Scuola e violenza
Sul piano educativo ci si trova, spesso, disarmati perché se la violenza minorile sta...
Nell’attuale, complesso geopolitico, l’Europa appare in difficoltà. Ma dipende dai Paesi che fanno parte dell’Unione europea, dalle loro scelte politiche, avere un futuro. “Io l’ho studiata perché ci credo, e spero che questo sia possibile”, ha detto padre Giuseppe Riggio, gesuita e direttore della rivista “Aggiornamenti sociali”, intervenuto, ad Asolo, nella sede della Cna, al primo incontro dei Dialoghi di maggio promossi dall’Azione cattolica del vicariato, sul tema “Armati di pace”. Padre Riggio, che nel suo percorso si è laureato in Giurisprudenza specializzandosi in Diritto ed economia dell’Unione europea, ha insistito sul ruolo che il nostro Continente può svolgere, affrontando il tema: “Geopolitica e pace: sfide globali, responsabilità locali”.
In fondo, l’Europa sembra essere l’unico contesto nel quale il rapporto tra gli Stati è inteso come multilateralismo, in coerenza con quanto scriveva Luigi Einaudi nel 1918: “Uno Stato bastevole a se stesso è frutto dell’immaginazione”. Una convinzione rafforzata dal tragico bilancio delle due Guerre mondiali. Il problema è che oggi, ha insistito padre Riggio, non basta richiamarsi alle ragioni ideali che nel dopoguerra spinsero i “padri fondatori” ad avviare l’esperienza dell’unità europea. Come afferma spesso Romano Prodi, “l’Europa è un pane cotto a metà”. E il direttore di Aggiornamenti sociali ha aggiunto: “Bisogna decidere se metterlo nel forno e proseguire nella cottura, perché un pane mezzo cotto non può resistere a lungo”.
Uno degli esempi di politica europea “mancata” è un programma unitario di difesa, che Alcide De Gasperi tentò di avviare, fallendo nell’obiettivo. L’attuale piano “Rearm Europe resta una cosa ben diversa, perché ogni Stato resta padrone delle sue armi e della sua Difesa, con sistemi diversi tra di loro. Tra l’altro, poche di queste armi sono prodotte in Europa, la gran parte le compriamo dagli americani”.
Fuori dal nostro Continente, i rapporti sono sempre più regolati non dalla logica del limite, del diritto internazionale, ma da quello della forza. “Attenzione - ha ammonito il relatore -. Donald Trump non è la ragione di quanto sta accadendo, è semmai un acceleratore, a causa del suo stile”. E nel mondo ci sono molte novità, a partire dalla crescente importanza dei cosiddetti Paesi Brics: ai cinque fondatori (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) se ne sono aggiunti altri, arrivando a 11 e a un peso economico del 35% del pianeta, contro il 30% del “blocco occidentale”.