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Arti&mestieri/14. Dal Pin, barbiere da tre generazioni in centro a Nervesa

Una barberia senza tempo
26/03/2026

No, non ci sono insegne luminose, vetrine che strizzano l’occhio, né poltrone di tendenza: soltanto la scritta “barbiere” sulla parete, che, pur ritoccata più e più volte, all’ombra del municipio di Nervesa della Battaglia osserva la piazza dal 1929, da quando Eliseo Dal Pin, figlio di barbiere, ragazzo del ’99 e cavaliere di Vittorio Veneto, da oltre la statale che transita sul vecchio ponte, trasferisce l’attività nella nuova casa.

È il 1929: il piccolo Angelo, di appena un anno, strilla, fa i capricci, sgambetta. Il padre Eliseo, lasciatosi prendere dalla fantasia, lo immagina già grande in bottega, anche con un pargolo, ad aggiustare barbe e capelli, ad affilare rasoi sulla striscia di cuoio: volesse il cielo! E così sarà. Barbiere il bisnonno, il nonno, il padre e oggi barbiere lui, Lorenzo Dal Pin, 62 anni.

“Vuoi esercitare qua oppure andare in fabbrica?”, gli chiede suo padre Angelo a bruciapelo. Tredici anni appena compiuti.

Addio al bighellonare con la combriccola, addio ai pomeriggi estivi sulla spiaggetta del Piave. Lorenzo è arrivato al bivio: la segnaletica è chiara e lui, con l’entusiasmo sotto zero, sceglie il lavoro del padre. Cancellate le agognate vacanze, inizia l’apprendistato da una parente a Follina. Il ragazzino, in un bell’anno e mezzo, impara così l’abc del mestiere, scopre che non è granché male, anzi sarebbe per lui cosa buona frequentare una scuola professionale: ne sono convinti i genitori, approvano le zie Lucia e Mafalda, “barbiere” anche loro. Le qualità del giovane emergono, tanto che a 17 anni è a bottega da Luigi Povegliano, a Paderno di Ponzano, primo campione provinciale della categoria. Il dado è tratto: nel 1990 il campione è Lorenzo, 25enne.

Quando il padre gli lascia carta bianca, il giovanotto non stravolge la barberia, fa tesoro delle poltrone anni ‘60, delle sedie, restaura e lascia tutto intatto, compreso il cavallino per i bambini.

Va orgoglioso degli attestati ottenuti dal nonno, dal papà e da lui stesso. E se l’insegna non si illumina, splendono l’acciaio dell’arredo, il legno delle mensole e la ceramica dei lavandini, avvampa la fiamma nella stufa, brillano gli occhi di Lorenzo, colmi di passione per quel lavoro nel quale si era imbarcato di malavoglia da adolescente.

Chiusi tutti gli altri negozi di paese

Oggi parla del suo paese con una vena di amaro: cancellati i due cinema Astra e Splendor; non sono rimasti nemmeno i muri dell’osteria di Ida Calcagnotto, dove, negli anni ’60 si ballava, chiusa la merceria da “Pettenin”, l’albergo Montello è sprangato e si è tolto di torno anche il negozio di abbigliamento, là dove le ragazze compravano il corredo a rate: piazza pulita, tanto per dirla con il titolo di una trasmissione televisiva. Ma c’è il barbiere a rendere un servizio, a discutere con i clienti adattando gli argomenti all’età, alla professione e ai temi caldi del momento. Gossip arguto, anche se le discussioni a volte diventano una fiumana, perché Lorenzo ama il confronto con chi la pensa diversamente.

Con le forbici in una mano a tosare l’aria, il pettine nell’altra a districare i concetti, si infervora: per l’avventore l’argomentare si fa duro quanto attraversare una palude saltando su pietre aguzze. Il taglio pare non avere fine, ma Lorenzo sa quando iniziare una conversazione e quando lavorare in silenzio. A volte il cliente gli confida le proprie angosce, altre è il barbiere a intuire da subito che l’ospite ha la nuvola del mutismo. Se gli adulti raccontano, i giovani tacciono, spesso lasciano il cellulare per ascoltare. E con loro la materia è quasi sempre la storia, ignorata pressoché del tutto.

È incredibile, dice, che la maggioranza dei ragazzi non conosca fatti, cause e nessi, che sia incuriosita soltanto dal controllo dei social, dalla musica e, di tanto in tanto, dagli eventi sportivi.

Pausa, e di nuovo si lascia vincere dai ricordi: le visite del dottor Giuliano Caponi, fondatore di Nervesa Moda Uomo, a volte anche a tarda ora, se una cerimonia lo esigeva. E, nell’ultimo brandello di tempo dell’imprenditore, in ospedale arrivava Lorenzo, per sistemare capelli e barba, così come ha fatto con il generale Borsi di Parma, suo dirimpettaio. Due nomi accostati a molti altri, a Ugo, già aiutante di papà, oppure a Luciano, collega che esercitava qualche chilometro più in là, dal quale si è sempre recato durante la malattia, ma ecco varcare l’uscio mamma Rosina a dargli man forte nel riportare in vita il paese perduto.

A casa di chi non può andare in negozio

Lorenzo non lavora soltanto tra le proprie mura: si trasferisce nelle case di anziani e ammalati, lo fa con il cuore. Taglia i capelli a tutti: i suoi, però, non si toccano con le forbici e tantomeno con la tinta, che, anche a scapito dei propri interessi, sconsiglia, pur accontentando comunque il desiderio di chi vuole cambiare look.

Questa barberia, custode del tempo, non passerà nelle mani del figlio che ha preferito l’università e una carriera altrove.

“Ma io - afferma Lorenzo - la lascio qua, così com’è. Deciderà lui”.

Già, perché “del doman non v’è certezza” ed è saggio non mangiare tutto il grano.

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