Certo è che nessun capo di Stato ha mai osato tanto.
Il Papa ha denunciato quel delirio di onnipotenza...
Va verso l’azzurro del cielo la strada che fila via nello smeraldo di prati, tra i petali di biancospino a velo sull’erba novella. Un uomo stacca le mani dai tralci del vigneto e muove i passi verso la capezzagna. Scusi: il borgo e il negozio di alimentari? “Da Tonin? A destra a sinistra, al bivio, di qua... poi di là”. Qualche curva, l’incrocio insidioso, dietrofront, via Giorgione, un’imprecazione soft ed ecco il gatto dall’aria tediata accanto alla bottega De Marchi in un colmello di Selva del Montello. E Tonin? “È un nome - attacca Anna, anima dell’attività con la sorella Giuliana - legato ai primi del 1900, quando il casoin e l’osteria avevano sede nella stessa casa qui a fianco, quando le famiglie del borgo stringono i cordoni della borsa per non spendere le ultime lire”. Tonin è il garzone della bottegaia nel minuscolo esercizio che basta e avanza per le esigenze della borgata quasi autosufficiente: pollame, uova, latte, verdure, frutta e il pane sono di produzione propria. Ben presto Tonin rileva il negozio con l’entusiasmo di chi ha scoperto la chiave di quel regno minuscolo. Ma il tempo non resta fermo, la lista della spesa si allunga e così, affiancato dal nipote Rino, classe 1931, trasferisce la bottega in una stanza più ampia e, poi, in un’altra più grande ancora nella stessa casa, accanto all’osteria dove si animano le voci dei giocatori di carte e il profumo di tabacco galleggia nell’aria. E lui si muove avanti e indietro, con la sicurezza di chi ormai sa fare i conti, senza togliere la matita da dietro l’orecchio. Alla fine, quando zio Tonin è in là con gli anni, Rino, il papà di Anna e Giuliana, decide, insieme alla moglie Teresina, di costruirsi una casa nello stesso cortile e assegnare il piano terra alla bottega ormai di sua proprietà. È il 1976. Un lusso simile non s’era mai visto in quella borgata abbozzata nel verde. Scaffali in luogo delle mensole, un banco da accarezzare con lo sguardo, e tanta di quella merce da far immaginare spese folli. E subito, in casa De Marchi risuonano i versetti di Lucia, la nuova arrivata che va a completare la famiglia accanto alle sorelle ormai grandicelle. Il feeling con la borgata è totale. Se i gorgheggi della bimba allargano il sorriso di tutti, il muggito delle vacche dà respiro alle famiglie contadine, anche se il latte consegnato al caseificio nei secchi lucidi di alluminio torna indietro sotto forma di formaggio invece di moneta contante, con buona pace per il debito segnato nel librone. Qualcuno propone di ridurlo con la vendita del formaggio al casoin. Rino accetta di buon grado: la sua attività assume così anche una funzione sociale. Accumula oggi e accumula domani, la stanza attrezzata ad hoc arriva a custodire fino a una ventina di belle forme da pulire, oliare, controllare ogni giorno, da far invecchiare e da vendere. Ma è la qualità del prodotto a prendere il vento e planare verso i paesi limitrofi e a far muovere le persone verso il colmello di Selva. E d’estate gli emigranti, di ritorno per le ferie, fanno scorta di quel buon formaggio dal profumo di casa: la bottega cresce, prende fiato insieme alle famiglie contadine che possono scontare il debito.
Nel 1990 Rino viene a mancare. Per Teresina è un periodo durissimo: si trova imbrigliata tra la bottega e le tre figlie da mandare a scuola. Stop per Giuliana, che interrompe le superiori e poco dopo è Anna a salutare l’università. Con il grembiule bianco affiancano la mamma e oggi sono ancora qua a tenere alto lo standard del negozio dove si trova davvero di tutto. Occhieggia il banco stracolmo di formaggi e salumi, ammiccano le sardine sotto sale, sì, proprio quelle che finivano a chili nell’ultracentenaria osteria Meneghin di Cusignana per le “bigolate” della vigilia di Natale e di Pasqua. Oggi il librone dei debiti è di sicuro finito in soffitta: invece no, confida Anna, è meno voluminoso, ma sempre attivo e alimentato anche da clienti non anziani. Lo dice con naturalezza. Cambia argomento la sorella Giuliana con un gran sorriso. Oggi le bocche si riempiono di delivery, consegna: il cosiddetto miracolo del progresso. Ebbene, il delivery loro lo fanno da sempre per quel senso di reciproco sostegno che tiene unita una comunità.
Le sorelle De Marchi, uniche mosche bianche ad alzare ancora le saracinesche, nonostante Amazon e compagnia cantante, festeggeranno in questo mese i cinquant’anni di attività nella sede attuale e gli oltre cento dalla nascita della bottega.