Almeno stando ai numeri.
La nuova vitalità della fede si concretizza nelle numerose domande di persone...
“Qui non si tratta di essere pro o contro la maggioranza, ma di guardare i numeri, non è un’opinione, è la realtà”. Il professor Roberto D’Alimonte, politologo, docente alla Luiss di Roma, è considerato uno dei maggiori esperti di leggi elettorali. Contribuì alla stesura del cosiddetto “Italicum”, il sistema elettorale approvato dal Parlamento negli anni del Governo Renzi, legge che stabilì un vero e proprio primato: una volta approvata, non fu mai “sperimentata”, e sostituita, durante la legislatura, da quella che abbiamo avuto fino alle Politiche del 2022. Per alcuni aspetti, l’Italicum assomigliava al “Melonellum”, la legge elettorale approvata la scorsa settimana con voti dell’attuale maggioranza. Solo per alcuni però, secondo il giudizio di D’Alimonte, che “boccia” il provvedimento appena approvato, in quanto non garantisce quello che promette: la governabilità, e la certezza che il Governo sia quello “scelto dagli elettori”.
Perché questo giudizio negativo?
Guardi, premetto che io sono a favore del maggioritario e del fatto che ci siano dei premi di maggioranza. Ma qui il problema è evidente. Paradossalmente, non abbiamo approvato una legge elettorale, ma due in un colpo solo. Stabilendo che il premio di maggioranza scatti solo se la coalizione vincente superi il 42 per cento, abbiamo, in pratica, “sdoppiato” la legge. Se si oltrepassa la soglia, la legge funziona. Ma se nessuno raggiunge quella percentuale, ci troviamo di fronte a un sistema proporzionale puro. In quel caso, tornerebbero a essere protagoniste le segreterie dei partiti, con un’ulteriore aggravante...
Quale, professore?
Che ci troviamo dentro a un sistema molto polarizzato, sarebbe difficile trovare accordi tra i diversi schieramenti, il rischio di ingovernabilità sarebbe molto alto.
Cosa serviva, per evitare questo scenario?
Ci troviamo in questa situazione perché la maggioranza non ha voluto “chiudere” il sistema attraverso il ballottaggio tra le due coalizioni più votate, nel caso la soglia non fosse stata superata. In tal modo, avremmo avuto un sistema sicuramente maggioritario. La realtà è che ci hanno provato, la stessa presidente Meloni ci ha provato. Nel testo originario della legge era stato previsto un ballottaggio “farlocco”, non poteva reggere, anche rispetto a eventuali rilievi della Corte Costituzionale. Ma non c’è stato il coraggio di inserire, invece, un ballottaggio “vero”.
Qualcuno afferma che il ballottaggio è praticabile se esiste una sola Camera a dare la fiducia. Paradossalmente, anche se improbabile, potrebbero saltar fuori due esiti diversi tra Camera e Senato...
Se è per quello, il rischio esiste anche con il premio di maggioranza previsto dall’attuale legge... L’errore iniziale dell’attuale Governo sta nel non aver impostato, godendo di un forte consenso, già dal 2022 una riforma costituzionale che prevedesse la trasformazione del Senato in Camera delle Regioni, per superare l’attuale bicameralismo. C’è poco da dire, questa legge elettorale è mal fatta, per i motivi che ho detto, non per l’entità del premio di maggioranza previsto, che, a mio avviso, è adeguato.
Si afferma, però, che questa legge spingerà a creare coalizioni ampie e favorirà il cosiddetto “voto utile”. Non pensa che le cose andranno così?
Più che altro, questa è la speranza di Giorgia Meloni. Può darsi che le cose vadano così, ma non è detto. Paradossalmente, in un clima di polarizzazione, potrebbe essere favorita una forza estrema come Futuro nazionale di Vannacci. Nessuno sa come gli elettori daranno il loro “voto utile”. Io, però, parto dai numeri: nel 2022, il centrodestra unito ha preso poco meno del 44%. E se si presenta diviso... tragga lei la conclusione.
Paradossalmente, potrebbe essere favorito un centrosinistra unito... sarebbe un clamoroso autogol...
Anche in questo caso, può darsi, ma da quella parte mi pare che tutto sia in alto mare. Non sappiamo ancora quanto male si faranno con le primarie, che portano con sé il rischio di mostrare al Paese una coalizione divisa. Insomma, previsioni non se ne possono fare, bisognerà vedere coma andranno le cose tra Meloni e Vannacci, tra Conte e Schlein, come incideranno i prezzi dei carburanti, l’andamento dell’economia, le guerre.
Un altro aspetto molto dibattuto della nuova legge riguarda il ritorno delle preferenze, ma solo dopo i capilista bloccati...
Sulle preferenze, il mio ragionamento è un po’ articolato. In passato, sono stato contrario, vedendoci i difetti più dei pregi. “Spaccano” i partiti, introducendo un elemento di forte competizione interna, per di più nell’attuale contesto di partiti deboli; fanno lievitare i costi della campagna elettorale; facilitano l’influenza di organizzazioni criminali. Al tempo stesso, oggi viviamo una forte crisi della partecipazione alle elezioni, è difficile non dare questa possibilità agli elettori. Dunque, non mi straccio le vesti, ma la mia è rassegnazione a un male minore. C’è, poi, il fatto che i capilista restano bloccati e le forze minori, comunque, eleggeranno solo i nomi in cima alle liste. Il sistema potrebbe pure funzionare, anche se ci si può chiedere se non fosse stato il caso, a questo punto, di reintrodurre completamente le preferenze.
L’altro tema che suscita polemica è l’altissimo numero di firme necessarie per presentare una lista non presente in Parlamento. Condivide?
Sì, il principio è valido, ma si è ecceduto. Un pasticcio, rispetto al quale, forse, la Corte costituzionale interverrà.