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Gabriele, un anno fa il battesimo ora la missione in Kenya

Sabato 22 ottobre l'invio durante la veglia missionaria. Parte per l'Africa come un “dono di fede” Gabriele, lui che la fede l’ha riscoperta e coltivata solo da poco. Quarantadue anni, laurea in filosofia, conduce laboratori d’arte in varie comunità terapeutiche e centri diurni del territorio.

Parte per il Kenya come un “dono di fede” Gabriele (nella foto il secondo da sinistra), lui che la fede l’ha riscoperta e coltivata solo da poco. Quarantadue anni, laurea in filosofia, conduce laboratori d’arte in varie comunità terapeutiche e centri diurni del territorio. Ha fondato l’associazione Tapu, che promuove e sostiene il lavoro artistico di persone che operano in condizioni di marginalità sociale o psichica. Lavora da tempo anche con i bambini. E proprio tre anni fa, al termine di un laboratorio estivo, ascolta Albert, un bimbo russo di sei anni, che racconta la propria storia di adozione, un passato difficile nella terra di origine. “Un pugno allo stomaco la storia di quel bambino - ammette -, le sue difficoltà, le violenze, come è dura avere sbattuta in faccia ogni giorno la realtà drammatica delle migrazioni di interi popoli. E la domanda: posso continuare a fare finta che non mi riguardi?”.
Cercava un modo per contribuire a un cambiamento, Gabriele, “non per salvare il mondo, ma solo per fare la mia parte”. E così ha deciso che voleva spendere qualche anno della sua vita in progetti di sviluppo e di vicinanza alle popolazioni più in difficoltà. “Ho cercato e bussato a diverse porte - racconta -, ma non ho trovato nessuno che mi offrisse quello che cercavo, con le motivazioni che volevo metterci dentro. Poi sono entrato in contatto con il Centro missionario diocesano, prima con Cristiano Maronilli e poi con don Silvano Perissinotto, e il primo “sì” l’ho ricevuto da loro, con la proposta di un cammino di formazione, Ospiti solidali, e con il suggerimento di un’associazione, l’Accri (associazione di cooperazione cristiana internazionale), che opera per una cultura di solidarietà tra i popoli e che invia solo volontari, adeguatamente preparati, e non professionisti della cooperazione”. Da sempre attento al messaggio cristiano, anche se lontano dalla Chiesa, Gabriele un po’ alla volta sente il bisogno di fare un cammino di fede. Ad accompagnarlo don Silvano Filippetto, parroco a Marcon. Il percorso del catecumenato dura due anni, poi, nella veglia pasquale dell’anno scorso, finalmente, diventa cristiano. “Mi emoziona ricevere l’invio dal Vescovo nella chiesa cattedrale che mi ha accolto per il mio battesimo poco più di un anno fa” dice Gabriele.
“Da un’idea di taglio solo sociale è diventato un progetto radicato nella fede, e di collaborazione con la chiesa e con la missione dove andrò, nella zona di Embu, con un missionario triestino”. L’associazione è in Kenya da 30 anni e in questa zona, che soffre di siccità, sono attivi dei progetti di sviluppo comunitari, in particolare per la raccolta dell’acqua e gli orti didattici. La missione fa da base, con le scuole, i laboratori, il centro giovani. “L’ottica dell’Accri è la sostenibilità dei progetti, una volta partiti i volontari - spiega Gabriele -. E’ fondamentale, quindi, mettersi in ascolto della realtà, dei bisogni delle persone, e camminare con loro. Con uno stile di povertà e servizio, come ci suggeriscono le beatitudini e come quest’anno della misericordia ci ha ricordato”.
Ha fatto l’ottavo e ultimo vaccino, Gabriele, e tra pochi giorni partirà. “Non vedo l’ora - ammette -. In questo progetto sto scommettendo tutta la mia vita, come un giocatore di poker che mette sul tavolo tutta la posta. Saranno due anni per il momento, ma io spero che diventino di più. E spero di poter testimoniare ad altri la gioia di questa scelta”.

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