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Giornata della consapevolezza sull’autismo: in aumento le diagnosi a tutte le età

Tante le iniziative, dal 2 aprile, per riflettere sulle neurodivergenze: sono oltre 8 mila le sindromi riconosciute e a ognuna va data una risposta
02/04/2026

Il 2 aprile, Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, ci offre un’occasione per tornare a parlare di autismo e di persone neurodivergenti, quindi anche persone con Adhd, disturbi dell’apprendimento: sono oltre 8 mila le sindromi riconosciute.

A Treviso e in tutta la provincia è stato lanciato un nuovo calendario di iniziative “in blu” che proseguiranno per tutto il mese di aprile. Il blu infatti dal 2007 è stato dichiarato colore simbolo dell’autismo, perché “associato a fiducia, stabilità e competenza”. Come ricorda Ivano Pillon, presidente del Coordinamento Associazioni disabilità Treviso, nel nostro territorio operano con impegno tantissime associazioni e questi eventi sono un’ottima occasione per conoscere più da vicino la splendida umanità che le vive, spesso con il sorriso e un invidiabile ottimismo, ma altrettanto spesso con fatica e preoccupazione.

Calendario

Il calendario delle iniziative ha preso avvio il 29 marzo con la quarta “Camminata in Blu e non solo” a Treviso (che ha visto la partecipazione di 200 persone) e con la nona “Camminata per l’autismo” in partenza da Onigo di Pederobba.

Sono proseguite il 2 aprile con il laboratorio inclusivo “Caro diario... tutte le storie meritano di essere raccontate” in biblioteca G. Comisso di Treviso, una mattinata di “porte aperte” al Centro per l’Autismo Samarotto di Visnadello di Villorba e una cena solidale a Preganziol.

L’11 aprile sarà la volta della “Camminata in Blu” a Roncade, mentre il 17 aprile a Vedelago si terrà il convegno “Avvicinando la neurodiversità”. Il giorno successivo, 18 aprile, sono in programma il “Picnic in Blu” e l’esibizione del complesso “Black Boys” a Vascon. Il calendario proseguirà il 26 aprile con una cena solidale in Blu a San Vendemiano e si concluderà il 29 aprile con la camminata “Insieme per l’autismo” a Vedelago. Durante tutto il mese di aprile sono inoltre previste iniziative di sensibilizzazione nelle scuole e campagne informative sui social, nell’ambito del progetto “Includere leggendo” e della campagna europea “Not Invisible”.

Focus autismo

Secondo l’Osservatorio nazionale Autismo dell’Istituto Superiore di Sanità, l’autismo (nel suo spettro davvero molto ampio) si manifesta in circa 1 bambino su 77 nella fascia di età 7-8 anni. Lisa Loschi, referente Centro riferimento regionale per i disturbi dello spettro autistico, spiega che anche nella provincia di Treviso i numeri sono significativi, con 10-12 nuove diagnosi al mese.

Il Centro (un servizio di secondo livello e quindi trasversale agli altri servizi Età evolutiva, Disabilità e Csm, che esiste dal 2021) nello scorso anno ha svolto circa 400 valutazioni dai 16 anni di età in su. L’autismo è una condizione di funzionamento neurodivergente che la persona ha fin dalla nascita, ma ce ne si può accorgere (o meglio, si può arrivare alla diagnosi) anche da adulti: “In questi casi la diagnosi è quasi un sollievo, perché parliamo di persone molto fragili che finalmente possono intraprendere un percorso abilitante che renda più semplice il loro stare al mondo e i loro rapporti interpersonali” afferma la dottoressa Loschi. Solo negli ultimi dieci anni gli specialisti riescono a valutare questi casi con competenza: ecco perché si dice che c'è un aumento, ma in realtà l’aumento è solo nella diagnosi; oltretutto, nel momento in cui a un figlio viene diagnosticato l’autismo, si scopre che lo ha anche uno dei genitori, proprio perché è un fatto genetico.

Oltretutto, statisticamente colpisce di più i maschi: “Nelle femmine c'è una grandissima difficoltà a individuarlo perché sono bravissime nel masking, cioè nel camuffarsi, e sono molto performanti, ma lo fanno con un livello di stress e di angoscia grandissimo” racconta Loschi.

I gruppi e le associazioni

Il grande lavoro che fa il Centro è quello di offrire dei pacchetti di gruppi di “social skill”, cioè di ragazzi che omogeneamente funzionano allo stesso modo: così è possibile attivare una modalità psicoeducativa mirata che valorizzi e migliori le proprie competenze sociali; parallelamente ci sono anche gruppi di “parent training”, ovvero dedicati ai genitori, ai parenti, agli amici. Non si tratta di “ri”abilitare, perché non si tratta di una malattia: si parla invece di “abilitazione”, cioè si aiuta a stare meglio al mondo, a soffrire meno rispetto all’andare a scuola, affrontare un lavoro, riuscire ad avere relazioni interpersonali. Prima si inizia il percorso abilitante, meglio è; può durare anche tutta la vita, perché con qualche tecnica e suggerimento in più si dà la possibilità alle persone di stare bene. “In questi anni abbiamo lavorato molto bene anche con le associazioni” conclude Loschi “affinché fossero sempre più capaci e autonome nell’ottenere fondi dai bandi regionali dedicati: grazie al loro impegno, questi gruppi di lavoro, le attività, i percorsi di autonomia sono possibili anche all’interno delle stesse associazioni”.

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