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Santissimo Corpo e Sangue di Cristo. Essere un “pezzetto” di Dio nel mondo

Ricevere l’Eucarestia è come riconoscere davanti a tutti che, se siamo vivi, è per questo dono inatteso, che non è semplicemente un’ostia bianca, ma la presenza di Dio
05/06/2026

Quand’ero piccola, e soprattutto nell’anno in cui si era fatta la prima comunione, il “Corpus Domini” era una festa molto attesa e preparata. Le mamme, con i loro bambini, cercavano un cestino o un contenitore dignitoso, rivestito di stoffa colorata, e si andava in giardino a tagliare le rose per poter preparare i petali da spargere durante la processione. Non capivamo tanto il significato delle parole latine “Corpus Domini”, ma spargevamo i petali di rosa colorati per terra, per accompagnare il Corpo di Gesù che il sacerdote teneva in mano nell’ostensorio, protetto da un baldacchino di tessuto damascato.

Perché portare davanti a tutti quel piccolo Corpo di Gesù? A distanza di anni, ho compreso un po’ meglio cosa volesse dire: quel Corpo era venuto nel mondo a saziare la fame di ogni uomo e donna che accettasse di cibarsene, ed era importante mostrarlo.

Non è scontato accettare di mangiare ciò che un altro ti offre. Ma in questo caso è un Altro con la “A” maiuscola.

Ricordiamo l’esperienza del cammino nel deserto di Israele: a un certo punto hanno avuto fame e Dio ha provveduto con la manna. Quello, però, era un cibo che non si poteva accumulare. Dio dava ogni giorno quello che bastava per ciascuno. Dopo un po’ il popolo si è stancato. Rifiutava la manna, ma in fondo rifiutava Dio, non aveva fiducia in Colui che stava provvedendo alla sua fame.

La qualità della nostra vita dipende da come abbiamo gestito “quella fame”. Lo scopriamo dentro un percorso spirituale. Possiamo non accorgerci che Dio sta già provvedendo alla nostra fame, perché è Lui il pane. Possiamo illuderci di essere noi gli unici artefici che saziano quella fame, che procurano il cibo giusto. Questo è il peccato di noi creature: voler “farci” da soli. E questa situazione ci porta lontano dall’Eucarestia, perché ci porta lontano dalla relazione con Dio. Ma di che tipo di cibo ci nutriamo? Quello del successo, della vanità, del potere, dell’orgoglio?

Ricevere l’Eucarestia, il corpo di Cristo, esige un passaggio fondamentale: prendere consapevolezza della propria fame, non di quella superficiale che basta a sopravvivere, ma di quella profonda che dà senso al nostro vivere, fame di vita, di amore, di eternità, che ci fa comprendere come Gesù, con il dono di sé stesso nell’Eucarestia, dichiara il suo amore per noi. E in questo grande dono, fa un atto di coraggio, perché potrebbe venire anche rifiutato da noi. Sì, perché lui ci lascia liberi, non si impone.

Forse il cibo che ci offre il Signore non ci sembra così gustoso come altri che ci vengono offerti dal mondo e, come il popolo nel deserto, facciamo memoria di “aglio e cipolle” che sembrano cibi più buoni, ma che erano serviti alla tavola della schiavitù.

Dobbiamo recuperare la memoria buona, che ci fa ricordare che è il Padre che ci nutre del vero cibo che dà la vita. Dobbiamo chiedere al Signore che purifichi la nostra memoria dall’egoismo e dalla mondanità, perché possa essere memoria viva della Sua presenza.

Che cosa ci ricorda l’Eucarestia? Ci dice che se esistiamo è grazie a un Altro che ci ha voluto. Ricevere l’Eucarestia è come riconoscere davanti a tutti che, se siamo vivi, è per questo dono inatteso, che non è semplicemente un’ostia bianca, ma la presenza di Dio. E non perché ne siamo degni, non perché siamo migliori di altri, lo diciamo alla messa: “Signore, non sono degno...”, anzi, ricevere l’Eucarestia è proprio confessare la nostra debolezza e pochezza. Questo dono, da parte di Gesù, del proprio corpo e sangue, resta nella linea dell’umiltà, della quotidianità: il pane, il vino, la tavola... Dio non appare nei segni sfolgoranti, ma nella semplicità e nella povertà dell’incarnazione. Ogni volta che prendiamo l’Eucarestia, è come se Dio riabilitasse le cose quotidiane e vi desse il senso, nel corpo dato, nel sangue versato. Un pezzo di Dio in me, perché io diventi un pezzetto di Dio nel mondo. (sorella Gianna Bordignon - Discepole del Vangelo, Tirana)

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