Nel suo messaggio per la Quaresima di quest’anno, papa Leone XIV invita ad ascoltare e a digiunare. Anzitutto...
Inviati a prenderci cura - XI domenica del Tempo ordinario
Il mandato di Gesù ai discepoli - a postoli per agire come Lui
Abbiamo celebrato il compimento della Pasqua nella Pentecoste, che ci apre alla vita da risorti, la vita stessa di Dio-Trinità, nutrita dalla vita del corpo di Gesù il Signore, … tutte queste feste hanno il solo scopo di rimetterci in cammino nella quotidianità della nostra esistenza. E torniamo al “tempo di tutti i giorni”, il “tempo ordinario”, trama di giorni quotidiani di cui si intesse la storia nostra e del mondo.
L’agire di Gesù trasforma i discepoli in apostoli
Il brano proposto, con l’aggiunta del versetto che lo precede (Mt 9,35), ci chiama a confrontarci con l’agire quotidiano di Gesù e le sue conseguenze per chi sceglie di essergli discepolo. Gesù, con perseveranza, giorno dopo giorno, visita i luoghi dove abitano uomini e donne per annunciare con parole e opere che Dio sta realizzando ciò che aveva promesso e voluto fin dall’inizio: diventare nella storia dell’umanità presenza che salva e porta a compimento il dono di vita per ognuna per ognuno (e per il mondo intero).
E poiché Gesù si rende conto di quanto grande sia il bisogno di essere risanati/salvati in profondità presente nelle “folle” che sta incontrando, chiama i suoi discepoli prima di tutto a «pregare il Signore della messe», perché mandi «operai» a prendersene cura, come ha iniziato a fare lui, Gesù, Dio-salva. E poi fa dei suoi discepoli degli «inviati» (=apostoli) perché si facciano con lui responsabili di quelle genti «stanche e sfinite», demoralizzate ed estenuate, che non sanno trovare ciò di cui hanno davvero bisogno.
Capaci di “fare come lui”
E dà loro il suo stesso «potere» di salvare. Un «potere» necessario a far sperimentare a coloro dai quali andranno che davvero Dio sta generando vita nella loro vita: sta facendo cioè germogliare il Regno dei cieli nel pieno delle fatiche delle genti di questa terra. E’ «potere» necessario a farne spuntare i primi germogli: una vita che inizia a guarire dalle sue malattie, quelle del corpo e quelle del cuore, quelle personali e quelle dell’ambiente umano nel suo insieme. Una vita che ritrova speranza perfino di fronte alla morte. Una vita che viene liberata dal potere del male, che rovina incessantemente ogni nostro vivere e ogni nostro convivere, tra noi e nella casa comune del mondo.
Scegliere di esser discepoli, lasciarsi inviare da apostoli
Ecco, scegliere di diventare discepoli, cioè di credere in Gesù, vuol dire di conseguenza essere disponibili a lasciarsi mandare da lui a fare quello che lui stesso ha fatto (e continua a fare, anche attraverso di noi). Vuol dire non una vita che ci mette tranquilli perché abbiamo trovato un Dio che provvede a tutte le nostre necessità, ma lasciarsi mettere in movimento nelle relazioni con gli altri, negli incontri, nell’uscire ad annunciare, con gesti e parole, che Dio si sta prendendo cura di ogni uomo e donna e di tutta l’umanità. Chiede cioè di diventare corresponsabili con Gesù di gente smarrita, impedita da tanti mali (ingiustizie comprese) nello sperimentare una vita che valga davvero di essere vissuta.
E questa disponibilità a lasciarsi inviare, lungo i sentieri quotidiani della nostra storia personale e comunitaria, chiede immediatamente una condizione di credibilità: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». Siamo inviati a servire gli altri, non “a servirci degli altri”, perché «non c’è rapporto con Dio fuori dalla gratuità» (papa Francesco). Mandati ad annunciare una salvezza che è dono gratuito di Dio, non a vendere un biglietto per il paradiso intascandone intanto noi il prezzo… Infatti, non siamo noi i signori della messe: il Signore è lui, colui che semina, fa crescere, fa portare frutto. A noi, anche se la nostra fragile fede non genera miracoli, tocca il compito non di “vendere il raccolto”, ma di prenderci cura, con tutto l’amore che possiamo, di chi in molti modi è stanco e sfinito.
Inviati a tutti, proprio me, proprio noi
Da ricordare che l’invio limitato alle «pecore perdute della casa di Israele» diventerà già nel corso della vita di Gesù (Mt 25,21-28), e soprattutto nella sua Pasqua (Mt 28,18-20), esperienza allargata a «tutte le genti».
E questo invio e il compito che ne consegue si compie attraverso persone molto concrete e molto diverse tra loro, ognuna con un nome ed una storia propri, com’è accaduto per i primi dodici, ad indicare il valore e i limiti di ciascuno, fino al rischio di abbandono e tradimento. Proprio a costoro, e quindi proprio a noi, il Signore della messe si fida di affidare il potere di aver cura, di amare e risanare, insieme con lui, coloro che lui ama, cioè tutti i figli e le figlie da lui ha creati.
XI domenica del t.o. Il mandato di Gesù ai discepoli - apostoli per agire come Lui
LA SCHEDA
Le dodici colonne della chiesa di San NicolòDodici colonne come dodici sono gli apostoli, un simbolo che ritroviamo in molte chiese, per ricordarci che la comunità dei credenti parte dall’esperienza vissuta da queste persone (delle quali conosciamo pochissimo) attorno a Gesù di Nazaret; inizio di quel legame fondamentale che da loro arriva ininterrottamente fino a noi e che congiunge la Chiesa a Cristo.



