Purtroppo, questi sono anni calamitosi, nei quali più di qualche potenza e gruppo armato sono animati...
Cile, i cinquant’anni per lo sviluppo della Fondazione Crate, che ha collaborato con i nostri missionari
Cinquant’anni a servizio dello sviluppo umano integrale, della promozione umana, dell’educazione e promozione dei contadini e delle classi più umili. Una traiettoria che si è, a lungo, incrociata con quella della nostra Chiesa diocesana. Parliamo della Fondazione Crate, nata a Talca, in Cile, nel 1976, su iniziativa dell’allora vescovo, Carlos González Cruchaga, che vedeva come il processo della Riforma agraria in Cile colpisse i contadini più poveri, i quali assumevano il possesso delle terre, ma non disponevano dei mezzi per renderle redditizie e produttive.
Un percorso, insomma, di attenzione per un’economia e una società più umana, che ripercorriamo con il presidente della Fondazione Crate, Jorge Brito, nelle settimane scorse a Treviso, ospite di alcuni amici. Lo abbiamo incontrato nella nostra redazione.
“La nascita di questo organismo - ricorda - nacque proprio per dare dignità alle popolazioni rurali, che, all’epoca registravano un livello di povertà del 60-70 per cento della popolazione”, in un’area, la regione del Maule, nel centro del Paese, a forte vocazione agricola.
L’anno di nascita, poi, coincide con il pieno affermarsi della dittatura militare di Augusto Pinochet. La riforma agraria era arrivata qualche anno prima, durante il Governo di Salvador Allende, ma conosceva, a metà anni ‘70, in seguito al colpo di Stato del 1973, una vera e propria controriforma.
“In quegli anni - afferma Brito - i diritti umani erano calpestati nel Paese, e la Fondazione Crate fu un importante segnale che la Chiesa era vicina ai campesinos, in coerenza con la Dottrina sociale della Chiesa e, in particolare, con l’enciclica Populorum progressio. Si è saputo fondare un’alleanza, una vera e propria «diaconia» della Chiesa, come servizio al mondo. L’idea di fondo era quella di offrire strumenti al mondo contadino, la necessaria formazione perché potesse camminare con le proprie gambe, nella prospettiva di uno sviluppo rurale integrale. All’epoca, si pensava alla dittatura come a un fenomeno transitorio. Invece, si stava, con essa, consolidando anche una politica di liberismo estremo, vicina alle grandi concentrazioni economiche”.
Brito non può dimenticare l’apporto dei missionari della diocesi di Treviso, come don Luigi Barbiero, che, ricorda, “fu uno dei primi membri del Crate”. La memoria corre anche a don Paolo Cargnin, “molto vicino ai laici”, a don Sante Dal Tin, a don Mario Dalle Fratte, ai vari laici che si sono alternati, in particolare nella parrocchia costiera di Licantén, dove, ricorda Brito, “con il Crate aprimmo un’officina”.
Negli anni, l’attività del Crate si è molto ampliata, anche seguendo i vari sviluppi della società cilena, oltre che alcuni eventi, come il disastroso terremoto del 1985. Spiega il direttore della Fondazione: “Il Cile è caratterizzato da un territorio molto fragile, con frequenti terremoti, alluvioni, incendi. Nel nostro impegno, alla fragilità umana si è accompagnata, nella prospettiva dell’ecologia integrale, la fragilità ambientale. In particolare, il nostro raggio d’azione si ampliò in occasione del sisma del 1985. In anni più recenti, è aumentato l’impegno scolastico. Ma abbiamo iniziato ad occuparci, in seguito ai mutamenti sociali, di famiglia, di minori, di promozione della donna”.
Oggi, il Cile è uno dei Paesi più sviluppati dell’America Latina. Ma permangono enormi sacche di diseguaglianza, mentre al potere è salito, in seguito alle ultime elezioni presidenziali, il liberista José Antonio Kast, che per alcuni aspetti ha espresso “nostalgie” per la politica di Pinochet. Questo l’esito imprevisto delle proteste popolari del 2019, sfociate in una stagione costituente che si è infranta in due referendum, nei quali le proposte di dare al Paese una nuova “Carta” sono state bocciate. “Ma tutti i partiti sono coinvolti in una vera e propria crisi morale della politica, mentre a livello sociale non esistono media indipendenti, ma molti sono legati a grandi gruppi economici. La manipolazione mediatica è stata molto forte, e lo si è visto in occasione del dibattito sulla nuova Costituzione”. Non sono mancati scandali, mentre la popolazione è, in questo momento, preoccupata per la sicurezza, per l’immigrazione, soprattutto dei cittadini venezuelani, per l’aumento della delinquenza. In questa prospettiva, la stessa qualità della democrazia è in crisi, dato che il consenso oscilla e tende a premiare proposte estreme e polarizzanti. “Un problema di tutta l’America Latina”, conclude Brito.
Una situazione che sottolinea, una volta di più, l’importanza di una società civile che, anche su ispirazione della Dottrina sociale della Chiesa, sappia indicare vie di convivenza più giuste e umane.



