Nel suo messaggio per la Quaresima di quest’anno, papa Leone XIV invita ad ascoltare e a digiunare. Anzitutto...
Superstrada Pedemontana, lo scenario peggiore
Sono finiti i soldi (pubblici) per la superstrada. E si fa concreto il rischio dello stop ai lavori. Ma anche di una maxipenale in grado di mandare in default la Regione. Ora Zaia chiede al Governo di intervenire. Ma stavolta la colpa non è certo di Roma ladrona... Oggi il vertice decisivo.
Ora tutti diranno che la colpa è del project financing. Come dopo un forte temporale, seguito da esondazioni, si parla di pioggia distruttiva e anomala, dimenticando quanto non si è fatto per la prevenzione, così oggi il project financing è il male, l’assassino della finanza pubblica, in particolare quella della Regione Veneto. Se Luca Zaia dovesse pagare le penali previste dai mancati introiti del pedaggio della Superstrada Pedemontana Veneta, circa 300 milioni all’anno, farebbe andare in default la Regione Veneto. La firma su quegli accordi capestro la mise prima Giancarlo Galan e poi sulla rinegoziazione del 2013 proprio Zaia.
I project financing sono degli accordi con clausole e penali che vengono negoziati per mesi tra imprenditori e decisori pubblici, accordi che per il Veneto hanno significato nuovi ospedali in tempi relativamente brevi come quello dell’Angelo a Mestre e il San Giacomo di Castelfranco e il San Valentino di Montebelluna. Il privato ha messo una parte dei soldi necessari per costruire l’opera e in cambio ne ha ricavato un canone annuale a lavori conclusi. Un sistema che ha garantito i tempi di realizzazione, ma canoni non certo popolari e qualche esclusiva di troppo riservata ai privati. Benché un po’ acciaccata, la Regione da questi project era uscita in modo accettabile. Stavolta le cose sono diverse.
Previsioni non realistiche
Non sono stati certo dei mastini Zaia e il commissario straordinario per la Spv Vernizzi, ma due piccoli agnellini di fronte alla spagnola Sis Scpa, concessionaria del 2009 della Spv. La Banca europea di investimenti e la Cassa depositi e prestiti hanno scoperto che il flusso di veicoli sulle Spv non supererà i 10mila veicoli al giorno, una previsione per loro realistica, ma soprattutto assai distante da quella che Sis, Zaia e Vernizzi hanno messo nero su bianco a fine 2013, ovvero 36mila veicoli.
La situazione è diventata critica quando la Sis non è riuscita a finanziarsi sul mercato del credito per il miliardo e 200 milioni di euro di sua competenza, mentre ha speso quasi tutti i fondi pubblici. Aveva pensato di emettere un bond internazionale all’8 per cento di interesse per superare l’impasse, ma le rivelazioni sullo studio di Cdp e Bei hanno fatto crollare la fiducia su questo strumento di finanziamento e hanno indotto la Jp Morgan, che aveva progettato il bond, a considerare essenziali le garanzie pubbliche.
Clausole da incubo per la Regione
Insomma: il privato, leggi Sis, finora non ha tirato fuori un euro e utilizzato solo soldi dei cittadini; ora che deve rischiare l’impresa, ovvero deve investire e sperare in un giusto profitto, lo vuole fare solo con la garanzia dello Stato. A sostenere questa operazione - che a noi semplici cittadini sembra un po’ un trucco, un giro di valzer a spese della collettività - è lo stesso Zaia, che ha chiesto al Governo di intervenire con la Cdp, anzi ha scaricato sulla “solita Roma” la responsabilità di quanto potrà accadere. Così il Governo italiano si trova nella delicata situazione di garantire il prestito internazionale con la Cdp oppure di lasciare incompiuta un’opera che è già tracciata sul terreno e quanto di sconvolgimento naturalistico e paesaggistico poteva fare ha già fatto. “Ci vuole coraggio a chiedere agli italiani e ai veneti di finanziare con i loro risparmi un’opera concordata e gestita male - spiega i consigliere Pd Andrea Zanoni -. Forse non tutti sanno che la Cdp si finanzia con i buoni postali in grandissima parte. Vogliamo far fare ai correntisti postali la stessa fine di quelli di Veneto Banca e Popolare di Vicenza?”. In effetti nel patto firmato da Zaia e dal commissario Vernizzi e, a giudicare dalla lettura fatta dal Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa, sono state sottoscritte clausole capestro in grado di mandare in default le Regione Veneto. “La delibera di Giunta del 2013 ha approvato la modifica alla concessione di Spv, in cui Zaia si è imposto l’obbligo e le regole per trovare le soluzioni al riassetto del piano economico e finanziario (il testo integrale della delibera è disponibile sul sito facebook dell’Associazione). In quel documento all’articolo 3 si apportano importanti modifiche alla convenzione del 21 ottobre 2009. Nella revisione dell’accordo vengono introdotti dei pesi pressoché insostenibili a carico della Regione Veneto”. Ormai i fondi pubblici ammontano a metà dell’intero investimento: l’opera costa 2,25 miliardi per adesso, di questi un miliardo e 50 milioni sono pubblici, mentre il privato se la cava con un miliardo e 200 milioni. “Di fatto i veneti è come se fossero soci al 50 per cento delle opere, ma senza ottenere i corrispettivi dividendi. Inoltre l’articolo 8 bis, introdotto nella revisione del dicembre 2013 di Luca Zaia, stabilisce de facto che se il costo del denaro rincara, la convenzione può essere modificata con la previsione di risorse aggiuntive a favore del privato ovvero di Sis. Si concede proprio alla Sis la possibilità di ottenere ulteriori fondi pubblici. Proprio quello che sta succedendo ora e che ha portato Zaia a colloquio dal ministro dei lavori pubblici Delrio”.
Se poi il privato volesse rescindere la convenzione avrebbe un indennizzo pari al 10 per cento di tutti i ricavi possibili nei 39 anni di concessione, circa mezzo miliardo di euro. Il tutto avviene a fronte di garanzie fidejussorie per eventuali inadempienze chieste al privato, dell’ordine di appena una ottantina di milioni circa.
Preoccupati anche i sindaci, eredi di quella generazione che invece ha pensato, discusso e voluto la Pedemontana, una strada che da autostrada è strada declassata a superstrada a pedaggio, piena di curve per passare lungo i confini dei diversi comuni e in gran parte in trincea. Costosa più del progetto iniziale del 70 per cento circa proprio per queste modifiche. Ora sono lì, tremebondi, con la spada di Damocle di uno stop che potrebbe lasciare una cicatrice sanguinante sul territorio, una grande incompiuta incancellabile se non a costi stratosferici, mentre Regione, Governo, Sis, Commissario straordinario giocano passandosi di mano in mano una palla avvelenata da utilizzare alle prossime elezioni nazionali.



