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Tre condanne e tre assoluzioni per la morte di Mattia Battistetti. Lo sconcerto di Cgil e Cisl

“Una sentenza che non rende giustizia né a Mattia né ai tanti, troppi lavoratori vittime di infortuni mortali sul lavoro”. Lo dichiarano Sara Pasqualin e Francesco Orrù, segretari generali di Cgil Treviso e Cisl Belluno Treviso, le due organizzazioni sindacali che si sono costituite parte civile nel processo per la morte di Mattia Battistetti, avvenuta il 29 aprile 2021 in un cantiere edile, e che erano presenti oggi, mercoledì 18 marzo, nell’aula del tribunale di Treviso al pronunciamento della sentenza.

Le due organizzazioni esprimono delusione e profonda amarezza per un verdetto definito “lieve” e che “avrebbe potuto rappresentare un segnale forte per rafforzare la cultura della sicurezza e ribadire con chiarezza il valore della vita nei luoghi di lavoro”.

“Attendiamo il dispositivo delle motivazioni della sentenza per comprendere fino in fondo le decisioni del giudice - sottolineano Pasqualin e Orrù -, ciò che amaramente risulta evidente a tutti è che non è stato riconosciuto il dramma vissuto dalla famiglia di Mattia né la gravità di quanto accaduto. Alla famiglia rinnoviamo la nostra vicinanza: continueremo a essere al loro fianco nei prossimi passi che vorranno intraprendere per ottenere giustizia”.

Il giudice, riconoscendo la legittimità della costituzione di parte civile delle organizzazioni sindacali e quindi la responsabilità penale di alcuni imputati, ha rinviato al giudice civile per la quantificazione dei danni subiti. Ha inoltre riconosciuto alle parti civili il rimborso delle spese legali.

Cgil e Cisl richiamano infine la necessità di un impegno concreto e non più rinviabile sulla sicurezza sul lavoro: “Ogni morte sul lavoro rappresenta una sconfitta per l’intero sistema. Servono più controlli, più prevenzione, più formazione e una responsabilità diffusa da parte di tutti i soggetti coinvolti. La sicurezza deve diventare una priorità assoluta, da cui non è possibile derogare”.

Rifondazione comunista: “Sentenza calpesta memoria”

“Una sentenza che lascia senza parole e che calpesta la memoria di chi è morto mentre lavorava”. Così Rifondazione Comunista commenta la decisione del Tribunale di Treviso che ha assolto gli imputati nel procedimento per la morte sul lavoro di Mattia Battistetti, è quanto dichiarano in una nota Stefano Mandelli e Paolo Benvegnù, rispettivamente segretario trevigiano del partito e il responsabile nazionale lavoro.

Si tratta di “una sconfitta per chi ogni giorno lotta per la sicurezza”, ricordando le mobilitazioni e le iniziative portate avanti per ottenere verità e giustizia non solo per Battistetti ma anche per “le tante e i tanti che muoiono ogni giorno a causa di precarietà, sfruttamento e perdita di diritti”, aggiungono gli esponenti di Rifondazione Comunista. Un pensiero pieno di affetto e vicinanza va alla famiglia di Mattia - Monica, Giuseppe, Anna e i nonni - che in questi anni ha mostrato una forza e una dignità straordinarie. La loro battaglia è diventata la battaglia di tutti noi, simbolo di amore, coraggio e giustizia. “Questa sentenza non chiude nulla: riapre una ferita e rilancia la lotta” che torna a chiedere l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro e una revisione delle norme sugli appalti,

La partecipazione di lavoratori e delegati sindacali in aula e al presidio davanti al tribunale conferma che “la battaglia per un lavoro sicuro è una battaglia di civiltà, concludono gli esponenti di Rifondazione Comunista.

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