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Dal Narciso al vero amore. L’esempio di Maria

Il mito di Narciso è uno dei più celebri della storia: le vicende del ragazzo che, specchiandosi nell’acqua, cadde vittima dell’amore per se stesso, della propria bellezza e, per poterla ammirare sempre più e sempre meglio, si avvicina talmente che cade e affoga. Un mito famoso al punto che ancora oggi non è raro sentire l’espressione: “È un Narciso“ e nell’ambito della psicologia, precisamente della psicopatologia, si parla del disturbo di narcisismo primario. Si dice Narciso di una persona che fa ruotare tutta la vita intorno al proprio ombelico: “tutto intorno a me”. Diceva una famosa pubblicità: “per l’uomo che non deve chiedere mai”. È una visione che, mentendo, fa credere che noi siamo il Dio di noi stessi; e gli artefici del nostro destino e gli altri sono satelliti che ruotano attorno all’orbita del nostro io. Narciso è allo stesso tempo chi, guardando solo se stesso, non si lascia amare, non si lascia toccare dagli altri e non si lascia scomodare, non ascolta i bisogni degli altri perché conosce una sola lingua: la sua. I frutti dell’albero del narcisismo sono la superbia, l’insoddisfazione e la tristezza, la dipendenza dai piaceri di ogni tipo e, in ultima analisi, il frutto più deleterio: la solitudine e la morte del vero amore. Invece i frutti dell’albero dell’amore vero sono frutti di gioia, pace, di amicizia, del cercare e trovare aiuto per le nostre difficoltà e compagnia per le nostre solitudini; certo, amare costa fatica e anche sacrificio, ma proprio per questo dona soddisfazione e maturità umana. Il vero amore prende la forma di Maria (siamo nel mese di maggio a lei dedicato) che davanti all’annuncio dell’angelo: “Salve piena di grazia”, non solo rimane sorpresa, ma addirittura turbata perché non si sente degna di una simile chiamata. Si vede, si sente piccola, non si compiace e non si vanta, ma proprio per la sua umiltà e purezza ha compiuto e compie meraviglie. La sua vita è libera perché non è centrata su di sé, ma su Dio e il prossimo: Maria è l’antidoto al narcisismo imperante.

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