Purtroppo, questi sono anni calamitosi, nei quali più di qualche potenza e gruppo armato sono animati...
Sorprende il nuovo assetto del trasporto pubblico locale
Agiugno 2025, al termine dell’ultima legislatura Zaia, la Regione ha approvato l’attesa riforma del trasporto pubblico locale del Veneto. Tra le modifiche introdotte rispetto alla legge del 1988 figurava una precisa intenzione: “Viene implementato un sistema di supporto decisionale regionale per il monitoraggio permanente e lo studio dei dati della mobilità, anche ai fini della programmazione e della valutazione dei futuri scenari, favorendo lo scambio di informazioni tra le Agenzie, gli enti locali, le aziende e gli utenti del trasporto pubblico”.
A oggi, questo sistema non esiste e non è in grado di elaborare dati aggiornati sui flussi del trasporto pubblico in Veneto. Non conosciamo con precisione i flussi attuali dei pendolari, unico riferimento organico resta il censimento del 2011, quando in Veneto oltre 2,6 milioni di persone si spostavano quotidianamente per motivi di studio o di lavoro.
Era già evidente il ruolo del triangolo centrale Padova-Venezia-Treviso, che registrava il più elevato volume di interscambio. La direttrice Padova-Venezia risultava la più trafficata, come pure la Treviso-Venezia: sia verso il capoluogo lagunare, sia verso le manifatture trevigiane. Pure l’asse Treviso-Padova presentava flussi consistenti, anche per il polo universitario padovano.
Importante era il corridoio della A4, tra Verona, Vicenza e Padova. Più marginali risultavano i flussi di confine. Rovigo presentava un saldo fortemente negativo e la quasi totalità degli spostamenti in uscita era diretta verso Padova. Belluno, invece, mostrava dinamiche peculiari, legate soprattutto alla propria conformazione territoriale.
Forse, da allora, lo scenario è profondamente cambiato, visto che l’assessore regionale al Trasporto pubblico locale, Diego Ruzza, ha deciso di ridurre i bacini da sette a quattro: Treviso, Vicenza, Padova;Verona-Rovigo; Belluno e Venezia.
Se, da un lato, la scelta sembra tutelare le specificità di Venezia e Belluno, dall’altro lascia aperti alcuni interrogativi, a partire dall’accorpamento tra Rovigo e Verona dove risultano storicamente più consistenti gli scambi tra Rovigo e Padova (che hanno già ora un’azienda trasporti unica, Busitalia Veneto).
Il mega bacino Treviso-Vicenza-Padova inaugura di fatto una sorta di “PaTreVi”, alternativa alla storica “PaTreVe”. Il completo isolamento dei bacini di Belluno e Venezia non dovrà trasformarsi in un fattore di penalizzazione.
L’assessore ha dichiarato con forza: “Il nuovo assetto intende superare la logica dei sette bacini esclusivamente provinciali definita nel 2013, introducendo una suddivisione basata su criteri trasportistici legati alla domanda di mobilità, ai flussi casa-lavoro e casa-studio, alle caratteristiche dell’offerta e all’efficienza gestionale”.
Durissimo il commento del presidente della Provincia di Treviso, Marco Donadel. “Dopo ben cinque incontri con l’assessore Ruzza, con rammarico apprendo il totale cambio di rotta rispetto a quanto condiviso con l’assessore e con tutti gli altri colleghi delle Province. La proposta di unire in un bacino le province di Treviso, Padova e Vicenza può anche essere condivisibile, ma è doveroso un nuovo incontro che chiarisca le motivazioni della scelta. Sono ancora convinto che la nostra proposta di collegare la Marca trevigiana anche al Veneto Orientale sia la soluzione ottimale”.
Durante l’audizione in Seconda Commissione consiliare, il 25 giugno, però, i tecnici regionali avevano ammesso le difficoltà a individuare i bacini ottimali: “Gli studi di mobilità non ci hanno aiutato tantissimo a definire quale fosse il bacino omogeneo ideale, perché il Veneto è una regione policentrica”. Una prima elaborazione aveva ipotizzato l’accorpamento di Belluno con Treviso, mentre Venezia rimaneva autonoma. Padova e Rovigo gravitavano già nella stessa area funzionale, mentre l’abbinamento tra Vicenza e Verona appariva forzato.
In Commissione, l’assessore aveva presentato anche la proposta di mantenere autonomi i bacini di Belluno e Venezia, accorpare Padova, Rovigo e Verona in un unico bacino e riunire Treviso e Vicenza in un altro. Dalle dichiarazioni emerse, l’ipotesi ritenuta più razionale: unire Belluno, Treviso e Vicenza. Poi è arrivata la netta indisponibilità da parte del territorio bellunese ad accettare qualsiasi accorpamento.
Ulteriori approfondimenti su La vita del popolo del 19 luglio 2026 con le interviste a De Zanchi e Piras (Filt Cgil) e Ostanel (Avs - Reti civiche)



