difficili della guerra; fu cappellano a Santa Bona, Pero, Robegano, Fossalta di Trebaseleghe, Mogliano, prima di venire nominato arciprete a S. Antonino il 10 aprile 1962; qui è rimasto fino al 1° ottobre 1997, quando è stato accolto da don Tiziano Ferronato a Quinto. E’ mancato il 15 ottobre 2008; è tumulato a Istrana, dove ancora risiedono i nipoti.
“Persona buona, generosa, umile, scherzosa, portata al dialogo e disinteressata ai beni terreni, fossero anche i suoi vestiti – così lo descrive don Roberto Maccatrozzo, attuale parroco di Casier e Sant’Antonino -. Lo rammentiamo abbigliato con la solita tonaca sdrucita, cucita e rappezzata in ogni parte: sembrava trascurato. In realtà, non dava importanza all’abito ma a ciò che fa la persona”.
Don Giuseppe non mancava mai la visita agli anziani soli, ai più bisognosi portava un aiuto spesso ricavato dai propri beni. Era fortissima la sua attenzione per la liturgia e per la partecipazione alla vita comunitaria attraverso i gruppi e le associazioni. Sua iniziativa, i cui frutti resistono ancora oggi, fu la costruzione dell’asilo, opera notevole e costosa, ma fondamentale per centinaia di bimbi, gestita con attenzione straordinaria dalle suore Ancelle missionarie. Aveva salvato la chiesa dal crollo e dallo “scivolamento” verso il Sile. Erano gli anni ’80; don Giuseppe si spese moltissimo, soprattutto a livello politico: salvò la chiesa, poi irrobustita alle fondamenta da innumerevoli betoniere di cemento. (S.M.)

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