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Iniziano i saldi estivi
Federmoda e Confcommercio: nel trevigiano si riesce ancora a mantenere l'appeal sugli sconti, per oltre il 50% dei consumatori la previsione di spesa è uguale allo scorso anno, mentre il 15% prevede un aumento. 259 euro la spesa media ed avvio della direttiva “omnibus” contro le deregolamentazioni.
Scatta giovedi, 6 luglio, l’inizio dei saldi estivi e si prolungheranno fino a fine agosto.
Con un copione consolidato: l’anticipo per i clienti affezionati, gli sconti on line, le vendite promozionali, i preparativi nei negozi.
L’indagine condotta, ai primi di giugno, da Confcommercio Veneto e Unioncamere, ha indagato, sul tema previsionale dei saldi, un campione di consumatori trevigiani ed ha scattato una fotografia per la nostra provincia. I risultati parlano chiaro: i saldi, nel trevigiano, riescono ancora a mantenere l’appeal. I dati raccolti indicano che: oltre il 52,5% degli intervistati prevede la stessa spesa dello scorso anno, il 16,5% prevede di spendere qualcosa in più, il 32,7% in meno. Tra le preferenze di acquisto, il 45,1% dei trevigiani punta sull’abbigliamento, il 34,9% sulle calzature, il 16,6% su borse e accessori, il 3,4% su “altro”.
La spesa media per la tipologia di acquisto si attesa sui 259 euro per l’abbigliamento, 214 per le scarpe, 150 per gli accessori. Sull’abbigliamento, Treviso si colloca come seconda provincia del Veneto per soglia di spesa, seconda a Rovigo che registra 336 euro, più alta della media del Veneto pari a 236 euro. Rispetto ai saldi dell’anno scorso, si attesa un aumento di spesa di circa il 20%
Gli acquisti si svolgeranno, in prevalenza, nei negozi fisici o di prossimità, a testimonianza del valore del commercio di vicinato.
“Sono anche i primi saldi” - prosegue la Presidente Paludetti – “che si svolgeranno con le nuove regole, entrate in vigore proprio il 1 luglio, dettate dalla Direttiva europea chiamata Omnibus, che ha fissato paletti più severi contro le operazioni commerciali spregiudicate che purtroppo spesso si sono diffuse nel commercio via internet e in qualche outlet. Noi, negozi “tradizionali” di Federmoda abbiamo salutato con favore la Direttiva e siamo fiduciosi che i consumatori, dopo tante sirene ingannevoli, stiano ritornando a quel rapporto di trasparente e leale collaborazione che storicamente ha contrassegnato il commercio di prossimità nei nostri territori e nei centri storici. D’altronde, i negozi del sistema moda si sono in questi mesi difficili impegnati, riuscendoci, a non scaricare se non in minima parte gli aumenti dei costi di produzione da loro subiti sui consumatori: e dunque confidiamo che ora questa politica dei prezzi prudente sia apprezzata favorendo gli acquisti. Restano comunque, nonostante il cauto ma razionale ottimismo delle nostre previsioni, alcune necessità strutturali del commercio cui la Politica dovrebbe dare priorità: una politica di sostegno al commercio tradizionale, grande motore di equilibrio comunitario, nelle questioni ancora critiche (costo del credito bancario, costo degli immobili commerciali e dei loro affitti, IVA troppo elevata, ecc.)”.



