lunedì, 03 agosto 2026
Meteo - Tutiempo.net

II domenica del tempo ordinario: “E lo condusse da Gesù”

Al testimone è chiesto solo di essere accompagnatore credibile verso l’incontro

Il “tempo di tutti i giorni”, iniziato con il battesimo di Gesù, prosegue con una scena simbolica che riassume l’essenziale dell’esperienza cristiana e ne mette in luce alcuni elementi importanti.

E’ necessario un testimone. Innanzitutto, è un’esperienza resa possibile da un testimone: qui, Giovanni, che abbiamo già intravisto come “il testimone” per eccellenza nel quarto vangelo, testimone grazie all’azione dello Spirito Santo, ma anche testimone dell’opera dello stesso Spirito nella storia, capace di indicare efficacemente Gesù ai suoi: la sua testimonianza li convince a seguire l’Altro. E testimonianza è anche la successiva, quella di Andrea, che incontra suo fratello e «lo condusse da Gesù». Questo, e nient’altro, è chiesto al testimone: di essere accompagnatore credibile verso l’incontro con Dio-salva. Poi deve “ritirarsi” (Gv 3,30), lasciare che sia Gesù a condurre a compimento l’incontro stesso e a suscitare la relazione, a chiamare a seguirlo.

E la testimonianza nasce a sua volta da un’esperienza di incontro, che si fa compimento della ricerca, ricerca di senso, di gusto della vita, desiderio di pienezza, di realizzazione del sogno che siamo. Un’esperienza che si realizza in modi molto concreti: “Venite e vedrete”. E’ già inizio di sequela, è fiducia anticipata che permette non solo di andare, ma anche di vedere. Di “prender parte” ad una vita, di “trovare casa” al proprio cercare. Le quattro del pomeriggio era a quel tempo l’ora decima del giorno, con la cifra del 10 che simbolicamente indica pienezza, ma anche, nei testi apocalittici dell’epoca, l’aprirsi della vigilia dei tempi ultimi, i tempi del Messia.

E’ necessario mettersi in movimento. Un altro tratto di questa esperienza è che si compie “in movimento”: ci si muove verso qualcuno, in un cercare che muove i piedi e il desiderio, che apre a disponibilità di cambiamento. E il muoversi non viene deluso, viene riconosciuto nella serietà del suo impegno. Genera altro movimento anche in Gesù, simbolicamente già in cammino verso Pasqua (“Ecco l’Agnello di Dio!”), che si volta verso i due e pone loro quella domanda: “Che cosa cercate?”. Domanda ampia, aperta ad accogliere qualsiasi risposta. Che rende possibile manifestare la sete del proprio desiderio, una sete che chiede di accedere alla profondità della vita dell’altro: “Dove dimori?”, dove si radica la tua vita, dove pianti la tua tenda (Gv 1,14)? Dov’è la sorgente del tuo cuore?

Da “Che cosa cercate?” a “Chi cerchi?”. Ci vorrà tutta l’esperienza del discepolo dietro al Maestro, per giungere, alla fine del Vangelo - per Maria di Magdala -, a voltarsi al suono di un’altra domanda, ormai ben più intima: “Perché piangi? Chi cerchi?”. Una discepola a cui basterà sentire chiamare il proprio nome per generare riconoscimento sorpreso e sopraffatto dalla gioia: “Maria!” (Gv 20, 14-16). Perché il centro e la meta di tutta l’esperienza cristiana, di tutto il cammino di una vita, è l’incontro con lui, Dio - salva, morto e risorto che ci conduce a pienezza di vita di Pasqua.

Un inizio da rivisitare, un inizio per proseguire. Ma qui siamo all’inizio: un inizio sempre da rivisitare perché i nostri piedi, il nostro cuore, il nostro desiderio tornino a rimettersi ancora in movimento dietro a lui, in quest’anno che si apre. Mentre camminiamo nei giorni che verranno, mentre incontriamo gli avvenimenti della vita e della storia, mentre gioiamo o ci rattristiamo, ringraziamo o gridiamo di sgomento, mentre smarriamo e ritroviamo la sua presenza che salva i nostri giorni, diventa necessario riandare a testimoni che ci accompagnano, a esperienze di incontro e di meraviglia, di condivisione delle gioie e dei dolori della vita, e ci permette di ritrovare, una volta ancora, esperienze di relazione che ci fanno sentire compresi e riconosciuti, accompagnati e preceduti, presi sul serio nei nostri bisogni e nei nostri desideri e sogni. Quelli più veri, quelli più profondi, quelli che chiedono a lui: “Dov’è che troverò casa e riposo, accoglienza e gusto di vivere?”.

“Vieni, vedi”. E poter ascoltare la risposta: “Vieni, vedi”, dentro le vicende quotidiane, non altrove. “Vieni, vedi la mia presenza che salva, dentro gli incontri di famiglia e di lavoro, di amicizia e di ricerca di senso, dentro gli incontri che rallegrano e quelli che com-patiscono, quelli che fanno temere e quelli che fanno sperare... Fino a ritrovare, nell’Eucaristia celebrata, la Parola e il Pane che ancora ti rinnovano il mio impegno ad accompagnarti alle sorgenti della mia stessa vita, il Padre, a riscoprirci figli e figlie amati, chiamati a relazioni di solidarietà e di rinnovamento, per la forza dello Spirito, acqua che sgorga sovrabbondante dalla sorgente che è Dio”. Riscoprendoci disposti a ricevere ancora e ancora il nostro nome più vero, lasciandoci ancora e ancora trasformare il cuore e la vita, tutte le volte che ce ne sarà bisogno. Fin nel concreto dei nostri corpi, delle nostre relazioni, dentro tutti i giorni che ci verranno donati.

SEGUICI
EDITORIALI
archivio notizie
09/07/2026

La polemica l’ha innescata Flavio Briatore, il noto imprenditore che, quanto a offrire ghiotte occasioni...

TREVISO
il territorio