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Veneto,gli artigiani della moda chiedono la tutela Unesco come bene universale
Piccoli segnali di speranza, pur con reazioni diverse tra aziende, per gli artigiani della moda (in Veneto 8.651 su 14.957 imprese). Complice anche una lieve ripresa della Russia. Ma intanto il comparto deve far fronte al fenomeno della contraffazione che continua a decimare posti di lavoro.
Piccoli segnali di speranza, pur con reazioni diverse tra aziende, per gli artigiani della moda (in Veneto 8.651 su 14.957 imprese). Complice anche una lieve ripresa della Russia. Ma intanto il comparto deve far fronte al fenomeno della contraffazione che continua a decimare posti di lavoro: 80mila quelli stimati in Italia di cui almeno 10mila solo in Veneto. “Se ne esce dando il reale valore all'artigianato italiano - afferma il presidente di Confartigianato Moda Giuliano Secco - ad esempio con la sua candidatura a patrimonio dell'Unesco, lanciata in questi giorni da Confartigianato nazionale. Ma anche con un reale sistema di tracciabilità come accade per gli alimentari”.
Il 2017, secondo l'Osservatorio di Confartigianato, offre qualche spiraglio, almeno per la moda, un po' meno per altri tasselli della filiera. Ma intanto la contraffazione continua a procurare danni. Per le imprese italiane questo significa 9,9 miliardi di euro di minore vendita e costa qualcosa come 88mila posti di lavoro.
Dalla crisi, quindi tra il 2008 il 2016, sono stati sequestrati in Italia beni per 3,3 miliardi di euro nel solo settore moda, che costituisce il 64% di tutti gli interventi. Come se ne esce?
“Anche con idee originali – spiega Secco- come quella di chiedere la candidatura dell'artigianato manifatturiero italiano a bene dell'Unesco. Si è iniziato questo percorso che è importante, perché la nostra tradizione, il saper fare, i lavori tramandati (e non solo nella moda) sono da preservare. E Confartigianato è in prima linea. Un atto simbolico, ma anche concreto. Ma ovviamente non basta. Dopo varie leggi inapplicabili come la Reguzzoni-Versace o inapplicate come la più recente 166/2009 che all’Art. 16 istituisce il 100%made in Italy, si deve riuscire a mettere un freno alla contraffazione. Prima si citavano i danni ad aziende e posti di lavoro. C'è una contraffazione vera e propria, quella che fa vendere un prodotto spacciandolo per made in Italy, mentre è realizzato ad esempio in Cina. Questa è leggermente in ribasso. Esiste però un altro fenomeno: far campionare qui quello che è il capo e poi la produzione slitta nei Paesi a basso costo. Si tratta di una copiatura, più che altro, ma incide tantissimo sul valore di produzione e sulla perdita degli addetti. Non è sempre facile da individuare. Devi avere la fortuna di trovare, ad esempio, il capo da te campionato nei negozi e allora puoi fare una azione legale”.
“Data oramai per persa la battaglia del “made in” in UE, si lotta per una tracciabilità. Ad esempio, -precisa il Presidente- con un sistema simile a quello degli alimentari. Noi come Confartigianato sosteniamo il 100% del made in Italy, un marchio che assicuri le quattro fasi principali di lavorazione in Italia, in pratica tranne la materia prima. Detto questo, stiamo lavorando per sfruttare le tecnologie a disposizione oggi come il progetto Etichetta parlante realizzato in collaborazione con Unionfiliere (e la sua certificazione TF) e la Regione Veneto. Essenziale anche per sfruttare quegli spiragli evidenziati dall'Osservatorio di Confartigianato per il primo trimestre 2017. Più 2,9%, la migliore performance nell'ultimo triennio, si dice. La moda è quella che ha riportato i dati più positivi. La nostra speranza è che a fine anno si possa instaurare un trend positivo. Certo, le situazioni sono molto diverse tra imprese e tra Paesi. Oramai ci si deve abituare ad alti e bassi, oggi cala la Svizzera, ma c'è la sorpresa Russia. Tra tre mesi chissà”.



