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Ville venete: il turismo passa anche di qua

Parla Alberto Passi, proprietario della dimora del Seicento a Carbonera

“Non è che io arricchisca grazie a questa villa: la mantengo. Ma mantenendola non solo ne conservo la storia e la preservo dal degrado: creo anche un legame con il territorio che fa bene al territorio stesso, oltre che a me. Si crea lavoro, tanto che chi viene in visita qui, durante la settimana, vede giardinieri, falegnami, idraulici, elettricisti..., perché questo è un cantiere permanente e continuo. Eppure di 4 mila ville antiche che esistono fra Veneto e Friuli Venezia Giulia, saranno appena una cinquantina quelle che riescono a sostenersi in questo o in modi simili; ma finché la dimora storica non diventerà in sé una destinazione turistica sarà ben difficile conservarne di più”.

Alberto Passi sta parlando con entusiasmo della sua villa a Carbonera, a pochi chilometri da Treviso: “Quando inizio - dice - andrei avanti per ore”. Quello della sua famiglia è un edificio seicentesco, imponente ed elegante, nel contesto di un paesaggio splendido, che una delle casate più nobili e importanti di Venezia - i Tiepolo - volle costruire quando la Serenissima volse il suo sguardo verso la terraferma, dopo la scoperta dell'America e il conseguente spostamento del baricentro del mondo. Da quel momento anche per Venezia la campagna diventò interessante, in primo luogo per produrvi ricchezza.

Almorò Tiepolo, procuratore di San Marco e senatore della Repubblica, per farsi una dimora scelse un luogo lievemente sopraelevato, probabilmente un castelliere paleoveneto, cioè un luogo predominante in cui era stato realizzato un villaggio fortificato. Non lasciò nulla al caso nell'orientare la costruzione, tanto che se si tira una linea retta che congiunge il ponte di Rialto e il centro di Cortina, in mezzo si trova proprio il palazzo di Carbonera.

Poi, per via di matrimoni (non di cessione economica) la proprietà passò da un ramo all'altro dei Tiepolo, per poi giungere alla famiglia Valier e per approdare, a metà dell'Ottocento, ai conti Passi de Preposulo, i cui discendenti ancora oggi gestiscono e abitano la proprietà e, soprattutto con Alberto, a partire dagli anni '90, sono apripista di un nuovo ed efficace modello di conservazione e valorizzazione.

Visite libere o guidate tutto l'anno, foresteria, ospitalità di eventi, vendita di alcuni prodotti realizzati nei quaranta ettari di proprietà (prosecco, conserve e marmellate...): ecco alcuni ingredienti di una formula che garantisce più vantaggi. Il primo è la conservazione del bene: la villa e il giardino si presentano luminosi, ordinati, puliti... Il secondo è la sostenibilità economica, per cui ci sono ricavi che garantiscono la manutenzione del bene e si riesce a far lavorare e stipendiare una ventina di persone. Poi, c'è il vantaggio ambientale, perché il territorio tutt’attorno alla villa riceve attenzioni e cure e mantiene le sue caratteristiche antiche: le tradizionali siepi, solo per fare un esempio. Inoltre c'è il vantaggio culturale, perché un'architettura insigne e tutti i beni mobili che contiene vengono custoditi e manutenuti adeguatamente. E quel che più conta è che si aggiunge qualità alla vita.

Insomma, mettendo insieme conservazione della storia, economia agricola e turismo, si preserva e valorizza il territorio: questa è la filosofia di Alberto Passi e della sua famiglia, che continua a dare lustro alla villa di Carbonera.

E il futuro? “Far crescere questa logica - sostiene Alberto Passi -. La visita a 24 castelli della Loira sostiene l'economia di quella regione, produce 7-8 milioni di visitatori l'anno e genera un miliardo di fatturato. Se qui da noi, invece, si va da un tour operator, quello dirà che sì, c'è una villa da visitare, ma finisce lì. Non c'è ancora l'idea delle dimore storiche come destinazione turistica: è un percorso tutto da sviluppare”.

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