Almeno stando ai numeri.
La nuova vitalità della fede si concretizza nelle numerose domande di persone...
Dopo 36 anni dalla sua inaugurazione, l’organo a trasmissione meccanica Tamburini op. 879 del 1990 torna protagonista della Rassegna organistica d’autunno, storica manifestazione musicale di Cappella di Scorzè. L’edizione 2026 assume un significato particolare: oltre a proporre tre concerti affidati a interpreti di rilievo, rappresenta una sorta di nuova inaugurazione dello strumento, recentemente sottoposto a un’importante opera di pulizia generale e di reintonazione. L’intervento è stato possibile grazie all’iniziativa della parrocchia, del Consiglio per gli affari economici, al sostegno dei parrocchiani e al contributo dell’Amministrazione comunale. Un investimento che restituisce alla comunità uno strumento rinnovato, permettendo al pubblico di riscoprirne pienamente le caratteristiche sonore.
Ad aprire la rassegna, domenica 11 ottobre, è stata Alice Nardo, organista padovana residente in Francia, accompagnata dal clarinettista Gianluca Manoli.
Domenica 18 ottobre, sarà la volta dell’organista Sarah Kim, ospite internazionale di origini e formazione musicale cosmopolite. Il suo programma attraverserà epoche e linguaggi differenti, da Bach a Händel, passando per Schumann, Reger, Philip Glass e Saint-Saëns. Un percorso volutamente vario, pensato per mettere in luce la straordinaria duttilità dell’organo e offrire al pubblico un ascolto coinvolgente attraverso repertori dal Barocco alla contemporaneità.
La rassegna si concluderà domenica 25 ottobre, con un appuntamento dedicato al rapporto tra organo e voce. Protagonisti saranno l’organista Anna Panozzo e l’ensemble femminile La Rose diretto da Serena Peroni. Il programma proporrà un viaggio tra Ottocento, Novecento e musica contemporanea, con pagine di Brahms, Mendelssohn, Rutter, Cecilia McDowall e Lanaro, affiancate da importanti momenti solistici per organo, con musiche di Lefébure-Wély, William Faulkes e Bédard.
La Rassegna si conferma, così, come un’occasione di incontro tra tradizione e contemporaneità: da un lato la storia dell’organo Tamburini e della manifestazione, dall’altro la scelta di affidare i tre concerti a interpreti capaci di proporre programmi diversi e aperti anche a chi si avvicina per la prima volta al repertorio organistico.