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Fusioni tra Comuni: il campanilismo non demorde

Il tema torna d’attualità, ai cittadini arriverebbero incentivi, fondi statali, più servizi

Sventolano gli stendardi comunali, diminuiscono i servizi ai cittadini. Si chiama campanilismo la malattia dei veneti, che trasforma la giusta aspirazione a conservare l’identità in una gabbia amministrativa, carte bollate e decreti al posto di una comunità fatta di persone e di storia.

La fusione tra Comuni è sostenuta da un quadro normativo che non si limita ad autorizzarla, ma la incentiva concretamente. Il decreto-legge 95/2012 introduce contributi straordinari statali con l’obiettivo di sostenere enti più solidi e capaci di investire. Nel 2014, la legge Delrio (7 aprile 2014, 56) consolida e stabilizza questi incentivi, rendendoli pluriennali e destinabili a opere pubbliche, servizi e sviluppo. La cornice resta il Testo unico degli enti locali (18 agosto 2000, 267), che disciplina la fusione tramite legge regionale e referendum, in attuazione dell’articolo 133 della Costituzione della Repubblica italiana. Interventi successivi hanno esteso i contributi fino a 15 anni e introdotto Municipi decentrati, armonizzazione di tributi e regolamenti, flessibilità gestionale.

Concretamente, significa che i bilanci comunali con la “fusione” si riempiono di liquidità e sono pronti a investire sui bandi e promuovere progetti. Di solito, un Comune sotto i mille abitanti ha già tutto il Bilancio impegnato: il neoeletto sindaco ha subito le mani legate dall’ordinaria amministrazione. Si limita a fare inaugurazioni, portare corone commemorative e dire che la colpa è dello Stato che “non fa i necessari trasferimenti”. Poi si ritrova a pagare il rinfresco di rappresentanza tassando i consiglieri e se stesso.

Nel Veneto le fusioni naufragate hanno fatto perdere un centinaio di milioni di trasferimenti da parte dello Stato, e pagare chissà quanta addizionale comunale ai cittadini, andati a votare pensando più al proprio stendardo comunale che alle proprie tasche.

I più recenti fallimenti sono quello di Terre Conselvane, 17 mila abitanti e 2 milioni persi ogni anno; le aree di Este e di Monselice, 20 mila abitanti ciascuno, hanno perso 2 milioni.

Buone notizie per Castelcucco e Cavaso, prossimi sposi, volontà popolare permettendo: 5.200 abitanti potrebbero sfiorare gli 800 mila euro. Fortezza d’Adige, mai nato, bocciato dai cittadini, con tremila abitanti avrebbe avuto 500 mila euro. Chissà dove sarebbero arrivati se anche Possagno e Monfumo avessero aderito, sicuramente oltre il milione di euro. Cosa pensano, ora, i cittadini di Villorba e Povegliano che nel 2014 bocciarono una fusione che avrebbe portato nelle casse comunali due milioni di euro? In pratica avrebbero potuto costruire un plesso scolastico all’anno, per 10 anni.

Il sindaco di Portobuffolè, il più piccolo del trevigiano, Andrea Susana racconta spesso come si governa su 751 abitanti. Per votare si potrebbero riunire in piazza e alzare la mano, un po’ come facevano gli abitanti di Atene nel V secolo avanti Cristo. Dopo tre mesi dalla sua elezione, nel 2011, volevano già mandarlo a casa, proponendo la fusione: “Per fortuna, non ci riuscirono”.

La sua tesi, nutrita di tanto affetto per il territorio, è questa: nella botte piccola, nel Comune piccolo, ci sta il vino migliore. Racconta della forza del volontariato. Il Comune piccolo costa meno di uno grande. Dal sindaco ai consiglieri si taglia l’erba, si fa da assistenti sul pulmino scolastico. Si fa tutto quello che serve e gli sprechi sono pochi. “Una cosa grande non è di nessuno, noi ci mettiamo tanto amore”.

A Portobuffolè sono fallite anche le convenzioni, come quella per il servizio di ragioneria. Il sindaco lamenta, però, la difficoltà di trovare dipendenti, ragionieri, geometri, segretari: si preferiscono Comuni più grandi, dove i premi sono maggiori e c’è più stabilità. Questo è l’altro tema: oltre ai finanziamenti, la fusione permette maggiore disponibilità di personale: la sindaca di Pieve del Grappa, Annalisa Rampin, afferma che, dopo la fusione, il Municipio resta aperto 7 giorni su 7.

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