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L’analisi del voto: Lega ancora in mezzo al guado

A livello locale, si acuisce lo scontro tra le forze di centrodestra
13/06/2024

Quelle dell’8 e 9 giugno erano elezioni diverse: riguardavano, in prima battuta, l’Europa, e in particolare il nuovo Europarlamento. Ma avevano un importante riflesso nazionale, e pure locale.

Un numero, però, emerge su tutti, anche se ben presto è stato “rimosso” dai politici, più o meno tutti, come sempre, ansiosi di dichiararsi vincitori. Il partito del “non voto” è ormai, in Italia, maggioranza assoluta, dato che i non votanti corrispondono al 49,69% degli aventi diritto. In Veneto, è andata solo un pochino meglio, la partecipazione è stata del 52,6%. Difficile dare la colpa soltanto agli elettori, anche se gli assenti, si sa, hanno sempre torto. Molte colpe le hanno anche le forze politiche, incapaci di far capire l’importanza del voto per l’Europa, mentre ci troviamo davanti a sfide epocali, di fronte alle quali bisognerebbe essere all’altezza. Sicuramente esiste, nel Paese, un’enorme questione aperta, quella della partecipazione (che si esprime anche, ma, ovviamente, non solo con il voto). Si arriva a un punto nel quale la qualità della democrazia viene corrosa, messa in discussione. La Chiesa italiana, va detto, lo ha capito e ha messo questa emergenza in agenda, nell’imminente Settimana sociale nazionale di Trieste.

Come spiega nell’intervista pubblicata in questa pagina il politologo Matteo Zanellato, il risultato complessivo, in Europa, ha avuto certamente situazioni dirompenti, con l’affermazione di Marine Le Pen in Francia e l’avanzata dell’estrema destra in Germania e Austria. Ma, alla fine, la “maggioranza Ursula”, guidata dall’attuale presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, appare ancora la via più praticabile, data l’avanzata dei Popolari e la sostanziale tenuta dei Socialisti.

Venendo all’Italia, a risultare evidenti sono le affermazioni della maggioranza di Governo, e in particolare di Fratelli d’Italia, mentre Forza Italia supera di slancio la Lega. Ma anche il Pd e l’Alleanza Verdi e Sinistra ottengono un risultato oltre le previsioni. In generale, a livello nazionale, come ha fatto notare la stessa premier, Giorgia Meloni, si rafforzano i due partiti principali, in una prospettiva che appare nuovamente vicina al bipolarismo (Meloni e Schlein hanno molte carte da giocarsi, anche a livello continentale). Si tratta, al momento, solo di una tendenza. Molto dipenderà dagli sconfitti, non a caso quelle forze politiche allergiche alla logica dei due poli: il Movimento 5 Stelle da un lato, e i partiti centristi del “fu terzo polo”, dall’altro.

Alcune riflessioni vanno fatte, poi, sull’impatto delle elezioni rispetto alla politica locale.

Anche se il centrosinistra non esce male da questa tornata (con alcune conferme nei Comuni, come Preganziol, Asolo e Camposampiero, e con due ballottaggi a Vittorio Veneto e a Spinea), il nostro si conferma un territorio a forte maggioranza di centrodestra. Ma con una crescente contrapposizione, soprattutto tra Lega e Fratelli d’Italia. E pure Forza Italia, guidata da un bellicoso Flavio Tosi, non sta a guardare. I numeri, al momento, dicono che il partito di Giorgia Meloni è fortissimo soprattutto negli stessi “feudi” leghisti, e prima democristiani, della Pedemontana. Le cifre sono quasi sempre oltre il 40 per cento, e la Lega risulta più che doppiata. Comprensibile che, al momento, Fratelli d’Italia chieda la guida della Regione. Quanto alla Lega, il suo travaglio è ben lontano dall’essere risolto. Matteo Salvini ha, a quanto pare, salvato ancora una volta la sua poltrona di segretario, grazie al successo, nelle preferenze, del discusso generale Roberto Vannacci. Però, appare strano che un “capitano”, come viene chiamato Salvini, scelga di mettersi in casa un “generale”. Vuoi vedere che alla fine sarà proprio Vannacci a fare le scarpe al “bolso” segretario, invece che l’ala moderata? Quest’ultima, anche stavolta, ha perso un’occasione per mostrare di “contare davvero” nella Lega. I primi della lista, a Nordest, sono tutti fedelissimi del segretario, che i militanti veneti vorrebbero rovesciare. Il più votato dell’ala moderata è il trevigiano Alessandro Manera, che ha preso il 90% delle sue preferenze in provincia di Treviso. Di fatto, la “corrente” di Zaia e Conte non aveva un proprio candidato di rilievo regionale. Inoltre, per la Lega, sono arrivate alcune brutte notizie anche dalle Comunali. La Lega è ancora il partito che esprime il maggior numero di sindaci, ma se corre da sola, contrapposta ad altre liste di centrodestra, rischia di brutto, come dimostrano le sconfitte, in Pedemontana, di Caerano, Altivole e Fonte. Anche nei piccoli Comuni, i meloniani (pur non sempre vincenti), sono competitivi.

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