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Scuola: è tempo di innovarsi
Con gli esami di Stato, si chiude il primo anno scolastico interamente in classe dopo la pandemia. Registrate luci e ombre: finanziamenti per la ripresa e fondi dal Pnrr, ma tante fragilità
Si sta chiudendo il primo anno scolastico interamente in classe dopo la frustata del Covid -19. L’anno in cui sono arrivate nelle scuole le prime iniezioni economiche del Pnrr e i robusti finanziamenti pubblici legati alla ripresa. Strumenti come le lavagne interattive, quasi due metri di schermo nero, che emula la vecchia lavagna in ardesia, ma che ha una completa interattività con il docente e con la classe. Sui banchi si affollano sempre più i tablet con i libri di testo, e le scuole sono interamente coperte da reti wifi. Grazie ai fondi Pnrr, moltissime scuole hanno rinnovato, rendendoli più efficaci, i propri siti web. Pur con problemi irrisolti legati all’uso di sistemi di posta multinazionali come “Google” e “Microsoft” (società basate negli Stati Uniti che non riesco a garantire gli standard di protezione dati europei), sono cresciute le piattaforme di e-learning, che permettono di mettere online lezioni, materiali, video, di interagire con gli studenti, insomma di rendere effettiva una didattica digitale integrata: classe, casa, scuola.
Sono riprese a pieno ritmo le uscite didattiche, i viaggi di istruzione e, per il prossimo anno, i 50 milioni, messi a disposizione dal Ministero dell’istruzione, faranno decollare queste che il ministro Giuseppe Valditara definisce “esperienze formative fondamentali”.
La scuola attraversa una fase di profondo cambiamento testimoniato dal Festival dell’innovazione scolastica, che si è svolto a settembre 2022 a Valdobbiadene. Molti dei progetti presentati si sono focalizzati sul rispetto per la natura e l’ambiente, altri su formazione in assetto lavorativo degli studenti, altri puntano sulla robotica, anche nella scuola primaria, altri ancora sulla rivisitazione di Dante e Shakespeare in chiave digitale o sulla triangolazione con scuole europee e africane.
Una delle idee più forti che sarà protagonista dell'edizione di settembre 2023, sarà il “service learning”, “imparare con il territorio”, ovvero una scuola che porta le classi fuori dalle aule per fare lezione nei luoghi della cultura, musei, palazzi, piazze.
Le nubi, però, non si sono diradate e i due anni di pandemia hanno lasciato profonde cicatrici negli allievi, nei docenti e nei dirigenti. Immersi in questo brodo di reazioni post pandemiche, poco o nulla si riesce a capire: parliamo genericamente di “ansia”, una parola ombrello che comprende le tante reazioni agli anni della pandemia. Dalla difficoltà di concentrazione, alle relazioni complesse in classe con i docenti e tra allievi incapaci di esplicitare le emozioni, tutto si chiama “ansia”. A crescere nel corso dell’emergenza sanitaria (secondo una ricerca della Rete degli studenti medi) sono state soprattutto le emozioni negative tra cui la noia, la demotivazione, la solitudine, la paura e la rabbia. Allo stesso tempo sono diminuite quelle positive e in particolare il senso di libertà, la voglia di fare, la serenità e l'allegria. La pandemia ha prodotto anche un cambiamento dei comportamenti e delle abitudini, con l'aumento dell'uso dei social, dei videogiochi e del fumo. Sono, invece, diminuiti gli incontri con gli amici, sia online che in presenza e la cura del proprio aspetto fisico. Più della metà degli studenti denuncia un cambiamento dei ritmi del sonno. Gli studenti ritengono che la propria generazione sia sottostimata dagli adulti, il discrimine più profondo è quello sui temi ambientali e sui diritti civili, dove il dialogo fra generazioni sembra incagliato.
Le buone notizie arrivano dal fatto che gli studenti credono nella famiglia, negli amici e nella scuola, mentre non si fidano dei soggetti istituzionali. Chiedono soprattutto di avere un lavoro dopo la scuola e un supporto psicologico per affrontare l’ansia.
Benché se ne sia parlato molto, dopo i 20 milioni di euro stanziati nel 2020 in piena pandemia, non ci sono stati altri progetti a sostegno della presenza dello psicologo a scuola, figura non istituzionalizzata in Italia.



