Certo è che nessun capo di Stato ha mai osato tanto.
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Anche quest’anno alla Casa circondariale il periodo pasquale è stato un momento di raccoglimento, carico di umanità e di speranza. Il giorno di Pasqua, la messa è stata celebrata, come di consueto, dal cappellano, don Piero Zardo, con la presenza dei volontari e con l’animazione del coro della parrocchia di Santa Bona. Del tutto speciale anche la giornata dell’11 aprile, in cui si è tenuta la festa pasquale con le famiglie. L’iniziativa è stata promossa dall’area educativa del carcere con la collaborazione di Caritas, La prima pietra e La chioma di Berenice e ha visto la partecipazione di un gruppo di teatro composto da interni ed esterni, che ha saputo intrattenere un pubblico entusiasta di circa 90 persone (volontari compresi) per una ventina di famiglie presenti.
Tra i volontari che hanno accompagnato i detenuti in questi giorni di festa, c’erano alcuni parrocchiani di Castello di Godego, che ci hanno affidato delle testimonianze. “Domenica ho avuto l’opportunità di partecipare alla messa della Domenica delle Palme nel carcere di Treviso. È stata un’esperienza intensa e toccante, che mi ha fatto uscire dalla mia quotidianità e guardare la realtà con occhi diversi. Ciò che mi ha colpito di più è stata l’umanità delle persone incontrate e il clima di raccoglimento durante la celebrazione. In un luogo che spesso associamo solo alla pena, ho percepito, invece, un forte bisogno di speranza, di ascolto e di relazione. Porto a casa il valore delle piccole cose, dell’incontro e della dignità di ogni persona, al di là della sua storia. È stata un’esperienza che mi ha fatto riflettere molto e che sono grata di aver vissuto”.
“La messa in carcere a Treviso è stata un’opportunità per conoscere una realtà della quale spesso non si ha consapevolezza. Il gruppo di volontari, che opera all’interno del carcere, si occupa del reinserimento dei detenuti, permettendo loro di avere un’altra occasione una volta usciti. Nonostante l’ambiente del carcere possa diventare difficile da sostenere nel quotidiano, si è percepito un senso di comunità e di accoglienza da parte dei detenuti”.
“Oggi non ho visto detenuti e visitatori, ma solo persone fragili e sensibili. Spesso dimentichiamo che l’umanità non si ferma ai cancelli. Porto con me gli sguardi, che mi hanno insegnato quanto sia prezioso ogni singolo istante di condivisione e di ascolto”.
Piccoli momenti di grande valore
Don Michael, diacono di Pordenone che collabora con la cappellania, ha preso carta e penna per riportare un’esperienza che apre a una maggiore consapevolezza.
“Sabato 11 aprile, nella Casa circondariale di Treviso, si è svolta la festa di Pasqua dedicata alle famiglie: una mattinata intensa, ricca di emozioni e di divertimento. Oltre alle famiglie e all’educatrice, erano presenti anche alcuni volontari della Caritas e dell’associazione La prima pietra, Francesca, Noemi e Corrado: per noi si è trattato di una prima volta. La festa è stata scandita da attività diverse: dal gioco al teatro, passando per semplici momenti di convivialità, accompagnate da cibo e bevande che abbiamo potuto portare. Uno dei momenti più significativi, senza dubbio, è stato l’apertura dei cancelli: vedere i bambini correre incontro ai propri papà, vedere i genitori abbracciarli e ritrovarsi finalmente con la famiglia riunita è stato profondamente toccante. In quell’istante si è percepito chiaramente quanto questi incontri siano preziosi e attesi. Accanto all’entusiasmo dei bambini, era evidente anche la presenza attenta e affettuosa delle mogli. La mattinata è, poi, proseguita all’insegna del gioco: partite di calcio e basket, aquiloni fatti volare e, come novità, una postazione di truccabimbi. È stato bello condividere il tempo con i bambini, nei quali era evidente la gioia di poter stare con la propria famiglia, in uno spazio aperto. I più grandi si sono organizzati in autonomia nei giochi di squadra, mentre i più piccoli hanno coinvolto maggiormente noi volontari in attività semplici, ma altrettanto piene di energia e spontaneità. In diversi momenti, soprattutto quando i bambini erano impegnati nei giochi tra loro o insieme a noi volontari, si creavano spontaneamente piccoli spazi per le coppie: occasioni semplici, come una passeggiata un po’ più lontano da dove si concentrava la folla, ma profonde e fatte di sguardi e di vicinanza. Si percepiva quanto anche per loro fosse importante ritrovare, seppur per qualche momento, una dimensione intima, oltre che familiare. Poi, sono arrivati anche i ragazzi che partecipano al corso di teatro che si svolge il mercoledì. Il loro intervento è stato allo stesso tempo divertente e molto toccante: tra uno sketch e l’altro, infatti, due di loro hanno cantato dei brani che avevano scritto, con testi profondi che hanno trasmesso emozioni autentiche. Al termine della rappresentazione, i ragazzi si sono fermati a condividere il resto della mattinata con noi e le famiglie: questo ha dato vita a un momento di confronto spontaneo e significativo, che raramente si riesce a vivere con chi è detenuto. In questo senso, la vicinanza di età tra noi volontari e alcuni di loro ha sicuramente facilitato il dialogo, rendendolo più diretto e sincero. Il momento dei saluti è stato particolarmente intenso e carico di emozioni, segnato da abbracci stretti, sguardi e parole che cercavano di trattenere ancora un po’ quel tempo condiviso. Nel complesso, la festa si è rivelata un’esperienza preziosa per tutti i partecipanti. Non è stata soltanto un’occasione di svago, ma anche un momento in cui, almeno per qualche ora, è stato possibile ricostruire legami, sentirsi parte di una famiglia e condividere una quotidianità diversa. Vedere i detenuti poter vivere del tempo assieme alle proprie famiglie, partecipare ai giochi e condividere gesti semplici ma significativi, è stato qualcosa di profondamente toccante. Aver avuto la possibilità di essere presenti e di condividere questi momenti con loro ci ha fatti crescere, lasciandoci dentro una consapevolezza più profonda del valore di questi incontri.