Mauro Corona è noto al pubblico anche per la sua partecipazione, in qualità di opinionista e tuttologo,...
Veglia ecumenica diocesana a Mogliano: l’impegno per l’unità è una responsabilità quotidiana
Nella chiesa di Santa Maria Assunta a Mogliano Veneto, si è svolta mercoledì 21 gennaio la veglia diocesana per l’unità dei cristiani, un appuntamento che, anche quest’anno, ha riunito fedeli e ministri delle Confessioni cristiane che hanno voluto aderire, all’insegna della preghiera comune e del desiderio di unità. La celebrazione ha costituito l’evento più significativo delle celebrazioni per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.
La celebrazione è stata presieduta da mons. Mauro Motterlini, vicario generale, in rappresentanza del vescovo Michele, impegnato nel viaggio missionario in Ecuador. Il Vicario ha sottolineato come il dialogo ecumenico non sia un ambito marginale, ma una dimensione costitutiva della vita della Chiesa. L’unità dei cristiani, infatti, non è solo un obiettivo futuro, ma una responsabilità quotidiana che passa attraverso l’ascolto, la preghiera e la testimonianza condivisa di chi abita uno stesso territorio. A confermarlo la partecipazione di padre Victor Postoronca, della parrocchia ortodossa rumena di Mogliano, accompagnato dal cantore Stefan, p. George Mihai, della parrocchia ortodossa rumena di Cittadella e di San Martino di Lupari (Lovari), p. Claudiu Stupineanu, della parrocchia ortodossa rumena di Spinea, p. Ioan Ciobanu, della parrocchia ortodossa moldava di Treviso, il pastore Johannes Ruschke, della Chiesa luterana di Venezia, che celebra anche a Treviso, e Sammuel Paz Landim, in rappresentanza della Chiesa battista Agape di Treviso.
Particolarità della veglia di quest’anno è che ciascuna confessione vi ha contribuito offrendo una preghiera o una riflessione attinta dalla propria tradizione, con la quale invitava tutti i presenti a pregare. Un segno eloquente di come l’unità, pur non essendo ancora pienamente realizzata, sia già sperimentabile nella preghiera e nel reciproco riconoscimento di essere membra dell’unico Corpo di Cristo. La Parola di Dio, che chiamava i discepoli a seguirlo (cfr. Mc 1,16-20), proclamata e meditata insieme all’inizio della celebrazione, ha ricordato quale sia il fondamento del cammino di comunione.
Particolarmente significativo è stato il momento dedicato alla preghiera per la pace, che ha coinvolto l’intera assemblea con un gesto simbolico, ispirato dalla tradizione armena, che quest’anno ha elaborato il sussidio. Rivolgendo di volta in volta lo sguardo e l’invocazione in direzione dei quattro punti cardinali, i fedeli presenti, guidati sempre da un ministro diverso, hanno abbracciato idealmente tutto il mondo, segnato da guerre, violenze e profonde fratture. Un gesto semplice, ma carico di significato, che ha ricordato come l’unità dei cristiani sia intimamente legata all’impegno per la pace. Un impegno ulteriormente evidenziato nella parte finale della celebrazione, che si è conclusa nel chiostro adiacente alla chiesa, con del sale gettato nel fuoco. Il sale, infatti, nella tradizione biblica, richiama l’alleanza, la sapienza e la fedeltà; il fuoco evoca la presenza dello Spirito santo, la purificazione e la trasformazione. Pertanto, nel gesto del sale che si consuma nel fuoco, ravvivandolo, è risuonata la chiamata evangelica a essere “sale della terra e luce del mondo”, cioè cristiani capaci di donarsi senza riserve, lasciandosi trasformare dall’amore di Dio per diventare segno di speranza e di unità nel mondo.



