Scuola e violenza
Sul piano educativo ci si trova, spesso, disarmati perché se la violenza minorile sta...
La reazione è stata immediata: martedì 12 maggio c’è stato uno sciopero dei dipendenti del Gruppo di 8 ore e un presidio organizzato dalle RSU di fronte allo stabilimento di Susegana dalle ore 4:30 del mattino alle ore 16.
“La crisi del settore non lasciava presupporre un pesantissimo piano di ristrutturazione come quello che è stato presentato dall’azienda - commenta amaramente Manuel Moretto, segretario generale della FIOM CGIL di Treviso -. L’annunciato taglio occupazionale apre a una forte preoccupazione anche per quello che si potrebbe leggere come un segnale di disinvestimento produttivo di Electrolux, una tra le maggiori realtà produttive in provincia, a Susegana, tradendo il progetto da oltre cento milioni di euro avviato neppure tre anni fa”.
Da qui la decisione di un incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy: “Serve subito un intervento del Governo perché nei territori non vengano falcidiati i posti di lavoro, le professionalità e le prospettive produttive - conclude Manuel Moretto -, perché per affrontare la crisi generale del comparto si prevedano immediatamente investimenti e azioni di rilancio industriale”.
Il colpo più forte, nota inoltre Paolo Benvegnù, responsabile nazionale lavoro di Rifondazione Comunista, è quello della chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi nelle Marche. Saranno di nuovo lavoratrici e lavoratori, dunque, ad accusare il colpo del calo dei profitti e dei consumi, nonché della concorrenza asiatica. “Si prepara una lunga e dura vertenza a cui come rifondazione comunista daremo il nostro sostegno concreto, come già è accaduto in passato, alle operaie e agli operai in lotta per difendere il loro posto di lavoro, il reddito che gli permette di vivere e il futuro dell’ industria nel nostro Paese”.
Non si sono fatte attendere nemmeno le reazioni da parte di Confartigianato Imprese Veneto, che esprime forte preoccupazione tanto per gli esuberi quanto sul trasferimento di parte della produzione in Polonia. “Quando si interviene con tagli di queste dimensioni – commenta infatti Nerio Dalla Vecchia, presidente della Federazione Meccanica di Confartigianato Imprese Veneto – non si colpisce soltanto l’occupazione diretta dell’azienda, ma tutta la filiera del bianco che ruota attorno alla produzione degli elettrodomestici. A pagare il prezzo più alto non saranno soltanto i lavoratori ma anche le centinaia di maestranze che vivono dell’indotto: aziende della componentistica, della logistica, dei servizi, fornitori storici che da decenni hanno costruito attorno all’elettrodomestico una filiera produttiva fra le più importanti d’Italia”.
“La crisi che sta attraversando il settore europeo degli elettrodomestici – prosegue Dalla Vecchia – impone una riflessione più ampia sulla competitività industriale del continente. Le imprese europee scontano costi dell’energia, dell’acciaio e del lavoro molto più elevati rispetto ai competitor internazionali, con la Cina in testa. Senza una politica industriale europea capace di sostenere manifattura e filiere strategiche, il rischio è assistere a un progressivo impoverimento del nostro sistema produttivo”.