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Silvio Berlusconi: il punto politico

Anche di fronte alla morte l'Italia è divisa

15/06/2023

Sicuramente, Silvio Berlusconi troverà un posto nei futuri libri di storia. Ha agito da protagonista in molti campi, dall’imprenditoria immobiliare e televisiva al calcio, fino (soprattutto) alla politica. In tutti i casi, ha lasciato un’impronta indelebile e, dopo il suo passaggio, il mondo delle tivù, il mondo del pallone e il mondo della politica non erano più quelli di prima. Di certo, è stato un innovatore, spesso ha anticipato i tempi.

Una delle novità più visibili, tra le tante, che Berlusconi ha portato nella politica, è stata la cosiddetta “polarizzazione”: o si stava con lui, o contro di lui. Mentre si attende il giudizio meditato degli storici, non c’è dunque da stupirsi che Silvio Berlusconi continui a dividere l’opinione pubblica, anche da morto. Da vivo, bisogna pur dirlo, ci ha messo del suo: la propaganda a suon di sondaggi, la grancassa delle sue televisioni, il gusto per le battute e le barzellette spesso fuori luogo, i molti procedimenti giudiziari (e una condanna per frode fiscale), amicizie “pericolose” in politica estera (da Putin a Gheddafi), comportamenti personali, a partire dal mondo femminile, a dir poco disinvolti. Ma non si può neppure negare che abbia saputo mettersi in sintonia con una vasta parte della popolazione italiana, che abbia saputo intercettarne gli umori, le paure, le attese. Un “visionario” capace di trasformare sogni “impossibili” in realtà, come quando fondò Forza Italia, portandola in poche settimane a essere il primo partito italiano.

Negli ultimi tempi, anziano e malato, senza dubbio meno potente di un tempo, aveva suscitato più “tenerezza” che odio. Dopo la sua morte, però, le contrapposizioni sono subito riemerse. Di certo, la pacatezza non è stata favorita dall’eccesso di “beatificazione” a cui abbiamo assistito, dall’overdose mediatica di questi giorni. Non ha aiutato neppure la scelta del Governo di decretare il lutto nazionale. Una decisione inedita, che era stata presa in passato solo per due politici, gli ex presidenti della Repubblica (oltre che del Consiglio) Giovanni Leone e Carlo Azeglio Ciampi. Così, un provvedimento come quello del lutto nazionale, che dovrebbe unificare il Paese, ha contribuito a dividerlo. Al tempo stesso, non sono né opportune né condivisibili le demonizzazioni; quando era vivo, hanno danneggiato chi le faceva; ora che è morto, suonano sgradevoli e inutili. Giusto, piuttosto, che a vincere siano il rispetto e la preghiera.

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