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Partita "doppia" alle europee
Tutti i partiti, ma anche gli stessi cittadini, guardano alle elezioni del prossimo anno con rinnovato interesse. Ecco perché
Manca poco meno di un anno al 9 giugno 2024. Eppure, la politica italiana è già focalizzata su quella data. E’ la domenica nella quale saremo chiamati alle urne per le elezioni europee. Fino a qualche anno fa, un appuntamento importante, ma non centrale.
Anzi, occasione per fare “esperimenti”, sia da parte dei partiti (ricordate l’Asinello di Prodi, o la lista Bonino?), sia da parte degli elettori, che votavano maggiormente “in libertà”, rispetto alle politiche.
Invece, gradualmente, le elezioni europee si sono prese la ribalta, e quello del 2024 si annuncia addirittura come un appuntamento “vitale” per le forze politiche e le alleanze.
Come ci siamo arrivati? Inevitabilmente (in Italia più che altrove) elementi di politica europea e nazionale si mescolano. E sarà così anche nel corso di questa lunghissima campagna elettorale, di fatto già iniziata.
Ora l’Europa è importante
L’Unione europea è entrata a far parte delle nostre vite già da molti anni. Mai, però, come negli ultimi tempi, è emerso con chiarezza quanto sia importante.
Le elezioni politiche del 2018, con il trionfo di M5S e Lega, avevano toccato l’apice dell’euroscetticismo. Ma proprio la scorsa legislatura, iniziata in un modo così dirompente, si era conclusa con un Governo presieduto da Mario Draghi, l’uomo che più di ogni altro incarna l’Europa e le sue Istituzioni, avendo guidato la Banca centrale europea. Non a caso, gli sconvolgimenti degli ultimi anni hanno fatto toccare con mano a noi cittadini (ma anche ai politici) che senza l’Europa la gestione della pandemia (compreso il Pnrr), della guerra, e delle turbolenze economiche sarebbe stata ben diversa. Una cosa, ora è chiara a tutti: l’Europa impatta sulle nostre vite, ed è necessario e auspicabile un maggiore interesse per le Istituzioni dell’Ue.
Voglia di “contarsi”
Ma l’interesse per le elezioni del 2024 non è solo dettato da un improvviso europeismo. Di fatto, si tratta dell’unico appuntamento elettorale puramente proporzionale e omogeneo a tutto il territorio nazionale. Non ci sono alleanze e collegi uninominali, come alle elezioni politiche, non ci sono coalizioni e “liste del presidente” o “liste del sindaco”, come alle regionali e alle comunali. Per tutti i partiti, quella del 2024 sarà l’unica occasione per “contarsi”. Una sorta di elezioni primarie generali, che avranno un peso enorme sulle successive trattative per elezioni locali e politiche. Tra l’altro, proprio perché si tratta di elezioni con il proporzionale, è destinata ad aumentare una certa conflittualità tra partiti “vicini” (per esempio, Lega e Fratelli d’Italia), con evidente conseguenze sull’azione di governo.
Contraddizioni ed equivoci
Questo continuo “doppio registro” tra valenza europea e propaganda nazionale, può portare con sé alcuni problemi. Non sempre, coloro che sono alleati a Roma lo sono anche a Bruxelles. Per esempio, la Lega, in Europa, sta assieme a forze politiche “imbarazzanti”, come il Fronte nazionale di Marine Le Pen e i tedeschi di estrema destra dell’Afp, accusati di contiguità con il neonazismo. Per superare l’imbarazzo, il leader della Lega Matteo Salvini ha proposto che nel prossimo Parlamento europeo ci sia un’alleanza di tutto il centrodestra, fino alle ali estreme. Ipotesi respinta al mittente dai popolari. Semmai, sarà lui a dover chiarirsi le idee. Sullo sfondo, l’idea che le Istituzioni europee funzionino come un’alleanza di Governo, con una magggioranza parlamentare che sostiene un Esecutivo “politico”. Nulla di più sbagliato. In Europa la Commissione europea è concordata dai Governi statali, che hanno diversi colori politici. E la Commissione stessa, sondaggi alla mano, non potrà che godere di una maggioranza che abbia al suo interno popolari e socialisti.



