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Buongiorno di speranza: dalla culla alla tomba. Dio stesso percorre il mistero del dolore

“Forse, non è possibile accostarsi al segreto delle anime ferite dalla sofferenza se non siamo capaci di accogliere questa sofferenza, come la nostra possibile sofferenza”. Questa convinzione dello psichiatra Eugenio Borgna, non riguarda solo noi, ma anche Dio.

“Forse, non è possibile accostarsi al segreto delle anime ferite dalla sofferenza se non siamo capaci di accogliere questa sofferenza, come la nostra possibile sofferenza”. Questa convinzione dello psichiatra Eugenio Borgna, non riguarda solo noi, ma Dio stesso. In questo nostro abissale mistero di dolore, Dio non aveva altra scelta che percorrererlo lui stesso, fino in fondo: dalla culla alla tomba. L’aveva capito Francesco d’Assisi quando nel presepio di Greccio fece celebrare la Messa sulla mangiatoia. Il bambino di Betlemme è il Dio del calvario. A Natale Dio si accosta ad ogni ferita umana. In essa si nasconde, come in una grotta o in sepolcro, e in essa si fa presenza amica. Così Dio sa trarci fuori da ogni disperazione. Che altro è Natale, se non l'annuncio che il gran travaglio della vita avrà termine con una nascita, proprio quando tutto sembrerà perduto per sempre nel buio di una tomba? Lo sapevano bene i cristiani degli inizi, che per secoli usarono il termine “Natale” per indicare il giorno della morte.

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