giovedì, 12 marzo 2026
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Allarme di Confartigianato, in Veneto “l’export è in affanno”

Contrariamente agli anni precedenti questa volta il crollo delle esportazioni è verso i paesi Extra Ue (-4%) perché con l’Europa gli scambi tengono (+1,4%). Resta centrale il nodo dell’energia

Export in affanno in Veneto. Il trend in discesa della Regione si mantiene costante, a dimostrarlo i dati Istat pubblicati in mattinata che fotografano l’andamento dell’ultimo anno. Dopo il picco del 2022 (quasi 80 miliardi di export per il veneto, possibile rimbalzo post pandemia), è iniziata la caduta che porta il Veneto a registrare ancora una volta il segno negativo: -0,9 % rispetto all’anno precedente (-2,7% sul 2023) nonostante nel 2025, l’Istat rilevi una crescita dell’export nazionale in valore del 3,3%. L’aumento delle esportazioni è marcato per il Centro (+13,2%), più contenuto per il Sud (+3,2%), il Nord-ovest (+2,3%) e il Nord-est (+2,0%), ma il confronto con il vicino Friuli-Venezia Giulia (+17,8%) è d’obbligo. Per il Friuli Venezia Giulia il raddoppio è segnato dalla voce “Altri mezzi di Trasporto”, con la cantieristica navale e “mobili e arredo”. Vanno meglio anche i due principali competitor del Veneto, la Lombardia segna un + 1,8% , mentre Emilia Romagna + 0,7%, il distacco di accentua, pur mantenendo sempre il Veneto il terzo posto per export in Italia con un valore di 77, 3 miliardi (12,6% contro il 13,4% di Emilia Romagna e il 26,5% di Lombardia).

Contrariamente agli anni precedenti questa volta il crollo delle esportazioni è verso i paesi Extra Ue (-4%) perché con l’Europa gli scambi tengono (+1,4%). In Germania il Veneto esporta beni per 10 miliardi di euro, sul 2024 c’è una lieve ripresa (+0,5%), con la Francia sale a 8,8 miliardi (+ 1,4%), bene anche la Spagna con cui le esportazioni venete sono cresciute del 6%. (4,2 mld). Si conferma la flessione dell’export verso gli Stati Uniti il cui valore di beni esportati scende a 6,7 mld (-6,5%), Regno Unito (-15,9%) e Cina (-11,5%). Ottime le performance del Veneto in Polonia (+7,3%), il valore di beni arriva a supere i 3 miliardi e verso gli Emirati Arabi (+15,7%), a sorpresa in flessione l’interscambio con la Turchia, l’export perde l’8,6%. Nuovo exploit del Veneto verso l’India che da quest’anno rientra tra i primi 25 Paesi per export con il Veneto (+26%).

A fine 2025 l’export Veneto con i paesi del Medio Oriente pesa 4,3%, si attesta a 3,3 miliardi ed è in crescita di + 1,3% sul 2024. (NB secondo la classificazione Istat comprende: Emirati Arabi, Armenia, Arabia Saudita, Georgia, Israele, Qatar, Iraq, Iran, Siria, Palestina , Yemen, Giordania, Libano, Kuwait, Azerbaigian, Bahrein, Oman).

Sul fronte della dinamica delle esportazioni manifatturiere pesa la flessione del comparto articoli in pelle, accessori e calzature (-6,9%, l’abbigliamento tiene), mobili e arredo (-4,5%) altre industrie manifatturiere, -1,1% (tengono i preziosi ma flettono le forniture medico dentistiche), -0,2% per le apparecchiature elettriche -3,7% prodotti della metallurgia. Bene, invece, l’export di apparecchiature e macchinari (+1,5%), mentre i prodotti alimentari (+7,9%) non sembrano conoscere crisi.

«I dati sull’export ci ricordano che competere sui mercati internazionali significa convivere con cicli e cambiamenti continui - chiarisce Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto - le imprese artigiane devono rafforzare sempre di più una vera cultura del mercato globale: nessun mercato è acquisito per sempre e ciò che oggi cresce domani può rallentare. La ripresa degli scambi con i partner dell’Unione europea è un segnale positivo, perché il mercato europeo resta il primo spazio naturale per le nostre imprese. Allo stesso tempo è fondamentale presidiare più fronti e continuare a esplorare nuove destinazioni commerciali, senza timore di guardare a economie emergenti come India, Messico e Indonesia. Resta però centrale il tema dell’energia: per molte lavorazioni artigiane il gas non è solo un costo, ma un fattore strutturale del processo produttivo, e senza una strategia sul prezzo dell’energia il rischio è di indebolire intere filiere manifatturiere del Veneto. Edilizia con l’alluminio, artistico, meccanica sono filiere che dipendono da materie prime che il Veneto per la maggior parte importa – conclude Boschetto - e quando il gas aumenta improvvisamente, il margine delle imprese viene eroso immediatamente, perché i prezzi di vendita non possono adeguarsi con la stessa velocità».

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