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“Non possiamo tacere, non restiamo a guardare”: appello per la pace del Comitato nazionale delle Settimane sociali
“Il futuro del nostro Paese e della comunità internazionale si decide adesso. Nelle scelte che compiamo. Nel coraggio che avremo. Nella responsabilità che sapremo assumerci. Perché il destino degli altri non è separato dal nostro: è il nostro”. Assistiamo attoniti – e insieme indignati – a un’escalation che ha superato ogni limite. Le parole diventano armi, le minacce si fanno programma, la violenza si rovescia sui corpi più indifesi. I bombardamenti non risparmiano più nessuno: colpiscono i civili, i bambini, le donne, gli anziani. Colpiscono le case, i villaggi, la possibilità stessa di vivere.
E allora chiediamo, con forza: può il Presidente della nazione più potente del mondo minacciare la distruzione di un’intera civiltà? Può un esercito continuare a bombardare Gaza, il Libano, infliggendo una punizione collettiva che assume tratti inaccettabili e disumani? Può un altro Presidente continuare a bombardare ancora dopo 50 interminabili mesi la popolazione di un Paese europeo sovrano? Possiamo restare a guardare mentre interi Paesi vengono spinti verso il collasso, mentre economie crollano e milioni di persone vengono trascinate nella disperazione e nella povertà? E possiamo tacere – possiamo davvero tacere – di fronte all’uso blasfemo della fede, piegata a giustificare interessi, potere, dominio? No. Non possiamo. Non dobbiamo.
Come Comitato delle Settimane Sociali, ci uniamo con decisione a tutte le voci che invocano la pace in questo tempo ferito. Non una pace generica, non una pace rinviata: pace subito. Pace in Iran. Pace in Medio Oriente. Pace in Ucraina. Pace in Sud Sudan. Pace ovunque la guerra avanza, trasformando il mondo in un campo di macerie, in una guerra mondiale a pezzi che nessuno può pensare di evitare.
Chiediamo al nostro governo, alla nostra diplomazia, un’assunzione di responsabilità piena, immediata, visibile: condannare senza esitazioni la barbarie, agire senza ambiguità, pretendere un cessate il fuoco reale, verificato, rispettato, duraturo. Ogni giorno che passa senza azione è un giorno di complicità.
La guerra non è un destino: è una scelta. E oggi è una scelta che ricade su tutti noi. I suoi costi sono incalcolabili, ma il peso cade sempre sugli stessi: i poveri, i fragili, chi non ha voce. La guerra distrugge il dialogo, alimenta odio, semina paura. Cancella diritti, restringe libertà, consuma il futuro. Devasta la terra, inquina la biosfera, lascia dietro di sé solo rovine. La guerra uccide. E quando non uccide, condanna. Giorno dopo giorno, pezzo dopo pezzo, sta distruggendo la possibilità stessa di un futuro di pace e di convivenza, di possibilità per tutti. Per questo il nostro appello è netto, urgente, non rinviabile: fermatevi. Fermate le armi. Fermate la spirale della violenza prima che divori tutto. Restituite dignità alla parola, forza alla diplomazia, centralità alla vita umana.
Il futuro del nostro Paese e della comunità internazionale si decide adesso. Nelle scelte che compiamo. Nel coraggio che avremo. Nella responsabilità che sapremo assumerci. Perché il destino degli altri non è separato dal nostro: è il nostro. (Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici in Italia)



