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Ulss 2, l’eredità di Benazzi: “Dieci anni complessi, ma ricchi di soddisfazioni”

“I passaggi più salienti di questi dieci anni? Sono davvero tanti, ne ricordo alcuni: l’unificazione delle tre Ulss, momento delicatissimo. La realizzazione della Cittadella della Salute di Treviso, investimento da oltre 250 milioni di euro. La risposta alla pandemia”, ha detto il direttore generale

“I passaggi più salienti di questi dieci anni? Sono davvero tanti, ne ricordo alcuni: l’unificazione delle tre Ulss, momento delicatissimo. La realizzazione della Cittadella della Salute di Treviso, investimento da oltre 250 milioni di euro. La risposta alla pandemia che, nella Marca, ha visto 517.000 casi gestiti, più di 2 milioni di dosi vaccinali somministrare e 18 centri vaccinali avviati. Poi, ancora, la rivoluzione territoriale con il Pnrr, oltre 61 milioni di euro per 17 Case di Comunità, 8 Centrali Operative Territoriali già tutte operative, 6 Ospedali di Comunità. Treviso diventata città universitaria per la Medicina: oggi abbiamo oltre 1.350 studenti, una sede nuova inaugurata nel 2024 e in itinere uno studentato in Stazione realizzato con Rfi, e ancora l’innovazione tecnologica diffusa: due robot Da Vinci, un robot per l’ortopedia, l’intelligenza artificiale nella diagnostica per immagini, la telemedicina con oltre 350.000 prestazioni erogate, la diagnostica decentrata nelle RSA che ha ridotto del 40% i ricoveri”.

Dopo un decennio alla guida dell’Ulss 2 Marca trevigiana, 880.000 cittadini e 9.500 dipendenti, il direttore generale Francesco Benazzi ha presentato oggi, assieme all’attuale direzione strategica (il direttore sanitario Stefano Formentini, il direttore amministrativo Patrizia Mangione e il direttore dei servizi socio-sanitari Paola Vescovi), il Bilancio di Mandato 2016-2026. Un traguardo importante, 328 pagine di un volume che racchiudono dieci anni di cambiamenti, sinergie, innovazioni, fatiche, donazioni e che non a caso, ha voluto prendere spunto dalla splendida canzone di Battiato, La cura, “perché dietro ogni azione, dietro ogni investimento, dietro ogni scelta abbiamo sempre cercato di prenderci cura: dei nostri assistiti, del nostro personale, della comunità tutta”, sottolinea il direttore generale.

”Narrare dieci anni di attività in un’organizzazione di queste dimensioni ha richiesto una sintesi attenta - ha precisato –. Quello che abbiamo costruito in questi anni appartiene a tutti: ai nostri professionisti, ai cittadini, alle comunità della Marca”.

C’è un numero che spiega più di ogni altro la sfida sanitaria della Marca trevigiana: l’indice di vecchiaia è passato da 156 nel 2016 a 190 nel 2025, con un incremento del 21% in meno di un decennio. Oggi oltre 213.000 residenti hanno più di 65 anni, quasi un quarto della popolazione, e le proiezioni al 2045 disegnano uno scenario ancora più impegnativo: gli ultra64enni cresceranno del 41%, gli ultra74enni del 54%. Un paziente over 65 porta con sé in media 3,2 patologie croniche contro 0,8 di un under 40: non si tratta solo di curare più persone, ma di curare persone con bisogni molto più complessi. Sono questi numeri a spiegare perché l’Ulss 2 ha scelto di investire così profondamente sulla prossimità, sull’integrazione socio-sanitaria, sulla sanità che entra nelle case.

Il cuore della rete è l’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, Hub provinciale con oltre 37.000 ricoveri annui, centro di riferimento per cardiochirurgia, neurochirurgia, chirurgia oncologica complessa, terapia intensiva neonatale e centro trapianti. Attorno a esso, una rete di Spoke che porta l’eccellenza vicino ai cittadini: Conegliano, Vittorio Veneto, Castelfranco Veneto, Montebelluna e Oderzo. In dieci anni la rete ha registrato una crescita costante dell’attività arrivando nel 2025 a: circa 98.300 ricoveri annui, 298.000 accessi al Pronto Soccorso, 46.000 interventi chirurgici, 2.800.000 prestazioni specialistiche. La tecnologia ha accompagnato questa crescita: due robot Da Vinci a Treviso e Conegliano, navigazione robotizzata per le protesi di ginocchio, quattro acceleratori lineari per la radioterapia, mammografi con intelligenza artificiale.

“I miei dieci anni all’Ulss 2 sono stati anni complessi ma, anche molto ricchi di soddisfazioni: quella che lascio, con inevitabile commozione dopo tanti anni in cui ho trascorso più tempo qui che a casa, è un’Azienda sana in cui operano professionisti di alto livello. Certo non perfetta, perché la perfezione non esiste, ma più integrata, più innovativa, più umana, più vicina ai cittadini. A tutti, personale, sindaci, associazioni, volontariato va il mio più sentito ringraziamento e l’invito a continuare ad aver cura della nostra sanità che, il recente caso di Lindsey Vonn lo conferma, tanta parte del mondo ci invidia”.

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