È dei giorni scorsi la nota con cui la diocesi di Milano comunicava che il trentaduenne don Alberto Ravagnani...
Sempre più sindache: in Veneto sono il 20 per cento
Un terzo dei comuni (34,4), nella nostra regione, negli ultimi trent’anni sono stati amministrati da donne. Ma restano ben 50 comuni in Veneto a zero donne e 31 giunte irregolari, rispetto alla legge del 2012.
Comuni veneti sempre più al femminile: l’equilibrio, la parità percentuale è ancora lontana, ma ormai la “sindaca” è una figura nota e a volte cercata. Più precisa, più efficiente, ma soprattutto più attenta al welfare. Grande capacità di mediazione e brava a fare team, a fare squadra e corresponsabilizzare. Il Veneto è al secondo posto assoluto tra le regioni per numero di sindache: ce ne sono 114, il 20,1 per cento del totale.
Nei comuni italiani rispetto al 1996, quando c’erano solo 145 sindache, ora siamo arrivati a sfondare il muro delle mille sindache, per l’esattezza 1.097, con 31 prime cittadine sul 2015. Nel Veneto un terzo dei comuni (34,4) negli ultimi trent’anni sono stati amministrati da donne: siamo ancora lontani dal 52,4 dell’Emilia Romagna, il 44,8 della Toscana e il 42, 5 della Lombardia, ma il trend è quello giusto.
Proseguendo nella lettura dei dati veneti emerge che la carica di vicesindaco é ricoperta invece dal 24,2% delle donne; ancora meglio la percentuale relativa alle donne assessore pari al 41,4% dato che fa guadagnare al Veneto il sesto posto a livello nazionale e che supera il 40 per cento previsto dalla legge 215 del 2012 e in percentuali precise la 56 del 2014: “Nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40 per cento”. Nonostante questo, restano ben 50 comuni in Veneto a zero donne e 31 giunte irregolari.
La provincia di Treviso presenta purtroppo delle piccole falle. Tra le amministrazioni uscite dalle elezioni del 2014, le prima su cui si applicava la legge 56, alcune non hanno applicato o non sono riuscite ad applicare le direttive. Si tratta di Asolo, con una sola donna in giunta su cinque componenti, sul filo del rasoio Riese Pio X, inadempienti invece San Zenone degli Ezzelini, Povegliano, Morgano e Paderno del Grappa; quest’ultimo essendo sotto i 3 mila abitanti ha solo un obbligo, diciamo così, di opportunità. Se non fosse che i termini per i ricorsi al Tar sono già abbondantemente scaduti, alcuni sindaci dovrebbero tremare, perché in Calabria pochi giorni fa quattro giunte sono state azzerate per “palese inferiorità numerica femminile”. La sentenza ammonisce i sindaci: se venite a dirci che avete provato a cercare inutilmente donne da nominare dovete dimostrarcelo con “adeguata attività istruttoria”, non basta giustificarsi “soltanto comprovando la rinuncia di una consigliera eletta”. In sostanza, prima di arrendersi e nominare un’amministrazione a zero donne, oppure sbilanciata a favore degli uomini, “il sindaco ha l’obbligo di svolgere indagini conoscitive nella società civile o nel proprio bacino territoriale”, tenendo conto ovviamente degli orientamenti etico-politici di chi interpella. Soltanto dopo una ricerca così dettagliata e provata è possibile la resa.
Le esigenze della moderna amministrazione comunale appaiono sempre più incompatibili con comuni di poche centinaia di abitanti. Ad Asolo Mauro Migliorini afferma di aver chiesto alle consigliere elette e di averne ricevuto un rifiuto. A Riese Pio X, formalmente a posto, il sindaco, Matteo Guidolin, spiega che si confrontano due criteri equipollenti: quello di scegliere chi è stato eletto fra i cittadini e quindi non prendere assessori esterni e quello di garantire la presenza femminile.
L’assessore alle pari opportunità del Lazio, Concettina Ciminiello afferma: “Non è vero che le donne non sanno o non vogliono far politica. E’ che ogni volta che ci provano si trovano davanti a una resistenza pazzesca”. E si chiede polemicamente: “Sono legittimi gli atti di una giunta che in teoria non è in regola?”. Insomma sulle quote rosa c’è ancora molto da discutere.



