lunedì, 09 febbraio 2026
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Se due centesimi vi sembran pochi... Artigiani contro l'aumento delle accise

Quasi 9mila imprese artigiane (trasporto, bus, taxi e ncc) sacrificate sull’altare “della procedura di infrazione Ue”. Ortoncelli: “2 centesimi incidono per migliaia di euro all’anno. Aumento costi insostenibile!”.

Il mondo dell’autotrasporto, che solo nell’artigianato Veneto conta quasi 9mila imprese, non vuole essere sacrificato sull’altare della procedura di infrazione Ue. Il ritocco alle accise sui carburanti di almeno 2 centesimi, annunciato dal Ministro Padoan nell’audizione al Senato di giovedì scorso, rischia infatti di ripercuotersi seriamente sui costi di trasporto delle merci.

“L’aumento di 2 centesimi al litro del gasolio per autotrazione, che rappresenta in media il 20% dei costi di una ditta artigiana di autotrasporto, sembra nulla ma determinerebbe una crescita di costi di circa 1.000/1.300 euro a camion, su base annuale – denuncia Nazzareno Ortoncelli, presidente regionale degli autotrasportatori Confartigianato - Si prospetta quindi un aggravio di costi insostenibile per le nostre imprese già al limite del default finanziario. Una azienda di autotrasporto con tre camion si troverebbe alle prese con 3/4mila euro annui di costi aggiuntivi ad oggi inscaricabili sulla nostra committenza data la pressione che ci viene fatta sulle nostre tariffe anche a causa della concorrenza “sleale” dei vettori extra Ue”.

L’aggiustamento della dinamica del saldo di finanza pubblica strutturale è indicata dal Ministro come “indispensabile” per evitare l’apertura di procedura di infrazione che “comporterebbe una riduzione di sovranità sulle scelte di politica economica e soprattutto comporterebbe costi ben superiori alla finanza pubblica del Paese [..] a seguito del probabile aumento dei tassi di interesse, che risentono fin qui soprattutto dell’accresciuta instabilità politica.

“La manovra che si delinea è restrittiva -prosegue Ortoncelli-, mette a rischio la debole ripresa dell’economia italiana e rimane centrata su maggiori entrate, nonostante l’Italia presenti nel 2016 un gap con l’Eurozona di 1,8 punti di PIL di maggiore pressione fiscale. Ulteriori interventi sulle accise, per la parte relativa al gasolio, si inseriscono in un contesto in cui l’Italia si colloca al 15° posto tra i 19 Paesi dell’Eurozona per prezzo industriale del gasolio ma balza al 1° posto per prezzo pagato dalle imprese, compreso di accisa e pari a 1,144 euro al litro, davanti a Finlandia (1,091 euro al litro), Belgio (1,063 euro al litro, Francia (1,052 euro al litro) e Grecia (1,041 euro al litro). Nel dettaglio il prezzo al litro in Italia di 1,144 euro comprende 0,526 euro di costo industriale a cui si sommano 0,617 euro di accisa, la più alta dell’Eurozona: l’accisa supera del 17,3% il costo industriale. Per giunta -aggiunge il Presidente- la maggiore tassazione energetica non appare giustificata nemmeno da motivazioni ambientali correlate al principio secondo il quale ‘chi inquina paga’: il prelievo fiscale per tonnellata di emissioni di CO2 nel settore trasporti su strada in Italia supera, infatti, del 19,1% la media dei principali quattro paesi dell’Eurozona”.

“Finora, -conclude Ortoncelli-, gli aumenti di costo dei carburanti -come l’ultimo legato al terremoto dell’Emilia- sono stati assorbiti dai trasportatori, senza che vi fossero ripercussioni per i committenti: ma adesso non è proprio più possibile che noi continuiamo ad fare da ammortizzatori, anche perché il prezzo del gasolio alla pompa non cala mai, nonostante le quotazioni del barile siano oscillanti, e da tempo tendano al ribasso. Non è possibile assorbire ulteriormente questi costi, o interviene il Governo, che dall’aumento dei carburanti finora ha guadagnato, o chiederemo la revisione dei contratti di trasporto”.

 

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