Scuola e violenza
Sul piano educativo ci si trova, spesso, disarmati perché se la violenza minorile sta...
Un’assemblea sinodale che conclude quattro anni di lavoro di migliaia di persone tra parrocchie, collaborazioni pastorali, diocesi e livello nazionale non può che essere carica di aspettative. Il percorso (due anni di ascolto nella fase narrativa, un anno nella fase sapienziale per discernere alcuni orientamenti e un anno profetico per fare alcune scelte) è stato veramente un’esperienza sinodale; e quest’ultima assemblea è stata, in questo senso, una cartina tornasole: fatta di ascolto a oltranza (dello Spirito e tra noi); di riconoscimento delle differenze; di disponibilità ad abitare le tensioni; di confronto nutrito di umiltà, parresìa, fermezza; di decisioni sulle quali, prima dell’assemblea, nessuno avrebbe scommesso. Tutti i quasi mille delegati hanno ricevuto le 51 proposizioni conclusive da votare due giorni prima dell’assemblea; troppo asciutte e povere le proposizioni, troppo breve il tempo per valutare; due errori di metodo che hanno impoverito quattro anni di lavoro. E l’assemblea li ha rilevati con chiarezza e franchezza, senza accuse: gli oltre 50 interventi, pur con lievi differenze, hanno contribuito a dare forma alla seguente considerazione: le proposizioni, per contenuto, per stile (e anche per il metodo di lavoro dell’ultimo mese, senza il coinvolgimento del Comitato nazionale) sono lacunose e non rendono giustizia alla bellezza, all’articolazione e alla pluralità del lavoro di questo quattri anni. La critica è strutturale. Una lettura di superficie di ciò che è successo potrebbe far pensare alla “rivolta” di un’assemblea “ribelle” (come apparso in alcuni titoli di giornali)... Confrontandoci fra noi delegati/e e con molti degli altri presenti, la percezione è stata molto diversa: gli interventi, nel contenuto e nel modo, sono stati perlopiù costruttivi, carichi di un senso di appartenenza per tutto quanto prodotto e accaduto in questi anni, desiderosi che la conclusione di questo percorso fosse nutritiva per la Chiesa tutta; nessun nemico, nessuna rivendicazione, nessuna ribellione (contro chi poi? Eravamo tutti lì, laiche/i, consacrate/i, presbiteri, vescovi, insieme a riflettere e a confrontarci in assemblea e in gruppi di lavoro...), ma solo il desiderio di continuare a camminare insieme in ascolto dello Spirito, una vera e bella esperienza sinodale. Fin da subito si è percepito che il percorso doveva essere cambiato. I lavori di gruppo (in due sessioni) hanno confermato la debolezza delle proposizioni e l’esigenza di un necessario cambio di passo. La Presidenza del Cammino sinodale e, subito dopo, il Comitato episcopale permanente della Cei hanno preso atto di quanto emerso e hanno preso la decisione di rinviare la votazione a una prossima assemblea (25 ottobre), rinviando così anche l’Assemblea generale dei Vescovi di maggio e dando mandato al Comitato nazionale di elaborare un’ulteriore proposta che tenga conto di quanto emerso in quei giorni. La decisione è stata accolta dall’assemblea con gioia e con la consapevolezza di far parte di una Chiesa che non evita i problemi, che non difende posizioni, ma che è aperta al cambiamento, alla vita, al soffio dello Spirito. Come membro del Comitato nazionale sento ora una grande responsabilità, ma anche un desiderio di contribuire nei prossimi mesi a dare forma a una sintesi conclusiva più aderente al sentire dell’assemblea e che possa stimolare il radicamento di uno stile sinodale e missionario nella nostra e in tutte le chiese locali.