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Scuole paritarie: “incrocio” di norme che crea incertezza

"Corto circuito" tra il “decreto dignità” e la mancanza di corsi abilitanti per gli insegnanti: una tenaglia legale che irischia di impedire qualsiasi processo di formazione dei docenti e di inserimento nella scuola.

Un incrocio devastante per la scuola paritaria, quello tra il “decreto dignità” e la mancanza di corsi abilitanti per gli insegnanti.
Come è noto, la legge sulla parità prescrive docenti abilitati per le scuole non statali, pena la decadenza dalla parità. Il problema nasce dal fatto che lo Stato non svolge ogni anno i corsi abilitanti: dopo i Pas (Percorsi abilitanti speciali) del 2015 e i Tfa (i tirocini formativi attivi) del 2014 non ci sono state più occasioni per gli insegnanti di abilitarsi. Gli aspiranti all’abilitazione sono in attesa dei Fit, Formazione iniziale e tirocinio, che si potranno frequentare solo dopo aver superato un concorso. Del concorso, però,  finora ancora nessuna notizia. Le scuole paritarie, quindi, non possono trasformare i contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato, perché i docenti giovani non hanno il requisito dell’abilitazione.
D’altro canto, il decreto dignità prevede che il datore di lavoro debba trasformare dopo due anni il contratto a tempo determinato in indeterminato. Dunque, i gestori dovranno licenziare chi lavora a scuola dopo due anni, perché non possono essere assunti con contratto a tempo indeterminato, essendo privi di abilitazione. Padre Francesco Ciccimarra, presidente dell’Agidae, che riunisce i gestori delle scuole cattoliche, pur criticando un decreto in controtendenza rispetto ai positivi dati Istat sull’occupazione, chiarisce che rimane il contratto nazionale, che permette di assumere annualmente i docenti non abilitati, indicando come causa della risoluzione del rapporto di lavoro “carenza di abilitazione”.
Per altri interpreti, però, resta una tenaglia legale che impedisce qualsiasi processo di formazione dei docenti e di inserimento nella scuola. Non sarà sufficiente la disponibilità della parti, per il decreto dignità i giovani laureati sono “indegni” di lavorare nella paritaria.
La carenza di abilitati nella scuola non statale si è determinata con l’entrata in vigore della “buona scuola” (con l’introduzione del potenziamento) e le tante immissioni in ruolo determinatesi nell’ultimo triennio. Insegnanti che sono cresciuti nella scuola paritaria, come spesso accade, hanno poi preferito, per la sicurezza del posto di lavoro, migrare alla statale. Così, si è determinata una forte carenza di docenti e nuove assunzioni nella non statale. Bisognerà trovare un correttivo a questa situazione nel cammino parlamentare del decreto. Preoccupa il fatto che il Movimento 5 stelle, oggi al governo, scriva nel suo programma:  “E’ così che il 10 marzo del 2000 entrò in vigore la legge n. 62, per l’introduzione strutturata del finanziamento statale in favore delle scuole private. Da allora, gli istituti scolastici non statali continuano a beneficiare di finanziamenti pubblici per il loro funzionamento, nonostante da anni la scuola pubblica statale soffra una grave carenza di investimenti e necessiti di urgenti misure per un suo effettivo rilancio”. A quali finanziamenti si riferisca il M5s non è chiaro, alla fine il programma si impegna a rivedere la legge 62/2000 sulla parità scolastica e ad abolire i finanziamenti statali a quelle che definisce “scuole private”.
pagina a cura di Mariano Montagnin

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