Scuola e violenza
Sul piano educativo ci si trova, spesso, disarmati perché se la violenza minorile sta...
Il mondo giovanile cambia rapidamente e per gli adulti non è facile comprenderlo; per questo il confronto tra educatori e genitori è fondamentale. Sabato 16 maggio, a Paese, oltre 150 persone (una settantina di coppie, alcuni nonni, e due consiglieri comunali, di entrambi gli schieramenti) si sono riunite nella sala parrocchiale, per riflettere su disagi e aggressività manifestati da alcuni gruppi di ragazzi, tanto che, talvolta, sono state interessare le forze di pubblica sicurezza.
L’obiettivo era confrontarsi per individuare soluzioni adeguate, ma anche trovare sostegno e condivisione, di fronte alle difficoltà educative emerse dopo che alcuni episodi, accaduti nell’autunno scorso, hanno indotto la parrocchia a chiudere temporaneamente, a malincuore, le strutture ricreative accanto alla chiesa.
Per questo, i sacerdoti hanno voluto promuovere l’assemblea dei fedeli - una novità da molti anni a questa parte - in un’assunzione di responsabilità condivisa: l’educazione dei giovani, infatti, non riguarda solo famiglie e educatori, ma chiama in causa l’intera società.
L’assemblea si è aperta con l’introduzione di Serena, del comitato promotore dell’evento, che ha dato la parola a Debora, del Circolo Noi, titolare della gestione delle strutture. Ha poi preso la parola il parroco, don Giuseppe Tosin, il quale ha chiarito il senso dell’incontro, affermando che la parrocchia mette gratuitamente a disposizione le proprie strutture per tutti, senza alcuna discriminazione, ma proprio per questo e per i notevoli impegni economici sostenuti, si aspetta che vengano usate con rispetto.
Il vicario parrocchiale, don Stefano Grespan, ha poi informato di alcuni gravi episodi che hanno indotto la parrocchia a interdirne l’accesso e promuovere l’incontro. Don Stefano ha sottolineato che sarebbe sbagliato chiamarsi fuori, pensando che il proprio figlio sia estraneo a certi comportamenti, o che simili fatti accadano solo nelle grandi città. “Ciò che accade ogni giorno riguarda tutti, giovani e adulti - ha sottolineato -, perché viviamo un tempo che rischia di sfuggire di mano se famiglia, istituzioni e comunità, anziché costruire sinergie efficaci, si ritraggono o abbassano la guardia”.
L’assemblea, poi, si è divisa in una dozzina di gruppi, ciascuno guidato da due moderatori, per riflettere su due domande centrali: “Come adulto, quali sentimenti mi ha suscitato quanto appreso dai relatori?” e “In concreto, cosa si può fare per riaprire gli impianti in sicurezza?”.
I principali spunti emersi sono stati raccolti su cartelloni, che una commissione analizzerà e sintetizzerà per condividerli con tutti.
Dal confronto franco e aperto sono emerse molte proposte, alcune prevedibili, come garantire la presenza di adulti durante l’apertura degli impianti e coinvolgere i ragazzi nella gestione e vigilanza. Altre sono apparse più innovative: coinvolgere anche le famiglie straniere, aprire un tavolo con istituzioni e operatori di strada, formare gli assistenti educatori e promuovere occasioni di dialogo tra adulti e ragazzi, ecc. Diverse persone, inoltre, si sono rese disponibili a presidiare a turno le attività per scoraggiare comportamenti scorretti.
Per i genitori, educare i figli richiede tempo, energie, rinunce e sacrifici, soprattutto oggi, quando si rischia di lasciare questo compito ai social o a cattive compagnie. Da questo punto di vista, l’evento è stato sicuramente un successo.
Ha ricordato, infatti, che il percorso educativo nasce prima di tutto in famiglia, in sinergia con la scuola e con le altre istituzioni, senza deleghe ma con piena assunzione di responsabilità.