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Coronavirus, i consigli della psicologa: "Le emozioni siano proporzionate"

“In questi casi i modi per far fronte alla paura irrazionale, che può sfociare nel panico, sono sostanzialmente tre: tenere comportamenti adeguati, avere pensieri corretti ed emozioni fondate”. Non demonizza il sentimento della paura, la psicologa trevigiana Marina Raffaele, alla quale ci siamo rivolti per una “lettura” della vicenda coronavirus e per avere alcuni semplici consigli comportamentali.

06/03/2020

“In questi casi i modi per far fronte alla paura irrazionale, che può sfociare nel panico, sono sostanzialmente tre: tenere comportamenti adeguati, avere pensieri corretti ed emozioni fondate”. Non demonizza il sentimento della paura, la psicologa trevigiana Marina Raffaele, alla quale ci siamo rivolti per una “lettura” della vicenda coronavirus e per avere alcuni semplici consigli comportamentali. “La paura è un’emozione potentissima e utilissima, una delle sei emozioni fondamentali della persona umana - spiega -. Ci sono casi in cui la paura ci fa scappare, e ci salva dai pericoli e qualche volta ci salva proprio la vita. In generale, non esistono emozioni positive o negative, ma funzionali o disfunzionali, tutto dev’essere proporzionato”.

Il punto, dunque, è capire quale sia la “giusta proporzione” di paura da avere in un momento come questo. “In tale contingenza - prosegue la psicologa -, così come per altri fenomeni globali contemporanei, pensiamo per esempio agli attentati terroristici, ci troviamo ad avere paura per fenomeni di cui non abbiamo esperienza, che non conosciamo e viviamo direttamente. Sono fatti che ci vengono raccontati, il più delle volte attraverso una narrazione mediatica, che tende per sua natura ad amplificare i fatti, o ancora di più attraverso i social network. E’ facile, dunque, che la paura cresca esponenzialmente e diventi eccessiva rispetto al rischio oggettivo, e che magari si trasformi in panico, in qualcosa di non controllato, disfunzionale, esagerato”. A tutto questo, “si aggiunge la paura dell’ignoto, arriva un virus di cui tutti parlano come di qualcosa di inedito. Così, ci facciamo prendere dal panico per una cosa sconosciuta, mentre finiamo con il non preoccuparci più di qualcosa che riteniamo normale, come la «solita» influenza”.

Ecco, allora, la prima avvertenza, quella di avere “emozioni fondate” e non spropozionate. Ci riusciamo se riusciamo a fare “pensieri corretti”, cioè se “consideriamo il pericolo oggettivo. Allora, in questo caso, ci rendiamo conto che il pericolo c’è, inutile negarlo, tutti siamo a rischio contagio. Però, poi facciamo i conti con i numeri e capiamo ben presto che è molto basso il rischio che venga messa in pericolo la nostra vita. Piuttosto, le nostre autorità sono preoccupate per l’eventualità di un collasso delle nostre strutture sanitarie. Da psicologa, aggiungo che il panico genera stress e abbassa le difese immunitarie, e questo è un motivo in più per affrontare la cosa con razionalità”. Ed è questo a generare comportamenti corretti e adeguati.

Tutto ciò vale anche dal punto di vista educativo, conclude la dottoressa Raffaele: “E’ fondamentale spiegare a ragazzi, adolescenti e giovani di cercare informazioni attraverso fonti affidabili, con credibilità scientifica. Per quanto riguarda i bambini, io parto sempre dal presupposto che non bisogna raccontare bugie o tenere segreti. E’ opportuno parlare con loro apertamente di quello che accade, ma sempre in modo rassicurante e rasserenante, restando nell’oggettività”.

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