Scuola e violenza
Sul piano educativo ci si trova, spesso, disarmati perché se la violenza minorile sta...
Nelle primarie del Pd gli elettori del suo partito hanno dato a Renzi un'ulteriore cambiale in bianco. Ma c'è il rischio di isolamento e l'ex presidente del Consiglio deve stare attento a non ritenere le primarie una sorta di rito fondante al di là delle scelte politiche e di programma.
Sette elettori del Partito democratico su dieci hanno dunque confermato Matteo Renzi alla guida della forza politica, distanziando notevolmente i suoi competitori, Andrea Orlando (circa al 20%) e Michele Emiliano (sotto al 10% e con un consenso soprattutto meridionale). Il candidato renziano Alessandro Bisato, sindaco di Noventa Padovana, si è attestato invece al 65% diventando così segretario regionale (il trevigiano Giovanni Tonella, orlandiano ha ottenuto circa il 35%). Per certi aspetti, la vittoria di Renzi è stata un film già visto. Anche nel 2013 la sua era stata una facile vittoria contro Cuperlo e Civati. La partecipazione (quasi due milioni di cittadini) è stata significativa, anche se in calando rispetto a quattro anni fa.
Ma tante sono anche le differenze. In occasione della sua prima vittoria l’allora sindaco di Firenze si era presentato come l’uomo nuovo, il “rottamatore”, godeva di un generalizzato consenso nel paese e sembrava invicibile.
Questa vittoria rappresenta certo un parziale riscatto rispetto alla bruciante sconfitta subita nel referendum dello scorso 4 dicembre e alle successive dimissioni da presidente del Consiglio. Ma è tutto da vedere che il risultato di domenica possa restituire a Renzi quel consenso anche esterno al partito che lo aveva portato ad ottenere oltre il 40% alle Europee.
L’impressione, insomma, è di un Renzi forte dentro il Pd ma debole al di fuori - proprio il contrario rispetto a quattro anni fa - visto come incapace non solo di allargare la base del consenso del suo partito, ma anche di tessere alleanze con le forze politiche più vicine, sia a sinistra che verso il centro. Senza contare i rapporti non eccelsi con quella società civile (sindacati, corpi intermedi, ecc) spesso trattati a pesci in faccia nella stagione di governo. Un isolamento destinato a fare a pugni con l’attuale nostalgia del sistema proporzionale. Renzi deve poi fare attenzione a non cadere nell’errore fatto già dal altri suoi pedecessori: ritenere che le primarie (innegabile festa della democrazia) siano una sorta di rito fondante, magico e purificatore. Al di là delle scelte politiche e di programma. Assenti nel dibattito delle primarie. Renzi ha ancora in mano una cambiale in bianco. Ma stavolta non ci saranno esami di riparazione.