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Collegio Pio X, la scuola sfida il territorio
Incontro su Alternanza scuola-lavoro con il sindaco di Treviso Giovanni Manildo, Alessandro Benetton, presidente di 21 Investimenti, Luciano Marton, Unindustria, e Simone Ferraro, coordinatore dei licei del Collegio. Benetton: "Aiutiamo a guardare al loro futuro con fiducia".
Il lavoro, quello del primo punto della Costituzione, è stato protagonista domenica scorsa al Collegio Pio X di Treviso. Nel contesto dell’Open day che ha visto una buona partecipazione, si è infatti svolta in Auditorium una tavola rotonda sul tema “La scuola e la sfida del territorio. Alternanza scuola-lavoro: solo adempimenti o opportunità?”, con la partecipazione del sindaco di Treviso Giovanni Manildo, di Alessandro Benetton, presidente di 21 Investimenti, di Luciano Marton, vicepresidente Unindustria Treviso e di Simone Ferraro, coordinatore dei licei del Pio X.
La legge sulla Buona scuola (la numero 107 del 2015) ha introdotto l’obbligo per il triennio dei licei di dedicare 200 ore in tre anni ad esperienze didattiche in ambienti lavorativi. Che succede adesso, come organizzare l’incontro con le aziende e come trasformare l’obbligo di legge in una opportunità vera per gli studenti e per le istituzioni e per le aziende? Questo il grande dibattito all’interno delle scuole e all’interno delle organizzazioni imprenditoriali.
E questo, in sintesi, è stato anche il dibattito in Auditorium con protagonisti ‘mirati’ al migliore degli indirizzi. Dopo il saluto e la presentazione dei relatori da parte del rettore monsignor Lucio Bonomo, il prof. Simone Ferraro coordinatore delle scuole medie e superiori del Collegio Pio X ha indicato per grandi linee il contenuto della Proposta formativa generale del Collegio. E non è facile, in un contesto di società liquida nella quale i riferimenti cambiano alla giornata, tracciare e mantenere una rotta chiara e condivisa. Nel biennio dei licei la scuola vuole accompagnare gli studenti all’acquisizione di competenze nella dimensione interiore, nella comunicazione e nella capacità di progettazione. L’alternanza con il mondo del lavoro, che arriva nel triennio, sarà progettata in modo da offrire allo studente, “allo studente singolo, non alla classe”, ha precisato Ferraro, possibilità di scelta tra percorsi personalizzabili. Il docente ha anche auspicato che i progetti di alternanza scuola-lavoro possano svolgersi con minor peso di adempimenti formali, anche perché l’alternanza, prima ancora della Buona scuola, al Collegio Pio X esisteva da anni, e oggi raggiunge perfino i bimbi dell’Infanzia con il progetto di contaminazione virtuosa tra le generazioni, negli scambi tra asilo e la contigua Casa di riposo.
Per il Ministero dell’istruzione, tra le finalità dell’alternanza c’è anche quella di correlare l’offerta formativa allo sviluppo culturale, sociale ed economico del territorio e, inoltre, di realizzare un organico collegamento delle istituzioni scolastiche con il mondo del lavoro e la società civile. Nella società civile la scuola è quindi come lievito nel territorio e occasione di contaminazione tra istituzioni e imprese. Il sindaco Manildo ha confermato che il territorio guarda con forti attese alle novità della scuola. La Marca è e deve esserlo ancora di più, per Giovanni Manildo, ex-allievo del Pio X, un territorio competitivo, con un modello eccellente di formazione e di impresa. L’alternanza scuola-lavoro si traduce così in una più stretta contiguità positiva fra scuola, istituzioni e sistema impresa. La competizione è globale, a competere però sono i territori e occorre quindi operare per produrre una forte cultura di territorio che identifichi istituzioni, persone, lavoro.
Per Alessandro Benetton, la legge sulla Buona scuola si inserisce in una novità ancor più vasta, il processo avviato di Industria 4.0. Grandi cambiamenti sono in atto e d’istinto le persone provano paura di fronte al nuovo. Occorre aiutare i giovani a guardare al loro futuro con fiducia e a capire ed apprezzare il lavoro. Impresa vuol dire lavoro, lavoro vuol dire famiglia, famiglia vuol dire società. Egli ha poi ricordato gli anni di studio al Pio X, l’università in America, il master ad Harvard e il tirocinio in Goldman Sachs, “a fare fotocopie e a preparare il caffè ai superiori, ma ho potuto capire l’organizzazione”. Ad Harvard il metodo di lavoro è per gruppi e vi partecipano studenti che sono lì a prescindere dalle condizioni economiche delle famiglie. “Lo stesso vorrei poter offrire agli studenti meritevoli del Collegio Pio X con borse di studio”, ha detto Benetton. Ha infatti annunciato un suo progetto e di 21 Investimenti e di alcuni ex-allievi del Pio X di creare borse di studio per studenti bravi, di dare il proprio contributo a riportare il Collegio Pio X in posizione centrale nella vita sociale e scolastica della città. Un aiuto strutturato al Collegio è già stato avviato nel campo dell’alternanza. Infatti, in collaborazione con i tutor del Collegio, Benetton sta lavorando per la creazione di una griglia di imprese disposte e adatte all’alternanza dei liceali del Pio X.
Del lavoro che sta facendo Unindustria ha parlato Luciano Marton, vicepresidente dell’associazione e legale rappresentante di Mer Mec, azienda di Badoere di Morgano. Sono 24 mila gli studenti tenuti quest’anno all’alternanza e il sistema confindustriale intende approfittare del momento per favorire un salto culturale nei confronti del ‘fare impresa’, spesso poco condiviso. Ha descritto la modalità per la creazione di una zona di scambio, per un’interfaccia tra scuole e imprese, suggerendo all’azienda il tutor di riferimento all’interno della scuola, favorendo la conoscenza dell’impresa da parte degli insegnanti. Occorre immaginare l’attività didattica nel mondo del lavoro prendendo in considerazione non l’impresa come un tutto unico, ma le diverse funzioni proprie dell’impresa, dal marketing al magazzino, dall’informatica alle vendite, dalla sicurezza all’innovazione. (G.L.)



