Almeno stando ai numeri.
La nuova vitalità della fede si concretizza nelle numerose domande di persone...
L’aggressione a un’insegnante da parte di un tredicenne, avvenuta a Roma lo scorso settembre, ha riacceso il dibattito sulla violenza giovanile. Si è parlato di controlli, divieti e sanzioni che possono essere necessari per garantire la sicurezza. Di fronte a questi episodi, però, emerge una domanda che riguarda tutti noi adulti: siamo capaci di pensare l’educazione prima di essere costretti a reagire? Ci troviamo spesso a gestire situazioni che richiedono interventi immediati, dalla correzione di un comportamento alla risoluzione di un conflitto, fino alla necessità di far rispettare una regola. Sono occasioni che ci chiedono di interrogarci sul senso del nostro agire educativo e sulla capacità di creare le condizioni perché un ragazzo possa crescere e distinguere ciò che è bene da ciò che non lo è. Educare è anche un esercizio di ragionevolezza, che richiede a noi adulti la capacità di fermarci, osservare e valutare le conseguenze delle nostre scelte. Le regole che proponiamo ai ragazzi hanno bisogno di essere giuste, proporzionate e comprensibili, così che possano riconoscerne il valore e il significato. È attraverso questo esercizio di dialogo che l’autorevolezza dell’adulto diventa credibile e aiuta i giovani a maturare una propria capacità di giudizio. Ogni ragazzo porta con sé una storia, fragilità e risorse che chiedono di essere conosciute e valorizzate. L’educazione diventa allora un esercizio di attenzione e di cura, nel quale siamo chiamati a riconoscere l’unicità di ciascuno e ad accompagnarne il cammino. Come ricorda il filosofo Josep Maria Esquirol, «L’educatore non può percorrere il cammino per l’allievo». Può però aiutarlo a riconoscere le proprie possibilità, offrirgli strumenti e sostenerlo nelle scelte. Forse è proprio questa una delle responsabilità più grandi che abbiamo come adulti educatori. Imparare a pensare il nostro agire educativo, affinché i ragazzi possano crescere nella libertà e nella responsabilità, diventando progressivamente capaci di scegliere con la propria testa.