Nel suo messaggio per la Quaresima di quest’anno, papa Leone XIV invita ad ascoltare e a digiunare. Anzitutto...
IV domenica del tempo ordinario: il potere di celebrare la vita
La “giornata inaugurale” dell’attività di Gesù, che si svolge dopo la chiamata dei primi quattro discepoli narrata la scorsa domenica, prosegue “attraversando” un altro ambito di vita, dopo quello del lavoro, sulle sponde del lago di Galilea. Gesù e i primi chiamati entrano a Cafarnao, villaggio dove abitavano questi ultimi e dove sembra abbia abitato anche lui, dopo aver lasciato Nazareth. Nei Vangeli risulta essere uno dei centri principali della sua attività in Galilea.
Quale potere?
A Cafarnao l’evangelista presenta Gesù anzitutto all’interno della sinagoga, il luogo del ritrovo della comunità per ascoltare la Parola delle Scritture, e nel giorno di sabato, consacrato al riposo finalizzato al rapporto con Dio. Qui insegna, come facevano i rabbi, i maestri nell’interpretazione delle Scritture, ovvero sia delle leggi e della sapienza che derivavano dall’Alleanza di Dio, sia dei racconti che ricordavano l’agire di Dio con il suo popolo. Subito, però, si nota una diversità rispetto agli altri “esperti delle Scritture”, gli scribi che la gente conosceva. La diversa percezione è espressa con una parola forte: “insegnava come uno che ha autorità”, letteralmente “che ha potere”. Ma di che potere si tratta, e da dove proviene? Ciò che è narrato subito dopo lo manifesta:
è il potere di comandare in modo efficace “persino agli spiriti impuri”, scacciandoli dalla vita degli uomini.
È il potere del “Santo” rispetto al suo contrario, a ciò che è “impuro”: è il potere di Dio rispetto al potere del male, e della morte che questi porta con sé.
Il potere di aprire alla Vita
A conclusione del primo scontro con ciò che si oppone a una pienezza di vita, coloro che vi hanno assistito tornano a riconoscere un potere grande, che li intimorisce, e rispetto al quale nasce la domanda: che cosa ne nascerà, da una simile potenza? Ma per chi ha ascoltato il racconto dell’evangelista circa quanto accaduto al battesimo impartito da Giovanni, tale potere non può avere che una fonte: il rapporto del tutto originario di figliolanza con il Padre, un rapporto che diventa presenza costante dello Spirito Santo. E manifesta quel Regno che si sta avvicinando, nel tempo in cui finalmente si vanno compiendo le promesse di vita di Dio. È il potere di Dio-salva, di aprire vie di cammino per una vita più degna di essere vissuta, inaugurate da una Parola che dona vita nuova alle antiche Scritture, vie percorribili, perché è lui a chiamarci a percorrerle, è lui a percorrerle insieme con noi, guidandoci in una esperienza che lui per primo ha fatto, l’esperienza di Figlio amato. Vie che liberano da tutto ciò che rovina la vita...
Il potere di farci uscire
da quel che ci rovina
Sì, lui “viene a rovinarci” (Ronchi): a rovinare le nostre abitudini nel vivere senza gustare bellezza e amore, a rovinare le nostre rassegnazioni rispetto a un mondo in cui prevalgono ingiustizia e sopruso, a rovinare le mura che ci chiudono in noi stessi, spaventati da quello che ci circonda, a rovinare le paure che deformano la nostra esperienza di Dio, personale e comunitaria, e la trasformano in timore del castigo o nell’indifferenza del fatalismo... Deformazioni visibili anche oggi nei ruoli ecclesiali, nel potere sacralizzato e strumentalizzato, nelle stanchezze e sottili depressione e disperazione per una situazione di Chiesa che sembra andare spegnendosi... Sì, lui viene a chiamarci oltre la nostra “comfort zone” e ci spinge a uscire da quello stato in cui ci rifugiamo nelle nostre pigrizie e indifferenze, credendoci al sicuro dal “rischio della vita”... Lui viene a chiederci nuovamente di seguirlo, con tutte le competenze acquisite nel nostro vivere quotidiano (pescatori di uomini), con tutti i talenti che ci sono stati affidati.
Il potere di celebrare la Pasqua
E in questo brano Gesù chiede di seguirlo dall’interno di quell’ambito vitale che è il nostro celebrare come comunità, luogo generativo della nostra vita di credenti.
Ce lo propone in un celebrare che chiede di farsi autorevole, non per la bravura di noi piccoli scribi, piccoli preti, piccoli ministri pur sempre ordinati al bene del popolo di Dio, ma perché tutti noi, laici, preti e consacrati, ci lasciamo chiamare e trasformare da lui oltre le nostre confortevoli certezze, verso un quotidiano accogliere il suo Regno.
Lasciando che entri in noi non il male che ci rovina l’esistenza, ma la dinamica pasquale del suo amore, che ci accompagna a morire
a molto, per risorgere a ben altro di vita.
Le nostre celebrazioni sono chiamate a diventare, allora, sempre più capaci di imparare dalle esperienze del nostro vivere. Ma, ancor più profondamente, a farsi occasioni indispensabili in cui accogliere la vita che ci viene donata da Gesù/Dio-salva, grazie alla forza di gesti che si aprono a molto più del quotidiano vivere. Gesti che diventano legame profondo e respiro di bellezza tra noi e con Colui che continuamente viene a liberare il nostro amore, lui, lo Spirito della Vita.



